Medico finito in carcere, quattro le presunte vittime
Quattro le presunte vittime. E si aggiunge il sospetto di truffe alle casse malati. Il presidente del Circolo Nello Broggini si dice ‘allibito e rattristato’
Si delineano i dettagli dell’inchiesta a carico del professionista: all’ipotesi di atti sessuali su alcune pazienti maggiorenni, si aggiunge il sospetto di truffa alle casse malati. È un medico generico sulla sessantina, di nazionalità italiana, con permesso C di domicilio, l’uomo accusato di atti sessuali nei confronti di alcune pazienti e per questo in regime di carcerazione preventiva dallo scorso mese di luglio. Il professionista, attivo nel Locarnese e con specializzazione in medicina manuale, è attualmente sotto indagine dopo che una paziente lo aveva accusato di aver commesso, senza il suo consenso, degli atti sessuali. Prima erano scattate le verifiche da parte degli inquirenti, poi, in estate, anche le manette, che avevano portato il medico nel carcere giudiziario della Farera. Pesante il reato principale contestatogli: atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.
I casi al vaglio di polizia e Magistratura, stando a quanto emerso nella giornata di giovedì, sarebbero più d’uno. La Rsi ieri riferiva di quattro donne, tutte maggiorenni: due avrebbero subito dei toccamenti nelle parti intime. Altre due, invece, avrebbero intrattenuto una relazione e un rapporto consenziente; ciò nonostante per la Procura anche loro al momento sono considerate vittime. L’indagine è coordinata dalla sostituta procuratrice generale Chiara Borelli, che nell’incarto – notizia pure anticipata dalla Rsi – ha inserito reati patrimoniali emersi nel corso del procedimento penale: in particolare, truffe alle casse malati, che dovranno essere quantificate con esattezza. Il medico avrebbe ammesso parzialmente gli addebiti.
Nello Broggini: ‘Molto rattristato’
“Ho appena ricevuto la tristissima notizia in cui si parla di un medico del Locarnese in carcerazione preventiva per presunti reati sessuali. Il principale addebito a carico dell’uomo è quello di atti sessuali con persone incapaci di discernimento e inette a resistere. Sono allibito e molto rattristato, anche perché sinora non erano arrivate informazioni chiare a tale riguardo. È una notizia terribile”.
Sono le parole di Nello Broggini, presidente del Circolo medico di Locarno e Dintorni, che in una lettera scritta ai circa 350 colleghi iscritti esprime le sue considerazioni sul caso emerso nelle scorse ore e che molto scalpore ha suscitato in tutta la regione.
“Chiediamo tutti che le indagini chiariscano senza alcuna reticenza la situazione e l’eventuale colpa, perché il nostro lavoro, il nostro impegno e la nostra dedizione non vengano scalfiti – ha scritto Broggini –. Tutti noi non possiamo che esprimere un grande rincrescimento e la nostra più sincera e sentita vicinanza alle vittime di tale violenza”. Parte poi una richiesta precisa: “Per quanto riguarda la gestione e la liberazione delle cartelle mediche, affinché possano essere messe a disposizione dei pazienti, chiederò l’intervento urgente del Medico cantonale, come già fatto da parte dell’Ordine dei medici”.
Merlani sulle cartelle mediche: ‘Evitare interventi non coordinati’
E sul tema delle cartelle dei pazienti giungono alcune precisazioni da parte del medesimo medico cantonale, Giorgio Merlani: «Personalmente sono informato della situazione solo da metà settembre e da allora ci stiamo adoperando per consentire l’accesso alle cartelle cliniche – considera –. La questione è però più complessa di quanto possa apparire: il medico si trova in carcerazione preventiva, non vi è personale di studio e non vi sono familiari che siano autorizzati ad accedere alle cartelle».
E ancora: «Giovedì 15 ottobre, una volta resa pubblica la notizia, io stesso ho chiesto il sostegno dell’Ordine dei medici ticinesi, presieduto da Franco Denti. Quest’ultimo si è messo a disposizione per raccogliere le cartelle cliniche e distribuirne copia ai pazienti che ne faranno richiesta, non appena ci sarà consentito accedere allo studio. Sono inoltre in contatto con la procuratrice pubblica e con i servizi sociali del carcere, proprio per rendere possibile tale accesso». In conclusione, il medico cantonale invita i medici del Locarnese «a evitare interventi tardivi e non coordinati, che rischiano di creare confusione rispetto alle indicazioni già fornite alle persone concretamente in grado di intervenire». Un’informazione, questa, che Broggini è chiamato a trasmettere ai colleghi del Circolo medico del Locarnese.
I precedenti nella regione
In passato altre malaugurate circostanze avevano portato professionisti dell’ambito medicosanitario a dover rispondere, anche in Tribunale, di accuse riguardanti una cattiva condotta con i pazienti.
Un caso, piuttosto recente, è quello dell’ergoterapista prima accusato di ripetuta coazione sessuale da una paziente, poi incarcerato (complessivamente per oltre 260 giorni) ma infine prosciolto sia in primo, sia in secondo grado (nel 2019). A lui era stato riconosciuto un risarcimento complessivo di più di 200mila franchi fra riparazione del torto morale e danno economico subito, nonché 150mila franchi di spese legali sostenute.
Diversamente era andata in precedenza (erano i primi anni 2000) al pediatra condannato a 7 mesi di detenzione (sospesi) dalle Correzionali di Locarno proprio per il reato di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere. Ad accusarlo era stata una ragazza di 16 anni, secondo cui il medico aveva condotto una visita “non pulita” nei suoi confronti. L’uomo, con 31 anni di irreprensibile carriera alle spalle, si era sempre professato innocente, ricorrendo fino al Tribunale federale, che nel 2007 aveva però confermato la condanna, rendendola definitiva.
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