Castaneda osserva ‘ma senza preconcetti’
Il sindaco Attilio Savioni: ‘L’adesione al Parco è probabile. Per lo studio sulla fusione avevamo chiesto un rinvio di un paio d’anni, ma l’interesse c’è’
di Sebastiano Storelli
Castaneda lancia segnali concilianti verso il resto della valle Calanca. Chiamatosi fuori sia dal Parco naturale regionale, sia dall’iniziativa formalizzata nei giorni scorsi per uno studio di fattibilità sull’aggregazione dei Comuni calanchini, il paese ai piedi della valle ammette per bocca del suo sindaco, Attilio Savioni, di guardare con interesse a entrambe le iniziative. In particolare quella legata al Parco sembra poter sfociare in un’adesione nel 2028, dopo i primi quattro anni trascorsi alla finestra: «Al momento siamo tutti seduti attorno al tavolo delle discussioni. Prossimamente avremo un ulteriore incontro con il presidente del Parco, Graziano Zanardi, per affinare i dettagli, con l’auspicio di un’adesione che dovrebbe rivelarsi favorevole per entrambe le parti e che, tra l’altro, permetterà di richiedere maggiori contributi. E questo potrà essere utile per quanto attiene alla progettazione di nuove iniziative sul territorio, perché finora nel Parco di grandi progetti non se ne sono visti. Oltre all’Ufficio, occorre che sul terreno vi siano segni tangibili di attività, non è sufficiente apporre il timbro del Parco su feste tradizionali che avrebbero comunque luogo. Occorre qualcosa di più, perché se il lavoro del Parco si limitasse a quello, allora non mi troverebbe d’accordo. Ad ogni modo, lo ribadisco, in linea di massima Castaneda è intenzionata a aderire; i tempi tecnici verranno decisi nel corso delle prossime riunioni».
‘Precedenza alla riversione della Calancasca’
Ma veniamo al tema più incalzante. Lunedì scorso i Comuni di Buseno, Calanca, Santa Maria e Rossa hanno creato la Commissione fusione valle Calanca e dato il via a uno studio di fattibilità per un’eventuale futura aggregazione. Anche in questo caso Castaneda ha deciso, almeno per il momento, di chiamarsi fuori. Il sindaco Savioni ne spiega i motivi: «Premetto che non siamo contrari al principio di uno studio su una possibile fusione tra i Comuni della valle. In sede di discussione avevamo avanzato una proposta volta a posticipare di un paio d’anni l’iniziativa, poiché al momento siamo impegnati in diversi lavori di un certo peso, ad esempio la riversione della Calancasca, dossier che ci impegnerà ancora per parecchio tempo. Gli altri Comuni hanno però preferito partire subito, per cui ci siamo trovati nell’impossibilità di aderire. Tuttavia rimaniamo aperti all’iniziativa, come dimostra il fatto che un membro del nostro Esecutivo prenderà parte alle riunioni della Commissione in qualità di uditore».
Prima la valle, poi eventualmente Grono
La partecipazione allo studio non sarebbe comunque stata vincolante per l’adesione all’eventuale aggregazione: «È vero, ma abbiamo preferito scegliere una soluzione attendista, così da vedere come si svilupperà la faccenda. Tra l’altro l’intenzione sarebbe quella di giungere a conclusione entro la fine del 2027, ma mi chiedo come sarà possibile portare a termine in appena un anno e mezzo una fusione di questo genere, considerando la mole di lavoro che si renderà necessaria. Insomma, a nostro avviso si sta marciando con passo un po’ troppo spedito». L’impressione è che Castaneda voglia strizzare l’occhio più a Grono che al resto della Calanca. Una lettura che trova la secca smentita da parte del sindaco Savioni: «Il passo non dev’essere più lungo della gamba. Dapprima sta al territorio trovare un’intesa al suo interno, un pezzo dopo l’altro. Una volta costituito il Comune di Calanca, comprensivo di tutte le realtà della valle, si potrà a quel punto decidere in merito a un possibile avvicinamento a Grono. Tuttavia non si tratta di un processo che si risolve in due minuti, personalmente non vedrò né la prima, né la seconda fusione. Ma chissà cosa potrà succedere tra dieci o vent’anni e quale sarà la posizione del Cantone a quel momento. Bisogna guardare avanti, ma occorre farlo prendendosi il tempo necessario».
Che può servire a mettere d’accordo le due realtà della valle: «Il tema delle aggregazioni tiene banco da trent’anni, anche se tra Calanca interna e Calanca esterna ha sempre regnato un certo clima di rivalità, un campanilismo alla base degli stop a numerosi progetti. Nel caso specifico, auguro ai quattro Comuni tutto il bene possibile, tuttavia sono sicuro che il raggiungimento dell’obiettivo non sarà una semplice passeggiata».
‘Non siamo alla canna del gas’
Resta il fatto che continuare a voler gestire realtà di poche centinaia di persone sembra anacronistico: «Molto dipende dal personale a disposizione, ad esempio noi abbiamo la fortuna di avere un segretario professionista. Inoltre con 300 abitanti possiamo ancora contare su numeri interessanti. In altre parti della valle la situazione è più difficile e, per l’invecchiamento della popolazione, già si fatica a trovare persone disposte a mettersi a disposizione della cosa pubblica. Si tratta di un problema che presto toccherà pure noi – il nostro segretario ha 59 anni –, ma per il momento abbiamo ancora margine di manovra, non siamo alla canna del gas. Perciò non mi sento in dovere di fare da stampella agli altri», sottolinea il sindaco che fra l’altro, all’età di 80 anni compiuti, regge le redini del piccolo comune dal lontano 1980.
Insomma Castaneda c’è ma per il momento preferisce rimanere alla finestra e osservare lo sviluppo degli eventi. Senza preconcetti e senza porre pregiudiziali. E con un’idea ben chiara: prima si raggiunge un’intesa tra i Comuni della valle, in un secondo tempo – e solo se necessario – si potrà aprire un tavolo di discussione con Grono.
BELLINZONA E VALLI
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2026-03-26T07:00:00.0000000Z
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