È l’ora della verità per Santa Maria
Lunedì il Consiglio comunale si esprimerà sulla pianificazione, ferma da 30 anni, del comparto per il quale ci sono richieste di indennizzo da 25 milioni
di Sascha Cellina
L’ora della verità è vicina per il comparto Santa Maria di Gordola, la porta d’entrata est del comune sul Piano di Magadino ma a ben guardare anche di (una futura grande?) Locarno, il cui sviluppo è però sospeso in un limbo da ormai 30 anni. Lunedì approderanno in Consiglio comunale i due messaggi municipali, strettamente legati e risalenti ormai al luglio del 2021, riguardanti la pianificazione dell’area di circa 50mila metri quadrati delimitata a nord dalla strada cantonale (via San Gottardo) e a sud dalla ferrovia e che parte proprio all’altezza della stazione Tilo per arrivare, spostandosi verso Bellinzona, sino al riale Carcale. Un comparto oggi ancora solo in parte artigianale-industriale (nel 2011 un vasto incendio aveva distrutto un grande capannone che ospitava diverse attività) e in parte in disuso, dal grande potenziale di sviluppo ma come detto bloccato ormai dal 1996, ossia dall’adozione del Piano regolatore di Gordola. Questo perché per svariati motivi (su tutti la difficoltà di accontentare i vari portatori d’interesse, senza dimenticare i vincoli cantonali), i successivi tentativi di adozione di uno specifico Piano particolareggiato non sono andati a buon fine, se non in minima parte. Un vuoto pianificatorio che oltre a bloccare lo sviluppo del quartiere, ha esposto il Comune al rischio di richieste di indennizzo, infine presentate (per asserita espropriazione) dai proprietari di alcuni fondi interessati per un totale di oltre 25 milioni di franchi. Le procedure sono al momento sospese su richiesta degli stessi promotori, che possono però decidere di riattivarle in qualsiasi momento.
Le basi per un nuovo quartiere residenziale
Una situazione che si spera possa sbloccarsi lunedì con l’atteso via libera del legislativo ai messaggi municipali. Il primo (la variante di Pr) rappresenta la premessa formale per secondo (il Piano particolareggiato), in quanto ne definisce l’assetto urbanistico generale tenendo conto di “strumenti pianificatori di ordine superiore” e di valenza regionale, in particolare le misure del Piano di agglomerato del Locarnese (senza dimenticare gli obblighi derivanti dal Piano direttore cantonale e in particolare la scheda R6). Tra queste, la rinuncia all’ipotizzata rotonda all’innesto di via Gaggiole su via San Gottardo (in attesa di riqualifica), l’inserimento della tratta est-ovest della ciclabile BellinzonaLocarno e l’assegnazione a Zona ferroviaria della nuova stazione ferroviaria Ffs (e delle opere complementari), con conseguente adeguamento del perimetro del comparto.
Comparto per il quale, come si legge nel relativo Piano particolareggiato, il Municipio prevede “una edificazione composta da diverse tipologie di edifici (la maggior parte a uso residenziale, ndr) e la cui ‘skyline’ digrada da via S. Gottardo verso la linea ferroviaria a confermare la funzione del quartiere quale snodo dall’urbano alla naturalità del Piano di Magadino. L’esclusione delle vetture dalla superficie (gli unici stalli non interrati sono previsti lungo viale Stazione e a nord, per servire le attività commerciali affacciate su via San Gottardo, ndr) crea le opportunità per generare spazi liberi passanti (in particolare verdi, soprattutto a sud, ndr) che da una parte delimiteranno angoli di aggregazione e dall’altra renderanno Santa Maria un quartiere aperto a tutta la popolazione”. Insomma, una zona residenziale (potenzialmente circa 800 abitanti) modellata sui criteri della sostenibilità, della mobilità intelligente e della qualità urbanistica.
