Tre nuovi edifici, un parco e un’autorimessa sotterranea
Pubblicata la variante di Pr per il comparto centrale di via Jauch di fronte al governo: coinvolti nell’operazione Raiffeisen e Cassa pensioni cantonale
Di Marino Molinaro
Raiffeisen e Cassa pensioni del Cantone stanno approntando un investimento comune in via Jauch, di fronte alla residenza governativa. Pubblicata la variante di Piano regolatore.
Tre nuovi edifici con contenuti amministrativi, commerciali e residenziali; un nuovo parco pubblico di collegamento tra via Dogana e viale Franscini valorizzando gli spazi verdi esistenti, l’entrata ad arco e l’androne del vecchio palazzo; l’eliminazione dei 50 posteggi asfaltati a uso esclusivo di Cantone e Raiffeisen e realizzazione di un’autorimessa sotterranea con al massimo 119 stalli per le esigenze lavorative, bancarie e anche pubbliche del comparto e del centro città. Si articola su questi tre elementi l’ipotesi di lavoro di cui abbiamo scritto a due riprese nel marzo 2022 e nel marzo di quest’anno. Ora ecco i dettagli, contenuti nella variante di Piano regolatore sviluppata dal Municipio di Bellinzona per il perimetro di circa 3’700 metri quadrati compreso fra le centralissime strade di via Dogana, via Jauch e viale Franscini e comprendente i due mappali sui quali sorgono la Banca Raiffeisen (risalente al 1905, l’edificio in origine era la Banca popolare ticinese ed è già protetto quale bene culturale d’interesse cantonale) e lo stabile di metà ’800 sede degli Uffici del medico e del veterinario cantonali (la variante di Pr mira a inserirlo nella categoria dei beni soggetti a interventi conservativi). Due complessi molto diversi fra loro – per forma, disegno e utilizzo – affacciati sulla prospiciente residenza governativa costruita 70 anni fa e sede dei cinque dipartimenti.
C’era una volta il progetto Botta
In pubblicazione per un mese, la variante di Pr concepita dall’architetto Mauro Galfetti di Viganello ha conosciuto un iter complesso iniziato nel 2017 coinvolgendo i servizi cantonali e mettendo d’accordo i due proprietari dei fondi – la banca da una parte e l’istituto di previdenza del Cantone Ticino (Cassa pensioni cantonale) dall’altra – per poter giungere a una soluzione che li possa accomunare anche nella fase realizzativa. Il tutto sulle ceneri di una variante precedente, sviluppata a cavallo degli anni 80 e 90, che mirava a demolire la sede dell’Ufficio del medico cantonale, ritenuta allora non meritevole di conservazione, per essere sostituita da un grande, unico e moderno complesso governativo. Lo studio di fattibilità affidato nel 1990 a Mario Botta includeva, nel suo inconfondibile tratto architettonico, una nuova sede amministrativa cantonale, gli uffici necessari ai consiglieri di Stato, un attico per le riunioni dell’Esecutivo, un’autorimessa sotterranea e uffici per i dipartimenti; più spazi per l’accoglienza dei visitatori, sale di rappresentanza e una passerella sopraelevata di collegamento verso la dirimpettaia residenza governativa tutt’oggi usata come tale. Si pensava in grande, le vacche erano probabilmente ancora grasse e il governo approvò la variante a fine 1993. Ma non se ne fece nulla (ndr: nel documento ora in pubblicazione non figurano i motivi dell’abbandono, sebbene immaginabili considerato l’investimento prevedibile), prevalendo successivamente la conferma del vecchio vincolo di conservazione e valorizzazione dell’esistente, sfruttando i margini edificatori a ridosso del centro storico, sia in superficie sia sottoterra.
