‘Hanno agito come il gatto e la volpe mossi dalla cupidiga’
Inflitte pene sospese a due coniugi e al loro contabile
Carlo Canonica ed Emma Delucchi
«Se c’è un’operazione finanziaria che non può essere spiegata in poche semplici frasi è perché c’è qualcosa da nascondere». Con questa considerazione, dopo aver affermato che il professore universitario imputato alle Assise criminali di Lugano ha «alzato la più tipica cortina fumogena fatta di tecnicismi e spiegazioni a tratti incomprensibili», il presidente della Corte Amos Pagnamenta ha motivato la condanna ai danni dell’accademico esperto di finanza aziendale, della moglie commercialista – entrambi italiani – e del loro contabile ticinese per amministrazione infedele aggravata. Secondo la Corte, composta anche dai giudici a latere Emilie Mordasini e Rosa Item, i due economisti hanno costruito un complesso sistema societario che ha causato un danno di quasi tre milioni di euro a un imprenditore bresciano e alla sua famiglia, condannandoli pertanto a due anni di detenzione sospesi per due anni. Al contabile, definito un «uomo di paglia» nei giorni scorsi dal procuratore generale Andrea Pagani così come anche ieri dalla Corte, è stata comminata una pena di 180 aliquote giornaliere da trenta franchi, anch’esse sospese con la condizionale per due anni. Durante i primi due giorni di processo i tre condannati hanno respinto le accuse, mentre il pg ha chiesto una pena di tre anni, parzialmente sospesi per i due italiani – difesi in aula da Daniele Timbal e da Davide Corti – e di 18 mesi per il 76enne ticinese difeso da Giuseppe Gianella.
‘Una galassia di società’ per sottrarre denaro
Secondo quanto ricostruito all’inizio nel 2003 l’imprenditore – costituitosi accusatore privato e rappresentato da Luca Marcellini – si era rivolto al professore per pianificare il passaggio generazionale della propria azienda, ottimizzare il carico fiscale e investire in un immobile. Da quel mandato nacque però «una complessa struttura contrattuale e societaria, fatta di una galassia di società svizzere e italiane, contratti fiduciari e licenze sul know-how», ha ricordato Pagnamenta, attraverso la quale i due principali condannati assunsero progressivamente il controllo degli averi sottratti. Un’operazione durata fino al 2014 e resa possibile in quanto «la vittima riponeva nei due consulenti una piena e totale fiducia, fondata sulla loro reputazione professionale e accademica» e, in particolare, «non aveva capito pienamente il senso di quello che gli veniva sottoposto». Anzi, ha aggiunto il giudice, «se le spiegazioni che otteneva erano simili a quelle che ha fornito il professore in questi giorni in aula, sfido chiunque a comprendere appieno».
La Corte ha ritenuto che l’intera operazione fosse stata concepita «fin dal principio per trasferire progressivamente risorse dalla famiglia dell’imprenditore alle società riconducibili ai due coniugi». Attraverso il conferimento del know-how e il pagamento delle royalties, il denaro usciva infatti dall’azienda per confluire nelle società controllate dagli imputati, contribuendo nel contempo al finanziamento dell’immobile in Piemonte di proprietà di una delle società della coppia e causando così un danno complessivo di circa 2,95 milioni di euro. Una dinamica che, secondo Pagnamenta, ricorda quella del gatto e della volpe di Carlo Collodi: «Basterà ricordare gli zecchini d’oro seppelliti nel Campo dei miracoli. L’analogia è evidente: la mattina dopo non solo non c’era nessuna pianta, ma erano sparite anche le monete d’oro». Per la Corte, allo stesso modo, l’imprenditore ha riposto fiducia nei due professionisti ritrovandosi però, alla fine dell’operazione, con un patrimonio sensibilmente impoverito.
Fiducia conquistata con i titoli e poi tradita
I due esperti di finanza, ha aggiunto il giudice, sono stati «ideatori e artefici dell’intero costrutto». Pertanto la loro colpa è stata definita grave in quanto «sono stati ideatori e artefici dell’intero costrutto, hanno concepito personalmente l’impianto contrattuale, fissato i valori in gioco, negoziato con la banca e alla fine ci hanno guadagnato loro dall’intera operazione. La loro qualifica professionale ha indotto gli altri a riporre piena fiducia in loro. Fiducia che è stata evidentemente tradita», ha affermato Pagnamenta, aggiungendo che i due hanno agito per un lungo periodo di tempo «mossi dalla cupidigia, dalla ricerca di un facile guadagno». Diversa la posizione del contabile ticinese che si fidava delle facoltà intellettuali degli altri due condannati, ma ciononostante, ha sostenuto Pagnamenta, «è stato tradito anche lui». La Corte, pur riconoscendo che il 76enne non aveva ideato l’operazione e che si limitava a firmare i documenti predisposti dagli altri due imputati, ha ritenuto che, quale amministratore, non potesse «seriamente sostenere di non essersi reso conto del rischio di arrecare un danno. Firmando senza verificare il contenuto degli atti, ha accettato quel rischio e ha quindi agito con dolo eventuale».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
it-ch
2026-07-04T07:00:00.0000000Z
2026-07-04T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281676851647848
Regiopress SA