Commissioni divise
A conferma della complessità – ma anche dell’importanza – del dossier e nel solco dell’iter tortuoso che ha seguito fin qui, anche in seno alle commissioni chiamate a esprimersi sui due messaggi non c’è unanimità. Per entrambi la Gestione presenta un rapporto di maggioranza (favorevole al progetto) firmato da quattro membri e uno di minoranza sottoscritto dagli altri tre. I primi (relatore Giovanni Comotti) spiegano di essersi “focalizzati in particolare sulle implicazioni finanziarie e sulla sostenibilità degli investimenti pubblici”, tenuto conto che “ad oggi sono stati già spesi oltre 635mila franchi”. Ebbene, la conclusione è che “dal profilo finanziario per le casse comunali, l’operazione è giudicata equilibrata e sostenibile”. I commissari sottolineano però anche “l’ampio e franco dibattito interno” e come “la decisione di giungere a una risoluzione favorevole a maggioranza scaturisce dalla consapevolezza che sia giunto il momento di concludere, almeno in questa sede legislativa, un percorso pianificatorio lungo e non privo di ostacoli”, al fine di trasformare “un’area oggi critica in un’opportunità di sviluppo sostenibile per Gordola”.
Di tenore (e tono) opposto i rapporti di minoranza (relatore Johannes Wyss e sottoscritti anche dal presidente della commissione Davide Gianettoni), che chiedono di bocciare entrambi i messaggi relativi a un progetto che “non offre alcun vantaggio all’attuale popolazione residente nel nostro comune” (anzi metterebbe a rischio l’attività di diversi artigiani, commercianti e aziende che hanno sede nel comparto) e che “appare in evidente contraddizione con la legge sulla pianificazione del territorio”, in quanto a livello di terreni edificabili “Gordola ha un sovradimensionamento del 463%”. Inoltre, “alle segnalazioni e alle domande della nostra commissione, il Municipio non è stato in grado di fornire risposte giuridicamente fondate, né ragionevolmente plausibili e/o convincenti”. Una spaccatura che emerge, seppur in maniera meno marcata, anche all’interno della commissione Edilizia e Piano regolatore. Nel rapporto di maggioranza (relatore Pietro Pedroni) sottoscritto da quattro membri su sette, si evidenzia come se da un lato è difficile calcolare l’impatto di un tale progetto sulla futura pianificazione del Comune per rapporto alla contenibilità del Piano regolatore (per il Municipio l’incidenza del Piano particolareggiato risulta “tutto sommato contenuta”), “in termini pratici la definizione e l’attuazione di questo nuovo comparto genererà degli indotti importanti per la comunità, sia in termini economici che per il paesaggio”. Toccando (e chiedendo al Municipio di tenerne debita considerazione) anche temi quali spazi comunali per l’istruzione da inserire nel nuovo quartiere, l’accessibilità della fermata Ffs e la gestione delle aree verdi, i commissari invitano i colleghi del legislativo ad accettare entrambi i messaggi municipali.
È invece di bocciare la variante di PR e di accogliere con modifiche il PP l’indicazione che dà nei suoi rapporti di minoranza la presidente della stessa commissione Joëlle Matasci. Quest’ultima contesta in particolare l’impossibilità, da progetto, “di arrivare direttamente con un veicolo motorizzato alla stazione ferroviaria” e le osservazioni “inattendibili, perché obsolete” relative alla questione della contenibilità (zone edificabili). E propone tra le altre cose di istituire un solo piano di quartiere, di limitare l’altezza massima delle nuove costruzioni a 5+1 piani e di rendere gli spazi verdi previsti non pubblici (passando quindi la gestione dal Comune ai privati). Quel che è certo è che lunedì nella sala del consiglio comunale si chiuderà (o aprirà, dipende dai punti di vista) un capitolo importante della storia di Gordola.
LOCARNO E VALLI
it-ch
2026-03-05T08:00:00.0000000Z
2026-03-05T08:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281676851402261
Regiopress SA