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Cuntitt, si parte Ma il tema è divisivo

Dopo la bocciatura del ricorso da parte del governo, i ricorrenti rinunciano al Tram. ‘Il malcontento però c’è’. La sindaca: ‘Ne terremo conto’

Di Daniela Carugati

Tra le intenzioni del Comune e i lavori di sistemazione all’osteria stellata, all’interno della Masseria Cuntitt, a Castel San Pietro, non si frappone ormai più nessun ostacolo. Il Consiglio di Stato (CdS) il 20 maggio scorso ha corroborato il giudizio del Municipio locale: la domanda di referendum è “irregolare e irricevibile” e le firme raccolte – 331 in totale – sono da considerare nulle. Uno scivolone formale – ritenuto “grave” – ha impedito, di fatto, ai promotori della consultazione popolare di sottoporre il progetto – e con esso l’investimento, sulla carta, di 490mila franchi – al voto popolare. Quegli stessi promotori che hanno deciso di non appellarsi al Tribunale cantonale amministrativo.

Cassato il ricorso e messa la parola fine sulla vertenza, a oltre un anno di distanza in paese non si spengono, però, gli echi di una diatriba di fatto politica. Chi ha messo in discussione l’operazione – un gruppo spontaneo di cittadini e cittadine –, resta convinto delle sue ragioni: spendere denaro pubblico a vantaggio di una attività privata (ed esclusiva) stride con le volontà del lascito Bettex, a favore di un uso sociale e pubblico degli spazi. Il gruppo interpartitico che, da subito, si è schierato con il Municipio e i lavori previsti – la ristrutturazione della cucina, la riorganizzazione degli interni e la costruzione di una bussola d’ingresso – difende l’intervento e “una gestione equilibrata e responsabile delle finanze comunali”.

‘Saremo oculati’

E l’Esecutivo? La sindaca Alessia Ponti non nasconde la soddisfazione per la decisione del CdS, «che ha supportato la nostra tesi» a fronte dell’eccesso di zelo lamentato dai referendisti, rimarca. Adesso cosa accadrà? «Prima di prendere una posizione ufficiale attendiamo che cresca in giudicato il verdetto del governo – ci conferma la sindaca –. In ogni caso terremo in considerazione che parte della nostra popolazione non vede di buon occhio un investimento così importante. Da parte nostra vi è la consapevolezza che il progetto presentato è serio e che si autofinanzierà grazie al canone di locazione. Cercheremo comunque di intervenire laddove è indispensabile e di gestire, come sempre, con accuratezza il cantiere. Valutando quindi delle alternative più convenienti dal profilo finanziario e rinunciando a lavori di abbellimento».

Il ‘vizio formale grave’ resta

Questa volta i referendisti, dunque, non ce l’hanno fatta. Le argomentazioni allineate nel ricorso presentato, l’agosto scorso, al governo non hanno fatto breccia. A fare la differenza sono state le mancate avvertenze giuridiche in calce al formulario della domanda di referendum. Omissioni, annota il CdS, che non danno modo ai cittadini di essere “compiutamente informati, nella fase di raccolta delle firme, in merito alle implicazioni di natura penale derivanti da comportamenti illeciti”. Un aspetto che non può, quindi, essere considerato come “un’irregolarità minore”, bensì, come detto, “un vizio formale grave”. Di conseguenza, da parte del Municipio non vi è stato, come richiamato dai ricorrenti, “un eccesso di formalismo”. A nulla è valso, altresì, far appello a un errore commesso in buona fede. Lo sbaglio, insomma, c’è stato. E non rimane che prenderne atto. Così come del fatto che si darà seguito alla decisione presa a maggioranza, nell’aprile dell’anno scorso, dal legislativo.

‘Nessun taglio al sociale o all’ambiente’

Davanti, però, alle censure mosse nelle ultime ore dal gruppo interpartitico – Centro, Per Castello, Plr, Verdi liberali –, i referendisti non intendono tacere. Il nodo della questione? La politica sociale e ambientale del Comune. Le consigliere e i consiglieri ‘pro Cuntitt’ in una nota rivendicano, in effetti, lo spirito costruttivo della loro critica, ma respingono con fermezza “l’affermazione secondo cui il Comune avrebbe operato ‘tagli alla socialità’. Nel corso degli ultimi anni, infatti, non solo non è stato ridotto alcun sussidio in ambito sociale – sottolineano –, ma sono stati mantenuti integralmente tutti gli strumenti di sostegno esistenti”. A dimostrazione della ”chiara volontà politica di sostenere la cittadinanza e promuovere uno sviluppo sostenibile del territorio“. Anche la reintroduzione “della (modica) tassa di refezione per gli utenti della mensa della scuola dell’infanzia“, esemplificano, non è un onere ulteriore per le famiglie, bensì il ”ripristino di una tassa già esistente“, per la quale è possibile chiedere ”un esonero parziale o totale.

‘Le resistenze rimangono’

Il gruppo interpartitico parla di narrazione fuorviante da parte dei referendisti? E questi ultimi contestano ai primi di spostare l’attenzione dai veri aspetti problematici di un investimento pubblico che, ai loro occhi, rimane sproporzionato. A maggior ragione di fronte a un bilancio comunale che chiama alla parsimonia. L’errore formale? Lo si riconosce. Il punto, però, è un altro, ci fa capire

Cecilia Bernasconi, portavoce dei promotori del referendum e dei ricorrenti. «Non si può trascurare – ribadisce – il malcontento espresso dai firmatari della domanda di referendum, legato proprio all’investimento previsto e all’uso prospettato, che graviterà attorno al ritrovo stellato».

‘Socialità? Ribadiamo la nostra posizione’

E in merito al rimprovero di aver proposto una narrazione non aderente alla realtà della politica comunale? «Dal nostro punto di vista – rilancia Cecilia Bernasconi – non intravvediamo una reale politica sociale e ambientale da parte del Comune. I tagli sulla socialità così come sugli incentivi ambientali ci sono stati. Da una parte tra la popolazione il bisogno esiste, anche a Castel San Pietro; basta verificare le spese dedicate, che sono aumentate. Dall’altra, basta scorrere la lista dei contributi ambientali che sono stati rivisti (penso ai trasporti pubblici) per averne contezza. Di fatto i nuovi incentivi sono destinati solo ai proprietari di casa».

Sul piano politico, insomma, le posizioni rimangono inconciliabili. Sul progetto, invece, sembra esserci un margine di discussione. «Premesso che vi erano anche altri modi di portare avanti le richieste, posso dire – annota la sindaca – che la porta del dialogo resta aperta».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-06T07:00:00.0000000Z

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