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Dopo la petizione il Municipio rinuncia al dog park

L’Esecutivo ha deciso di fare un passo indietro

Di Katiuscia Cidali

A Lumino il dog park non si farà. Lo scorso marzo, contro il progetto era stata lanciata una petizione promossa da Franco De Gottardi e Nicoletta Besomi, che aveva raccolto 199 firme di residenti del Comune, tra cui anche diversi proprietari di cani. «Alla luce delle valutazioni effettuate, delle osservazioni emerse durante l’incontro con i promotori della petizione, della sensibilità manifestata attraverso la raccolta firme e del parere dell’interrogante, il Municipio ha deciso di rinunciare al prosieguo del progetto sul territorio comunale», spiega il sindaco di Lumino, Enea Monticelli.

«Di fronte a una volontà popolare espressa in maniera chiara, come già avvenuto per altre petizioni come quella contro l’edificazione di un inceneritore e a favore di un medico di base a Lumino, abbiamo ritenuto opportuno non portare avanti un’iniziativa che non volevamo in alcun modo imporre. Per il Municipio è importante condividere con la popolazione i progetti, siano essi di piccola o grande portata. Abbiamo quindi deciso di non procedere con un’opera che non godeva di un consenso sufficientemente ampio».

Il percorso per cani era stato contestato soprattutto per motivi di sicurezza. L’area prevista lungo l’argine sommergibile della Moesa non sarebbe infatti stata recintata, un elemento ritenuto tutt’altro che secondario dai firmatari della petizione. Tra le preoccupazioni sollevate figuravano inoltre il possibile aumento dei rifiuti, delle deiezioni canine, dei costi di manutenzione, così come un maggior afflusso di utenti che avrebbe inevitabilmente comportato un incremento del traffico veicolare in una zona sprovvista di parcheggi. Ma anche la necessità di implementare un sistema di sorveglianza, per non lasciare lo spazio abbandonato a sé stesso. La riflessione sulla creazione di uno spazio dedicato ai cani era nata con l’obiettivo di valutare un servizio supplementare per la cittadinanza, anche in seguito all’interrogazione presentata due anni fa da Luca Degiovannini (Il Centro). L’area individuata per il progetto era un fondo comunale situato tra l’autostrada, la strada principale sull’argine e una porzione dell’argine sommergibile. Il percorso, della lunghezza di circa 300 metri, avrebbe dovuto essere realizzato nel corso di questi mesi. L’investimento previsto ammontava a qualche migliaio di franchi. La vicenda si conclude quindi con un passo indietro dell’Esecutivo, che ha scelto di allinearsi alla posizione espressa da una parte significativa della popolazione.

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2026-06-02T07:00:00.0000000Z

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