La Centrale termica ad acqua... depurata
Inaugurata la struttura da 12 milioni di franchi della Calore Sa, presso l’impianto Foce Maggia dei Saleggi. È il primo tassello del progetto ‘Verbano 2030’
Di Serse Forni
Un anno per i lavori di costruzione, 12 milioni di investimento lordo e un risparmio di due milioni di litri di gasolio all’anno, ciò che equivale a una riduzione di emissioni di CO2 di 4mila tonnellate. Sono solo alcuni dei dati emersi ieri, in occasione dell’inaugurazione della centrale termica costruita ai Saleggi di Locarno dalla Calore Sa, di cui sono azionisti Azienda elettrica ticinese (Aet) e Società elettrica sopracenerina (Ses), entrambi al 50 per cento. L’impianto rappresenta il primo tassello del progetto Verbano 2030, che prevede l’estensione del teleriscaldamento nella regione.
Realizzata su un appezzamento di terreno, concesso con diritto di superficie nel comparto Foce Maggia di proprietà del Consorzio depurazione acque del Verbano (Cdv), la centrale, dotata di quattro termopompe, recupera il calore dell’acqua già trattata, che in seguito viene scaricata a lago. Acqua che in inverno è attorno ai 13-14 gradi, mentre in estate arriva a 18. Il sistema “ruba” parte di questa temperatura e, tramite scambiatori, la immette nella rete teletermica, che serve già sei clienti, soprattutto “grandi consumatori”, come la residenza Lido Tertianum. Il primo tratto della rete, lungo 700 metri, è già operativo; entro il 2028 si estenderà fino a tre chilometri in direzione del centro cittadino, collegandosi con le altre reti già presenti a Locarno. Tra i futuri clienti, ci sarà anche il Centro balneare regionale, con piscine coperte, palestra, scivoli, Spa e altri servizi. La spesa per la rete teletermica progettata finora è di 10 milioni di franchi.
All’inaugurazione è intervenuto il consigliere di Stato Claudio Zali, che ha lodato la nuova centrale, considerandola un elemento importante, assieme ad altre già realizzate o in costruzione, della politica di decarbonizzazione. Tanti progetti in linea con gli obiettivi del piano energetico e climatico cantonale. Lo stesso Zali ha ricordato che il riscaldamento degli edifici utilizza un terzo delle fonti fossili in Ticino e che i vecchi sistemi vanno sostituiti con energie pulite. Ha poi menzionato i crediti stanziati dal Cantone per il risanamento degli edifici, per la conversione degli impianti, per le centrali e per le reti teletermiche. «La Calore Sa – ha concluso – persegue valori ecologici ed economici, per un futuro più pulito, facendo del bene al nostro territorio».
Un concetto ribadito poco dopo anche da Claudio Nauer, presidente del Consiglio di amministrazione (Cda) della Calore Sa: «La centrale ai Saleggi è una tappa importante per la diffusione di tecnologie efficienti, con vantaggi finanziari per gli utenti e benefici ambientali». L’impianto è inserito nel progetto Verbano 2030 e affianca altre strutture di proprietà della società presenti in città: quella della Morettina, quella delle Fart nel quartiere Campagne e quella dell’Ospedale La Carità (Eoc) in Città Vecchia. «Investiamo nell’espansione della rete per aprirci a una visione di ampio respiro e per uno sviluppo che uscirà dai confini cittadini». Vinicio Curti, direttore della medesima società, ha specificato: «L’obiettivo è estendere il teleriscaldamento ad altri comuni, ad esempio attraversando il fiume Maggia per allacciare i grandi alberghi della zona, in territorio di Ascona. Siamo all’inizio di un percorso di sviluppo». Anche perché, ha aggiunto Curti, la nuova centrale attualmente ha una potenza di 10 Megawatt (produce circa 16 milioni di kWh di calore all’anno), ma le principali componenti sono dimensionate per un potenziamento fino a ulteriori otto Megawatt. Nel corso della visita, sono stati mostrati i due enormi accumulatori, da 260 metri cubi ciascuno per un’altezza di 12 metri, che vengono riscaldati di notte e che poi permettono di far fronte a eventuali picchi di richieste di calore. Non manca neppure una caldaia a gasolio da far entrare in funzione in caso di guasti del sistema. «Verbano 2030 prevede, in futuro, anche un impianto per il raffreddamento degli edifici, che funzionerà attingendo l’acqua del Lago Maggiore».
Carlo Carafa, presidente del Cdv, ha ripercorso la genesi del progetto della centrale, fresca di inaugurazione, ma entrata in funzione già nei mesi scorsi (ha già superato brillantemente la fase di collaudo): «Il nostro Consorzio ha due impianti: in quello denominato Foce Ticino si sfrutta il biogas; in quello di Foce Maggia, invece, viene utilizzata l’acqua depurata in uscita. I primi contatti con la Calore Sa risalgono alla primavera del 2022, e nell’ottobre dello stesso anni ci è stato presentato un progetto completo. Nel gennaio del 2024 la delegazione consortile, con voto unanime, ha approvato sia la concessione del diritto di superficie, sia la convenzione per la messa a disposizione dell’acqua in uscita dal nostro impianto. Dieci mesi dopo sono iniziati i lavori di costruzione, durati un anno. L’idea è interessante; senza la Calore Sa, quell’energia che oggi viene recuperata sarebbe andata dispersa nell’ambiente. Oggi è considerata una risorsa utile e sostenibile, a vantaggio del clima e della comunità». In conclusione un ultimo dato: il rapporto tra energia recuperata dall’acqua ed elettricità necessaria per far funzionare l’impianto è di quattro a uno ed è da considerare davvero conveniente; per fare un paragone, quello di una normale pompa di calore domestica (ad esempio ariaacqua) e di circa tre a uno.
LOCARNO E VALLI
it-ch
2026-01-30T08:00:00.0000000Z
2026-01-30T08:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281672556365908
Regiopress SA