Oggi migranti, domani scuole: al Seghezzone tutto è possibile
Il CdS assicura che i prefabbricati rimarranno 3-4 anni
MA.MO.
Il Dipartimento finanze ed economia e il Dipartimento educazione cultura e sport non devono temere per quanto stanno facendo il Dipartimento del territorio e il Dipartimento sanità e socialità sul vasto terreno del Seghezzone a Giubiasco. Dove gli ultimi due hanno installato, in un angolo del vasto mappale, strutture prefabbricate per richiedenti l’asilo (l’apertura è imminente) e i primi due vorrebbero costruire in futuro delle scuole d’ordine cantonale. Non devono temere perché i box per migranti resteranno sul posto per soli tre-quattro anni, mentre nel frattempo potranno eventualmente maturare i progetti scolastici. Lo scrive il Consiglio di Stato (presidente Claudio Zali, direttore del Dt) rispondendo a un’interrogazione della granconsigliera Maura Mossi Nembrini (Più Donne). Il tutto però si complica per alcuni motivi. Il primo è che la procedura ricorsuale davanti
al Tram relativa alla pianificazione del Seghezzone – 34’500 m2 di proprietà del Consorzio correzione fiume Ticino e con diritto di superficie a favore del Cantone – è stata sospesa su richiesta del Comune di Bellinzona; pertanto andrebbe riavviata qualora effettivamente il Cantone volesse edificarvi delle scuole. Il secondo lo ha riferito il 31 marzo lo stesso Zali al nostro giornale, e cioè che il Seghezzone potrebbe entrare in linea di conto nella ricerca in Ticino di 100mila m2 da dezonare per consentire la realizzazione, poco distante, sul terreno della Saleggina, del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona. Saleggina che il Cantone ha comprato dall’Esercito dimenticandosi che l’edificabilità non è assicurata, e che anzi può avvenire appunto solo rendendo inedificabile una superficie analoga altrove. Esercizio arduo, cui il Seghezzone potrebbe dare il proprio contributo.
Risposta oggi meno netta
Sempre Zali aveva specificato che qualora davvero Decs e Dfe volessero poi costruire le nuove scuole al Seghezzone, a quel punto la procedura sarebbe da ritenere reversibile: un possibile dezonamento oggi cui potrebbe seguire in futuro una riattribuzione alle zone edificabili, «ma con la necessità in quel momento di ricompensare altrove la superficie resa nuovamente costruibile». Tuttavia rispondendo ora all’interrogazione su questo punto, il governo si esprime in modo meno netto: “La ridefinizione della destinazione pianificatoria del Seghezzone è una questione tutt’ora aperta che va affrontata anche nel caso di una destinazione a scopi formativi. Infatti la variante a suo tempo adottata dall’allora Comune di Giubiasco per questo comparto non era stata approvata dal Consiglio di Stato. Tale decisione è stata contestata davanti al Tribunale cantonale amministrativo e la procedura ricorsuale è stata nel frattempo sospesa su richiesta del Comune di Bellinzona. Per quanto concerne l’Ospedale regionale, è stato istituito un gruppo di lavoro ad hoc per gli aspetti pianificatori con il compito di preparare l’aggiornamento del Piano direttore e individuare le misure di compensazione per la soluzione Saleggina. Il gruppo di lavoro è composto da rappresentanti dello Stato, del Municipio di Bellinzona e dell’Eoc”. Di fatto una non risposta alla domanda precisa della deputata, che chiedeva se “corrisponde al vero che vi siano ipotesi di dezonamento o ridefinizione pianificatoria del comparto del Seghezzone, anche in relazione a possibili sviluppi per l’ospedale alla Saleggina”.
Approfondire la centralizzazione
Infine, per quanto riguarda le scuole, il CdS specifica che la soluzione individuata a Manno per il Centro professionale sociosanitario in cure infermieristiche (che mantiene una sottosede a Bellinzona), e quella relativa al Centro professionale sociosanitario medico-tecnico di Lugano, “non sono da considerarsi definitive”. Semmai “hanno carattere transitorio e sono motivate dall’esigenza di garantire rapidità di attuazione, flessibilità organizzativa e contenimento degli investimenti iniziali”. Entrambe “sono previste per un periodo indicativo di almeno dieci anni, in attesa di approfondire gli scenari di centralizzazione delle formazioni sanitarie di base e di quelle delle scuole specializzate superiori”. L’eventuale unificazione delle sedi in un’unica struttura “sarà valutata nell’ambito dello sviluppo di un nuovo centro formativo per le formazioni sanitarie di base”. L’ubicazione di Giubiasco “comprende anche il terreno del Seghezzone e rimane un’ipotesi quale sede del nuovo centro formativo”.
BELLINZONA E VALLI
it-ch
2026-07-29T07:00:00.0000000Z
2026-07-29T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281672556735535
Regiopress SA