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Pianificazione montana con l’orologio in mano

Sta per scadere il tempo per l’adozione definitiva del nuovo Pr da parte del governo. Intanto la Città scrive ai proprietari dei terreni abbandonati

Di Davide Martinoni

Sempre fermo a Bellinzona il nuovo Pr elaborato sull’onda del mega resort al Monte Brè e a Cardada. Pochi mesi a disposizione del governo per l’avallo definitivo. In caso contrario...

Il mega resort al Monte Brè potrebbe non essere solo un ricordo lontano. Si avvicina infatti a grandi passi il giorno in cui la Città dovrà riporre le armi pianificatorie che da 7 anni sta utilizzando per bloccare nuovi progetti considerati fuori scala per il contesto montano, e soprattutto in contrasto con la nuova pianificazione approvata dal Consiglio comunale di Locarno nell’aprile del 2024, ma non ancora in via definitiva dal Consiglio di Stato.

Tutti ci ricordiamo le grandi visioni di Marc Sontag con il suo “Borgo Miranda” distribuito fra il Monte Brè e Colmanicchio. Ovviamente non s’è mai fatto nulla: solo tante parole e suggestive ‘slides’, alcuni distinti faraonici progetti, una sollevazione popolare contro l’invasore immobiliare confederato e le conseguenti manovre istituzionali per cambiare la pianificazione della fascia montana. Il tutto, a partire dal 2018. Oggi ne rimane tuttavia qualche indesiderabile e perdurante conseguenza: oltre una decina di sedimi abbandonati a loro stessi e ormai a rischio sicurezza per gli utenti dei sentieri pubblici.

Partono i richiami formali

Dovrebbe badarci chi quei terreni li aveva acquistati dai proprietari locali con l’intenzione di costruirvi le suites di lusso, l’albergo a 5 stelle e il corollario wellness. Intenzioni che sono appunto rimaste tali. Periodicamente, e inevitabilmente, il tema torna d’attualità in occasione delle assemblee della Pro Brè, dalle quali emergono il malcontento dei residenti e le intenzioni del Municipio di Locarno di rimettersi sulle tracce dei proprietari affinché si attivino per fare un po’ di pulizia. Il problema è che si tratta per lo più di società anonime con sede in Svizzera interna, fra le cui priorità non v’è certamente quella di farsi carico di lontani feudi inutilizzabili. L’obiettivo della Città è stato rinnovato dalla delegata Nancy Lunghi in occasione dell’ultima assemblea della Pro Brè; Pro che recentemente aveva di nuovo scritto al Municipio di attivarsi, dopo che una precedente lettera, risalente al 2025, era rimasta senza risposta. Risposta che invece è stata ottenuta con il secondo tentativo. Formalmente, ha fatto sapere la Città, se i proprietari non si attiveranno entro un termine di 3 mesi (a partire da subito) per ripristinare un aspetto decoroso sui loro fondi, potrebbe intervenire d’ufficio il Comune, fatturando poi le spese sostenute ai proprietari inadempienti, se necessario anche accendendo delle ipoteche legali sui fondi. Formalmente si tratta di richiami sotto la comminatoria dell’articolo 292 del Codice penale, che punisce il reato di disobbedienza a decisioni dell’autorità. È peraltro un fatto che la questione si trascina da anni senza che Locarno riesca a ottenere granché, vista l’evanescenza della controparte.

Oltretutto, cambiano i paraventi, perché al posto della Aedartis – grande burattinaia, per anni, dei movimenti alberghieri in montagna dopo la primigenia Vita Genesis – oggi gran parte dei terreni risulta essere detenuta da un’altra società anonima, la XTC Holding Ag, con sede a Zugo. L’amministratore è una vecchia conoscenza delle nostre pagine, Lars Lindgren, il “re delle piscine”, non esente da guai in Svizzera interna come titolare della Crystal-Schwimmbäder GmbH, azienda che esattamente tre anni fa (fine agosto 2023) risultava avere debiti per oltre 3 milioni di franchi.

C’è anche l’ex ‘perla’ del milionario

Fra la decina di terreni il cui decoro è ormai andato perso ve ne sono tre importanti per collocazione e dimensioni. Ne avevamo scritto nel lontano 2020 e da allora nulla è cambiato. Il primo è il grande sedime ex proprietà Maggiorini situato all’inizio di Brè, sulla curva dopo la prima tirata. Vi si accede da un vecchio cancello in ferro ormai arrugginito. La vecchia casa in sasso, pericolante, è al centro del più grande appezzamento piano di Monte Brè. Il problema, per il Comune, è la vegetazione sporgente sui sentieri pubblici. Il secondo terreno è quello, pure molto esteso, che ospita l’ex albergo, ormai ridotto a edificio fantasma in cui pure è il verde selvatico a farla da padrone. Infine c’è la proprietà ex Schilling, già fiore all’occhiello dell’omonimo multimilionario. Si tratta di una splendida tenuta fatta a terrazzamenti dove, dopo la morte del proprietario, aveva vissuto il famoso “Principe” Peter zu-Sayn Wittgenstein, altro personaggio centrale in questa storia: l’uomo che personalmente contrattava con i proprietari locali l’acquisto dei terreni, forte della sua aura nobiliare (si è poi saputo che il titolo era stato comprato).

Sos Consiglio di Stato

Ma intanto, come accennato, il problema vero non è la forza o la capacità del Comune di raggiungere le società e con esse le persone responsabili del degrado dei sedimi, quanto il fatto che la sabbia nella clessidra della pianificazione sta per finire. Detto in altre parole: si attende con trepidazione l’approvazione definitiva del Consiglio di Stato della pianificazione votata nell’aprile del ’24 dal Consiglio comunale di Locarno. Al nuovo Pr si era arrivati dopo l’iniziativa popolare comunale “Salva Monte Brè” che aveva determinato la Zona di pianificazione che per 5 anni ha bloccato ogni velleità progettuale e consentito di elaborare una proposta adeguata alle richieste, ovvero uno sviluppo del comparto montano della città compatibile con il carattere di quartieri discosti, destinati a una residenza e ad attività turistiche e alberghiere a bassa densità.

Dopo l’adozione del Consiglio comunale – e prima di quella definitiva del governo – sono scattati i due anni di blocco edilizio che consentono al Comune di tutelare la sua decisione. In sostanza in questi 7 anni (Zona di pianificazione più blocco edilizio post-adozione in legislativo) tutte le eventuali domande di costruzione potevano essere respinte sulla base del nuovo diritto in divenire e all’iter in corso. Ma i due anni sono praticamente passati. Il che rappresenta un problema, perché fatte salve ulteriori residue possibilità di sospensione, potrebbe arrivare il giorno (e arriverà fra pochi mesi) in cui diventerà troppo complicato giustificare il blocco a fronte di una mancata ratifica definitiva della nuova pianificazione.

La brace sotto la cenere

Stando a nostre informazioni, il Comune avrebbe comunque ricevuto da Bellinzona solide rassicurazioni nel merito. Va però anche ricordato che sotto la cenere del mega resort qualche brace arde ancora: due anni fa, nel settembre del ’24, il presidente della Pro Monte Brè aveva intercettato un architetto confederato con due suoi collaboratori in zona “Follia” (dove sorge la proprietà ex Schilling). A loro dire, sondavano il terreno prima di presentare un nuovo progetto immobiliare comprendente 64 casette.

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