‘Etica e professionalità mi dicono di andar via’
Il gesto del dottor Cocuzzi dopo gli ultimi licenziamenti: ‘Una struttura come la nostra non può svuotarsi dei suoi contenuti umani, etici e morali’
Di Davide Martinoni e David Leoni
La Clinica Varini continua a licenziare e il direttore sanitario Dr. Vinnie Cocuzzi si dimette: ‘Voglio poter essere fiero del posto in cui lavoro’.
Si è dimesso il direttore sanitario della Clinica Varini, dottor Vinnie Cocuzzi. Lo ha fatto in aperto contrasto con un’istituzione sanitaria che non sembra più in grado di “mettere al centro le persone che stanno dietro ai numeri”, come lo stesso medico scrive nella sua lettera di dimissioni. La missiva, datata 20 febbraio, inquadra perfettamente il disagio che si è insinuato nel medico, e prima ancora nell’uomo, di fronte alla politica perseguita da un paio d’anni a questa parte dalla Fondazione Clinica Varini: far quadrare i conti, costi quel che costi. Gli ultimi licenziamenti risalgono a pochi giorni fa, sono 8 e riguardano l’intero settore della fisioterapia: si tratta di un effetto collaterale della nuova convenzione di collaborazione firmata con la Clinica Hildebrand di Brissago; collaborazione il cui obiettivo, stando al Consiglio di Fondazione del nosocomio orselinese, è “rafforzare e qualificare ulteriormente le prestazioni terapeutiche offerte ai pazienti e ai residenti della Clinica Fondazione Varini”. Questi erano infatti i termini dell’annuncio diramato venerdì scorso: una comunicazione in cui non veniva però fatto alcun riferimento ai posti di lavoro sacrificati per la causa; licenziamenti che tra l’altro erano stati comunicati agli impiegati solo pochi minuti prima di uscire con la nota per la stampa.
Ciò che fa specie, nello sfogo del direttore sanitario della Varini, è il peso delle parole utilizzate per esprimere il sentimento di tristezza. In poche frasi il dottor Cocuzzi condensa tutto il malessere accumulato non solo da lui, all’interno della clinica collinare, ma anche da tutta la manodopera colpita da tagli scaglionati ma impietosi, dai collaboratori che sono rimasti ma hanno visto partire dei colleghi, nonché da altre persone direttamente coinvolte nella ristrutturazione, come ad esempio i familiari dei pazienti del reparto Lispi per invalidi adulti.
‘Mettere al centro le persone dietro ai numeri’
“La mia decisione – scrive il medico – nasce da una riflessione etica e professionale profonda. Ritengo fondamentale che un’istituzione sanitaria come la nostra non si accontenti di una correttezza meramente formale, né di indicatori numerici o etichette prive di anima, ma sappia riconoscere, e mettere al centro, le persone che stanno dietro ai numeri: in particolare i più fragili, dal grembo materno fino all’ultimo respiro del grande anziano; le persone gravemente invalide e il personale dal valore inestimabile che ogni giorno si prende cura di loro, spesso in condizioni complesse e difficili”. Personale come quello del settore della fisioterapia, che la collaborazione con la Hildebrand di Brissago ha in pratica cancellato, tramite il licenziamento di tutti e 8 gli effettivi. Ciò non escludendo, per altro, una possibilità di rientro quando per integrare il “team” della Hildebrand occorrerà cercare altri professionisti. In questo senso è significativa la proposta del direttore Martin Hilfiker ai licenziati di concorrere pure, quando sarà il momento, per eventualmente riottenere il proprio posto di lavoro...
Verso il Polo geriatrico
Situazioni di questo genere purtroppo si sommano, alla Varini, dove negli ultimi anni la necessità di riequilibrare le finanze ha portato dapprima alla decisione di rinunciare a due mandati sui quattro detenuti (ovvero reparto Lispi per invalidi adulti e Cure palliative) e alla conseguente, draconiana cura dimagrante a livello di manodopera. Il grande obiettivo del Consiglio di Fondazione è rafforzare le attività nei settori Rami e Anziani. Per farlo, nel dicembre del 2024 era stato presentato un progetto di integrazione con la vicina Casa per anziani Montesano che porterà, nel 2027, a un Polo geriatrico di Orselina sotto un’unica Direzione e con un totale di 110 posti letto.
Ma non sempre – e comunque non in questo caso – il fine giustifica i mezzi. Lo sottolinea, nelle sue dimissioni, il direttore sanitario, che scrive di non potersi identificare “con un’azienda che rischia di apparire irreprensibile all’esterno, ma che interiormente si allontana da una reale centralità della persona. Una struttura sanitaria non può diventare un ‘sepolcro imbiancato’: ordinata nella forma, ma svuotata nei contenuti umani, etici e morali”.
‘Voglio essere fiero di dove lavoro’
Il medico responsabile della clinica sottolinea l’esigenza di lavorare “per un’azienda di cui andare sinceramente fiero, nella quale riconoscere senza ambiguità valori solidi, priorità chiare e scelte coerenti. Venuto meno questo presupposto fondamentale, ritengo doveroso assumermi la responsabilità di interrompere la collaborazione”. Interruzione che avverrà fra 6 mesi, come da contratto. Va notato che il direttore sanitario della Varini lo è anche della Montesano e ricopre altresì i ruoli di medico responsabile dei reparti Rami del 3° e del 5° piano; del foyer per invalidi adulti al 1° piano; del soggiorno temporaneo nell’attigua Villa Mignon; nonché di medico curante dei residenti alla Montesano e del personale della Varini. Il dottor Cocuzzi rinuncerà dunque a tutti questi incarichi per una questione etica e morale.
Foyer invalidi, prosegue l’involuzione
Frattanto, prosegue al primo piano il progressivo smantellamento del foyer per invalidi adulti, che doveva chiudere a fine ’24 ma la Fondazione si era impegnata a mantenere fintanto che non fossero state trovate delle soluzioni alternative per i degenti. Dei 10 posti letto disponibili, oggi 3 sono occupati da residenti fissi e 2 da transitori. «Purtroppo, fra i licenziati di venerdì c’è anche la fisioterapista che da anni, con straordinaria competenza, si occupa degli ospiti del foyer invalidi – dice una familiare –. Noi parenti già da troppo tempo siamo sul chi vive e sapere che fra pochi mesi questa figura professionale verrà a mancare è stata una mazzata durissima. Intanto, con le partenze dal nostro reparto, è venuto a cadere quel senso di comunità che tanto aiutava noi e i nostri congiunti a tirare avanti. Davvero non ho più parole».
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