Nel quartiere è rottura col Municipio cittadino
Dimissionari 6 membri di comitato su 7. La presidente: ‘Nessuna risposta concreta su un abitante problematico che alimenta un clima d’insicurezza’
Di Marino Molinaro e Andrea Manna
Sei membri di comitato su sette dimissionari, di cui due per motivi familiari e professionali e quattro perché in rotta col Municipio di Bellinzona. E fra questi ultimi, sia la presidente sia il vicepresidente. C’è maretta a Gorduno nell’Associazione di quartiere attiva dal 2019. Motivo, la sensazione che l’Esecutivo cittadino non stia dando sufficientemente peso a un problema che si trascina da un anno e mezzo, ossia la presenza nel nucleo di un abitante che sta creando più di un grattacapo, tanto da essere oggetto di un’interpellanza leghista pendente dallo scorso settembre. Una situazione di stallo che ha indotto il comitato associativo a inviare questo lunedì una lettera raccomandata al Municipio. Un ‘aut aut’ in piena regola.
‘Ci sentiamo poco considerati’
Titolo della missiva: “Rinuncia a un sollecito per un nuovo mandato biennale da parte della maggioranza dei membri di comitato dell’Associazione di quartiere”, in vista della prossima assemblea ordinaria agendata l’11 marzo. Una rinuncia, si premette, decisa “a malincuore”. I quattro membri “precisano che il motivo principale è la poca considerazione del Municipio verso l’associazione e i suoi sforzi a favore della comunità”. Imputata è “la mancanza di riscontri su temi estremamente importanti e sui quali ha già avuto più volte l’occasione di confrontarsi con l’associazione, senza però portare soluzioni soddisfacenti”. A queste condizioni la maggioranza del comitato ritiene “di essere impossibilitata ad agire concretamente e nell’interesse dei cittadini”. Da qui l’invito ai municipali a presenziare all’assemblea “in modo da poter approfondire ulteriormente tali tematiche”. Le quali, come detto, si riassumono in una sola.
Il fermo, l’allontanamento e il ritorno a casa
«Quanto sta succedendo ormai dall’autunno 2024 ci preoccupa molto», chiarisce alla ‘Regione’ la presidente Wilma Rigoni citando «coltivazione di canapa in casa, spaccio di stupefacenti, giro di clienti e personaggi poco raccomandabili a tutte le ore del giorno e della notte. Ma anche urina gettata in strada e altri comportamenti inaccettabili per una piccola comunità come la nostra che merita ascolto e soluzioni. E invece niente, da Palazzo civico nessuna risposta alle nostre sollecitazioni». L’anno scorso, invero, la polizia era intervenuta prelevando il 35enne che aveva poi fatto rientro al domicilio (un appartamento non di sua proprietà) dopo qualche tempo: «Pensavamo che si fosse ‘tirato insieme’ e invece dopo una settimana di calma apparente ha ripreso a comportarsi come prima, facendoci ripiombare nel precedente clima d’insicurezza. Ci siamo perciò riattivati chiedendo una soluzione definitiva, invano. Ora eccoci qui, dimissionari». La critica, specifica Wilma Rigoni, non è rivolta al Servizio quartieri «che è sempre molto attento alle nostre sollecitazioni». Nel mirino «esclusivamente il silenzio municipale».
Domande leghiste inevase dopo sei mesi
L’interpellanza leghista, ricordiamo, parla anche di “intrusioni nelle abitazioni private, furti nella bottega del paese e altri atti di violenza e intimidazione in spazi pubblici, a pochi passi dalle scuole, dai servizi essenziali e dalle abitazioni di famiglie e anziani spesso soli. Malgrado le diverse sollecitazioni alla Polizia comunale, al momento le autorità cittadine si dimostrano incapaci di intervenire efficacemente”. E questo “nonostante le ripetute segnalazioni, sia formali, come quelle dell’Associazione di quartiere, sia spontanee da parte di cittadini”. Insomma “l’atteggiamento del Municipio non è stato né reattivo né concreto nel sostenere la popolazione locale”. Da qui una serie di domande volte a capire “quali misure urgenti intende adottare il Municipio per ripristinare il quieto vivere e la sicurezza nel quartiere” e “come garantirà che i servizi comunali coinvolti agiscano in modo coordinato, professionale e con reale efficacia nell’intento anche di aiutare la persona con tali problematiche”. Domande che attendono una risposta da ormai sei mesi, visto che in occasione delle ultime sedute di Consiglio comunale per una ragione o l’altra l’Esecutivo non si è espresso. Dal canto loro i consiglieri comunali leghisti si sono rifiutati di trasformare l’interpellanza in interrogazione (che prevede la risposta scritta e non orale durante una seduta di Cc) preferendo poterla ascoltare direttamente dal sindaco Mario Branda o dal capodicastero Sicurezza Mauro Minotti (leghista pure lui) e commentarla in sala.
BELLINZONA E VALLI
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2026-02-12T08:00:00.0000000Z
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