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Montagne di sponda sinistra e destra, ‘strategia assente’

Dal Centro più interrogativi sul progetto Millemonti

“Un’altra occasione mancata per una montagna davvero unita: la sponda sinistra è stata dimenticata?”. Titolo eloquente quello dato dal Centro (i consiglieri comunali Camilla Pedrioli e Pietro Ghisletta) alla seconda interpellanza in tre giorni (vedi sotto) sullo sviluppo di progetti nelle zone montane che sovrastano la Bellinzona aggregata, questo dopo la recente presentazione del nuovo marchio Millemonti per la sponda destra, che accompagna la strategia condivisa per valorizzare Curzútt, Mornera e il patrimonio della montagna. “A quasi dieci anni dall’aggregazione è difficile individuare una strategia unitaria che metta in rete le diverse realtà. Si ha anzi l’impressione che i vari comprensori siano affrontati attraverso iniziative separate, strutture differenti e livelli di sostegno disuguali”. Non che si sia fatto nulla nella sponda sinistra. Anzi. “Tra il 2019 e il 2020 la Città di Bellinzona, l’Ente regionale sviluppo e quello turistico – si legge nell’interpellanza – hanno promosso uno studio strategico per valorizzare la sponda sinistra che indicava nella Fondazione Valle Morobbia il soggetto più idoneo ad assumere la governance territoriale, allargando la rappresentanza ai patriziati e il cambio di denominazione in ‘Fondazione Valle Morobbia e Sponda sinistra’. Da allora la fondazione è diventata interlocutore riconosciuto anche in proget- ti regionali e internazionali. Ha inoltre coordinato i patriziati, promosso l’acquisizione della Ca’ dal Fer sostenuta dalla Città, avviato attività didattiche, formative, culturali e scientifiche e curato la rete sentieristica. Tutto ciò grazie all’impegno volontario dei suoi membri, col solo supporto di una coordinatrice operativa impiegata al 20 per cento. Fare di più per coordinare davvero la valorizzazione della sponda sinistra, con le risorse attuali, risulta impossibile”.

‘Mancano politiche territoriali integrate’

Perciò secondo i due consiglieri sorprende che il progetto Millemonti, presentato come nuovo strumento di valorizzazione della montagna cittadina, non coinvolga la governance della sponda sinistra e manchi di una strategia complessiva per l’intero comparto montano: “Né il Consiglio direttivo dell’Ente Carasc né il Municipio hanno coinvolto la fondazione in questo esercizio. Ciò in contrasto con gli indirizzi dati dalla Commissione gestione e dal Consiglio comunale, che hanno più volte auspicato politiche territoriali integrate e scenari strategici per l’intero territorio comunale. Pesa inoltre la netta disparità tra le due sponde, con una struttura dotata di mezzi professionali, personale, marchi e promozione da un lato e una fondazione prevalentemente volontaria dall’altro. La questione peraltro riguarda tutti i quartieri montani della nuova Bellinzona che attendono ancora una visione coordinata del proprio sviluppo”. Segue una serie di domande volta a comprendere i motivi delle disparità, l’apparente assenza di una strategia unitaria per lo sviluppo e la valorizzazione dell’intera montagna bellinzonese, la definizione dei mezzi finanziari a disposizione, la garanzia di un coinvolgimento nei processi decisionali e nelle future strategie territoriali. Chiesti anche i dettagli su contributi ordinari, straordinari e altre forme di sostegno finanziario o in natura concessi agli enti autonomi: fondazioni, patriziati, associazioni, società e altri soggetti attivi nei territori montani.

Sempre Camilla Pedrioli in un’altra interpellanza chiede al Municipio delucidazioni in merito all’adozione della nuova denominazione che raggrupperà sotto un unico marchio Curzútt, Mornera e il parco montano della sponda destra. Qual è stato il ruolo dell’Esecutivo nell’approvazione del nuovo nome e chi ne risponderà, a livello politico, davanti al Legislativo e alla popolazione? Da chi è nata la proposta di un nome generico come Millemonti? Secondo Camilla Pedrioli, inoltre, la tempistica dell’annuncio, giunto a pochi giorni dalla bocciatura del progetto Fortezza, appare quantomeno “inopportuna”. Inoltre l’interpellante chiede ragione al Municipio di una denominazione che, oltre a “cancellare l’identità della sponda destra” e a “non rispettarne la storia”, è pure generica e già utilizzata da altri soggetti operanti sull’arco alpino. “Una semplice ricerca in rete di ‘Millemonti’ porta a un operatore outdoor con sede a Brescia (www.millemonti.it), che da anni propone escursioni, trekking e viaggi di gruppo in Valle Camonica, in Val di Scalve e in Franciacorta. Chi cercherà ‘Millemonti’ non arriverà alla Mornera ma in Lombardia. Il Municipio era a conoscenza dell’esistenza di altri soggetti che utilizzano lo stesso nome? Può essere protetto o rischiamo di spendere denaro pubblico per promuovere un nome che chiunque può utilizzare, e che porta il visitatore altrove?”. Secondo l’esponente del Centro la denominazione “non è riconducibile al Bellinzonese e men che meno ai quartieri della sponda destra”. Siccome l’anima della montagna è rappresentata dai suoi dialetti e toponimi, Camilla Pedrioli chiede al Municipio in che misura il nuovo marchio contribuisca a valorizzarli.

LA CRITICA

‘Marchio anonimo’

BELLINZONA E VALLI

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2026-10-06T07:00:00.0000000Z

2026-10-06T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281668261919680

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