‘Diritti acquisiti e mai espressi’
La proposta odierna – si legge nei documenti pubblicati – tiene conto delle analisi urbanistiche fatte relative al centro storico e di altri fattori “con lo scopo di assicurare la sostenibilità della variante garantendo i diritti edificatori acquisiti e mai espressi”. L’edificio cantonale “fa parte del tessuto storico dell’edilizia privata borghese, matrice e motore dell’evoluzione urbana ottocentesca, senza fini celebrativi e monumentali ma rappresentativi di una classe sociale ed economica in ascesa”. Essendo “parte integrante e terminale del fronte stradale storico di via Dogana e facciata edilizia di relazione con Piazza Governo, va mantenuto e valorizzato nel suo aspetto”; l’angolo tra le vie Dogana e Jauch è peraltro caratterizzato da un arco con cancello che dà accesso al giardino “già presente all’epoca della fondazione della costruzione” e in quegli anni molto più vasto, poi man mano ridottosi. Lo stabile Raiffeisen “fa parte invece dell’edilizia eclettica di rappresentanza pubblica dal linguaggio monumentale d’Oltralpe che caratterizza l’espansione urbana su viale Franscini”; tra gli anni 60 e 70 “è andato distrutto anche il suo giardino all’italiana per essere sostituito dall’attuale posteggio”.
Via l’area parcheggio asfaltata
Con la variante di Pr e i progetti correlati la Città mira a “mantenere la permeabilità pedonale fra Piazza Governo, via Jauch e viale Franscini”. L’attuale piccolo blocco situato dietro l’edificio cantonale verrebbe smantellato e sostituito da “volumi semplici e ben definiti”. Parliamo di due corpi che, posizionati a U, uno di tre piani e l’altro di cinque, formerebbero una corte verde pedonale accessibile dall’arco d’ingresso “rafforzando la valenza urbana di spazio di raccordo”, il tutto racchiuso entro la cancellata storica presente su via Jauch. Un terzo nuovo edificio a cinque piani sorgerebbe dietro la banca, al posto del parcheggio, raggiungendo viale Franscini dov’è previsto l’imbocco dell’autorimessa sotterranea. Ne uscirebbe un “unico impianto edilizio di tre nuovi corpi con corti, percorsi porticati e giardini fruibili, in continuità con la tipologia edilizia dell’isolato storico ma in chiave contemporanea”. Fra l’altro lungo viale Franscini è previsto un “nuovo spazio fruibile” fra il Tribunale penale federale e il ristrutturando ex Pretorio.
Almeno 40 stalli pubblici su un totale massimo di 119
Essendo decaduta la necessità di funzioni pubbliche per le esigenze governative, il complesso edilizio come detto avrà contenuti misti “con possibilmente commercio ed esercizi pubblici al piano terra e uffici e amministrazione ai piani superiori, dov’è anche ammessa una componente residenziale”. L’autorimessa “in parte pubblica” ospiterebbe i posteggi “in base alle effettive superfici realizzate e relative destinazioni d’uso, in funzione dei calcoli imposti dal Pr”. Il fabbisogno di stalli a servizio del comparto “è di massimo 71, cui possono esserne aggiunti 48 per coprire il deficit di posteggi pubblici rilevato nel centro storico, in particolare nel comparto sud”. In ogni caso “un minimo di 40 posteggi pubblici saranno da realizzare con l’edificazione degli interventi privati”. Idealmente – viene specificato – un piano dell’autorimessa “è quindi da dedicare ai posteggi pubblici, da attuare contestualmente alla realizzazione delle nuove edificazioni nel comparto di progetto. Al momento della domanda di costruzione, saranno da stipulare specifici accordi tra i soggetti attuatori e il Comune sulla distribuzione in quota parte dei costi dell’opera, da approvare in Consiglio comunale tramite apposito messaggio per il relativo credito”.
Nessun effetto sulla contenibilità
Quanto al rischio di un eventuale eccesso edificatorio (tema ricorrente in Ticino), dalla variante in pubblicazione emerge infine che la stessa “non modifica il dimensionamento complessivo del Pr, non altera gli equilibri edificatori vigenti e non prevede un aumento delle potenzialità edificatorie relative ai due fondi, ma solo una differente ripartizione tra gli stessi”. Detto altrimenti, “nel rispetto dell’equilibrio del dimensionamento del Pr e del principio dello sviluppo centripeto di qualità degli insediamenti stabilito dalla Scheda 6 del Piano direttore cantonale, la proposta non eccede le quantità edificatorie previste, ponendosi in termini neutri nei confronti della contenibilità complessiva del Pr stesso”.
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