Intimidazioni di stampo mafioso? Pronzini ri-assolto
L’Mps: ‘Legittimata la critica severa alle istituzioni’
MA.MO.
«Anche questa seconda sentenza legittima la critica politica dura, severa, giusta, rivolta alle istituzioni o a suoi membri quando le circostanze lo richiedono». Il coordinatore del Movimento per il socialismo, Giuseppe Sergi, commenta così l’assoluzione di secondo grado pronunciata dalla Corte di appello e revisione penale (presidente Manuela Frequin Taminelli) nei confronti del consigliere comunale Matteo Pronzini accusato di ingiuria e diffamazione dal procuratore pubblico Roberto Ruggieri a seguito della querela sporta a titolo personale dal sindaco di Bellinzona e dai sei municipali in carica nel 2021. Il tema del contendere è la frase pronunciata da Pronzini all’indirizzo del Municipio durante un dibattito in Consiglio comunale sui parecchi decessi per Covid verificatisi nella casa anziani di Sementina, e meglio sul ricorso interposto dal Municipio al Tribunale federale contro un servizio della Rsi andato in onda l’anno prima. Servizio biasimato dall’Esecutivo ritenendo che violasse i principi di correttezza, pluralismo e trasparenza. Infine nel 2023 il Tf – come le altre istanze pronunciatesi in precedenza – ha respinto le critiche municipali sul servizio Rsi. Mentre ora la Carp, come aveva già fatto nel 2024 la Pretura penale, ha ritenuto non punibile Pronzini, che intervenendo in sala nel settembre 2021 in veste di consigliere ave- va pronunciato la frase secondo cui “i parenti degli ospiti deceduti hanno il diritto di elaborare il lutto e non di dover venire a conoscenza che il Municipio usa in modo abusivo i soldi pubblici per azioni temerarie d’intimidazioni di stampo mafioso”.
‘Il termine serviva a stigmatizzare’
La Carp ritiene non punibile Pronzini partendo da una considerazione di fondo: “Chiunque è in grado di distinguere tra la pressione che può derivare dall’essere chiamati a difendersi in un procedimento giudiziario (ndr: il ricorso al Tf ) e una vera e propria intimidazione mafiosa fondata sulla paura e sulla soggezione del destinatario. Nel caso concreto nulla vi era che potesse essere ricondotto a forme di intimidazione di tale natura: non risultano minacce, ritorsioni, violenze, pressioni personali o economiche volte a indurre a credere di poter mettere a tacere la Rsi”.
Nulla di mafioso dunque. E allora perché ritenere il consigliere innocente? “Le dichiarazioni incriminate – scrive la Carp nelle motivazioni – sono state rese nell’ambito di un dibattito di natura politica, contesto nel quale il ricorso a espressioni enfatiche, provocatorie o polemiche costituisce una modalità comunicativa frequente e generalmente riconoscibile come tale dai destinatari”. Non dai municipali di Bellinzona. Cui la Carp non dà soddisfazione specificando che “il riferimento al metodo mafioso poteva essere percepito quale espressione volutamente forte e polemica, intesa a stigmatizzare quella che l’imputato riteneva essere un’indebita pressione esercitata sulla Rsi col ricorso”. La Corte condivide quindi le conclusioni della Pretura penale secondo cui “nessuno degli uditori presenti quella sera poteva ritenere che i sette municipali fossero dei mafiosi per il solo fatto di aver adito le vie legali”. In definitiva le espressioni usate da Pronzini “non travalicavano il minimo decoro richiesto nei confronti dell’uomo politico né risultavano idonee ad alimentare odio o violenza”.
‘Accanimento’
«Questa sentenza – annota Sergi – ha importanti risvolti politici. In particolare sanziona l’accanimento esercitato con ricorsi non tanto per scoraggiare l’uso di un termine forte, ma chi in qualità di parlamentare rivolge una critica severa alle istituzioni. Come si è visto in altri casi, cito per esempio i dossier Zali e Hospita, c’è sempre di più un’offensiva giudiziaria contro chi giustamente chiede, con una certa energia, le ragioni di talune scelte politiche. C’è una pressione sistematica esercitata dal potere politico chiamato in causa». Pronzini sposta dal canto suo la critica sulla Procura: «Se il procuratore Ruggieri avesse letto in modo critico la denuncia, sarebbe giunto a un’altra conclusione. C’è da chiedersi quali siano le priorità della magistratura, investita peraltro da diverse denunce depositate contro i media, colpevoli di approfondire con professionalità temi sensibili. Quanto sta succedendo è chiaro: si usa la giustizia per bloccare chi approfondisce». L’avvocato difensore Luca Allidi rileva come spesso «questo tipo di azioni penali non mirino tanto a difendere l’onore delle persone, ma a zittire la critica sgradita. Riconoscere una lesione dell’onore in ambito politico dev’essere un’eccezione, specialmente nei dibattiti in cui possono esserci pareri fortemente contrastanti». Insomma «che bisogno c’è di querelare, quando i politici hanno la facoltà di pronunciarsi ogni giorno pubblicamente? Lo definirei un capriccio».
Ricorso al Tf? Valutazioni in corso
Le tesi assolutorie cozzano contro quelle dei sette municipali, patrocinati dall’avvocato Andrea Bersani, secondo cui Pronzini, con un intento offensivo chiaro, voleva invece esplicitamente dire che si sarebbero usati metodi mafiosi nel tentativo di intimorire e zittire la Rsi e i giornalisti. I querelanti stanno al momento valutando se impugnare la decisione della Carp con un ricorso al Tribunale federale.
BELLINZONA E VALLI
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2026-09-17T07:00:00.0000000Z
2026-09-17T07:00:00.0000000Z
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