‘Salviamo i castelli’ Spariti i tre motivi
Il Noce ha modificato il testo del referendum per renderlo ricevibile
di Marino Molinaro
Quali informazioni deve contenere il testo accompagnante una domanda di referendum contraria a una decisione che s’intende sottoporre al voto popolare? Se lo sta chiedendo più di un bellinzonese alla luce delle due versioni – molto diverse fra loro, anzi apparentemente agli antipodi – che il Noce ha pubblicato nelle ultime due settimane sul progetto di valorizzazione culturale e turistica della Fortezza per il quale il Consiglio comunale durante la seduta del 9 marzo ha stanziato 19 milioni. In un primo momento il movimento politico del già sindaco Brenno Martignoni Polti aveva affiancato allo spazio riservato alle firme un testo esplicativo nel quale elencava tre punti che a suo dire andrebbero integrati nel messaggio municipale. Ossia la difesa della denominazione Castelli anziché l’uso di Fortezza; il libero accesso gratuito di chiunque alle corti interne e ai percorsi murari e sottomurari anziché il previsto ticketing per la corte di Castel Grande e la murata sotterranea; il mantenimento della governance pubblica anziché affidata a un’apposita fondazione mista Cantone, Città, Turismo e Unesco. Successivamente questi punti aggiuntivi sono del tutto scomparsi dal testo della domanda di referendum (quella attualmente in circolazione), sostituiti dai sei punti che costituiscono dal profilo letterale e formale la risoluzione votata dal Cc, così come sancisce la Legge organica comunale (articolo 75). Niente più alcun riferimento ai temi cari ai referendisti. Ciò che pone il cittadino con diritto di voto di fronte all’impossibilità di capire – facendo capo alla sola domanda di referendum riformulata – il tema del contendere. E meglio, per quali motivi bisognerebbe firmare il referendum e andare alle urne.
‘Fa stato la risoluzione del Legislativo’
«In effetti ci siamo accorti che ai fini della ricevibilità, va formalmente rispettata la norma legislativa secondo cui va posta in votazione popolare la decisione del Legislativo e non l’opinione dei referendisti o la controproposta in antitesi a quella municipale e della maggioranza del Legislativo», spiega Brenno Martignoni Polti. «Perciò, sebbene noi non si contesti il progetto di valorizzazione in sé, siamo costretti a chiedere una votazione popolare proprio sul progetto generale, anziché sui tre punti che ci stanno a cuore. A ogni modo nei luoghi di raccolta firme, come pure sul portale del Noce, e lo faremo anche in occasione della conferenza stampa convocata giovedì, i motivi a monte della nostra decisione sono spiegati in modo esaustivo e il cittadino con diritto di voto può farsi un’idea chiara, senza fraintendimenti, di quello che va a firmare».
‘La mia opinione nota e chiara’
Due però gli elementi contraddittori balzati subito all’occhio durante il dibattito in Consiglio comunale. Dapprima il fatto che il promotore del referendum Martignoni Polti in qualità di membro della Commissione della gestione del Cc abbia firmato (ma con riserva) il rapporto… favorevole al messaggio municipale sul progetto da 19 milioni; in secondo luogo l’assenza dello stesso Martignoni Polti durante il dibattito a Palazzo civico. Favorevole con riserva, poi assente in aula e ora referendista. Non è troppo? All’ombra dei merli, memore della storia politica del già sindaco, c’è chi la sta definendo una ‘brennata’. «Favorevole con riserva – spiega lui stesso – significa che ero e sono tutt’oggi favorevole al progetto di valorizzazione culturale e turistica. E in sede di rapporto commissionale non me la sono sentita di schierarmi contro un progetto così importante per due questioni che ho preferito inserire in altrettanti emendamenti poi discussi dal plenum che li ha respinti. La mia opinione appare peraltro chiaramente nei verbali della Gestione precedenti alla seduta del plenum. Poi durante il dibattito, al quale non ho potuto presenziare per motivi di natura familiare, ma al quale ha preso parte il collega del Noce Orlando Del Don che ha esposto le nostre motivazioni, è emersa l’opinione di una parte della sinistra contraria alla gestione affidata a una fondazione, opinione con la quale concordiamo», tant’è che il Partico comunista ha nel frattempo comunicato pubblicamente il suo sostegno al referendum.
Metamorfosi semantica e di fatto
Di sicuro c’è chi non nasconde imbarazzo nel constatare che nell’anno 2026, caratterizzato da problemi planetari gravi e impellenti, a Bellinzona ci si trastulli sulla semantica. Vero è che ha la sua importanza e d’altronde basti pensare che nel messaggio municipale di circa cento pagine il termine ‘Fortezza’ ricorre 206 volte e ‘Castelli’ solo 24. Una metamorfosi che il Municipio motiva in un paragrafo a pagina 12 del suo messaggio: “Il ripensamento dell’allestimento degli spazi espositivi è inteso ad esprimere un concetto d’insieme coinvolgente tutta la fortificazione in un flusso unitario e organico tra interni ed esterni e attraverso di esso mettere in luce singoli aspetti dell’articolata storia del sito. Conseguenza di questa impostazione è anche il passaggio di denominazione da ‘Castelli’ a ‘Fortezza Bellinzona’, termine generico che abbraccia in dicitura anche la Murata e la Cinta borghigiana”.
‘Ci è parso opportuno sollevare il tema’
Non sembra fare una piega. Se ne sentiva dunque proprio il bisogno, del referendum? In definitiva il progetto, che ha richiesto dieci anni di complicata maturazione sull’asse Città-Cantone-Unesco, ora mira allo sprint finale nell’ottica di rientrare, quale punto determinante, nell’offerta di eventi e strutture prevista all’interno della candidatura di Bellinzona a Capitale culturale svizzera 2030. E in fondo si potrebbe obiettare che chiunque sarà poi libero di chiamare lo storico sistema difensivo turrito come gli pare, Castelli o Fortezza o le singole denominazioni dei tre manieri che sono invero parecchie; che i bellinzonesi domiciliati, i giovani e gli studenti avranno sempre il libero e gratuito accesso alle parti esterne e alle corti; che le visite ad analoghi siti storici ed espositivi sono a pagamento anche nel resto del mondo (a parte qualche eccezione) a cominciare proprio dalle aree esterne; e che la gestione affidata ad apposite fondazioni, rappresentanti tutti gli attori in gioco, sembra aver dato prova di successo. «Si tratta di questioni che il Noce ha discusso durante la sua riunione mensile, l’ultima avvenuta in presenza di 15-20 persone. A fronte del modesto successo ottenuto dai nostri emendamenti in Consiglio comunale – rileva Martignoni Polti – ci è parso comunque opportuno sollevare il tema all’indirizzo della popolazione. La raccolta firme prosegue e l’11 maggio, ultimo termine per la loro consegna, ci conteremo. Non sarà facile raggiungere le richieste 3’000 sottoscrizioni, ma ci stiamo impegnando a farlo».
Il Municipio se n’era accorto
I prossimi passi formali competono all’Esecutivo cittadino. Sempre l’articolo 75 della Loc stabilisce infatti che “entro un mese dalla presentazione, il Municipio esamina se la domanda è regolare e ricevibile (ndr: la prima versione come detto non lo era e stando a nostre informazioni il Municipio se n’era accorto) e pubblica all’albo la sua decisione. Riconosciute la regolarità e la ricevibilità, esso sottopone la risoluzione alla votazione popolare al più tardi entro cinque mesi dalla pubblicazione all’albo della decisione”.
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