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Sulla nuova via alla Riva è scontro asfalto-calcestre

Il Quartiere Rivapiana contesta le scelte municipali

Di Davide Martinoni

“Definire l’asfalto rosso per la nuova pavimentazione di via alla Riva una scelta di ‘continuità storica’ è, francamente, una narrazione costruita”. Lo sostiene il comitato dell’Associazione Quartiere Rivapiana (Aqr) di Minusio in relazione a quanto apparso sulle pagine de “laRegione” martedì 28 luglio.

La realtà, per l’Aqr, “è un’altra” e se ne parla diffusamente sul bollettino dell’associazione di quartiere: “Dalla documentazione storica e dalle testimonianze come quella di Silvano Giannini, via alla Riva si presentava fino agli anni Settanta in calcestre e solo dopo è stata trasformata con asfalto arricchito da ghiaia di porfido rosso (e non colorante). Richiamarsi dunque alla ‘tradizione’ per giustificare l’asfalto odierno è improprio”.

‘Parte di un ecosistema’

I contributi dedicati dall’Aqr al tema del rifacimento di via alla Riva sono due. In uno si dice che “per rifare la pavimentazione la scelta dei materiali non è solo una questione tecnica o estetica. Il dialogo tra la via e il contesto paesaggistico è ben più complesso e profondo: riguarda la biodiversità e il rispetto del suolo. Una stradina a lago non è infatti solo una infrastruttura: è parte di un ecosistema”. Fino agli anni 70 la pavimentazione era in ghiaia bianca e calcestre; materiale verso il quale sembrava volersi orientare lo stesso studio Bartke Pedrazzini architetti, incaricato dal Comune di progettare la rivalutazione della stradina a lago. Questo, in virtù di qualità ecologiche come “permeabilità del suolo, minore impatto termico e integrazione paesaggistica più armoniosa”, sottolinea l’Aqr. Insomma, “una scelta di maggiore sostenibilità, rispondendo alle attuali sfide legate ai cambiamenti climatici e quindi ai dettami che la Confederazoine rivolge a Cantoni e Comuni affinché rendano le pavimentazioni più permeabili possibili secondo il concetto di ‘città spugna’”. Ricorda ancora l’Aqr che la scelta del calcestre era stata condivisa con la popolazione nel corso della serata pubblica del novembre del ’23. Tuttavia, “il Municipio, indipendentemente dai progettisti, ha optato per un’altra soluzione che prevede per gran parte del percorso un asfalto rosso”. Ciò spinge l’associazione di quartiere a chiedersi “quali criteri (tecnici, economici, di manutenzione o altro)” abbiano prevalso.

‘È mancato il coraggio’

Da parte dell’autorità, per il Quartiere Rivapiana, “ci si sarebbe aspettati un atteggiamento più coraggioso, capace di trasmettere il significato e il valore di una scelta sostenibile – come sarebbe stata quella del calcestre – anche a chi oggi non dispone ancora degli strumenti per apprezzarne pienamente i vantaggi. Una scelta che unisce funzionalità, rispetto per l’ambiente e qualità estetica, in sintonia con il carattere e il paesaggio del luogo. Nel contesto climatico attuale, parlare di ‘città spugna’ significa favorire superfici permeabili, capaci di assorbire l’acqua, ridurre il deflusso e mitigare le isole di calore”. Secondo l’Aqr, poi, “l’asfalto – per definizione – va nella direzione opposta”. Infine: “Manipolare la storia per legittimare una soluzione tecnica comoda ma ambientalmente superata è un’operazione che non possiamo accettare. Inoltre, giustificando l’asfalto come di più facile manutenzione e di maggior durata si dimentica la problematica delle riparazioni che lasciano appezzamenti sicuramente antiestetici. Rivapiana non ha bisogno di maquillage cromatici, ma di scelte autentiche, coerenti e lungimiranti”. La conclusione è che la scelta di non considerare la rivalutazione del calcestre rappresenta “un’occasione persa per rispondere alle sfide di oggi, liberandoci dall’idea di sviluppo degli anni 70 ormai superata, perché non più sostenibile”.

Va ricordato che proprio a seguito delle perplessità causate nel quartiere (e fra gli stessi progettisti) dal riutilizzo dell’asfalto rosso, la capodicastero Genio civile e pianificazione di Minusio, architetto Francesca Guscetti, aveva riportato la questione sia in sede commissionale, sia in Municipio e «dappertutto – aveva sottolineato la stessa Guscetti – la scelta di optare ancora per l’asfalto, rosso, ha resistito ed è stata confermata con convinzione».

La ‘strada bianca’ dei Nightbirds

Della passeggiata lungo la riva fino agli anni 70, come accennato, l’Aqr ha anche parlato con una memoria storica di Minusio come Silvano “Sigi” Giannini. Quest’utimo ha ricordato la strada in ghiaia bianca e calcestre che ha dato il nome persino a una canzone dei “Nightbirds”. All’asfalto (con ghiaia di porfido e non colorante) si era passati dopo, per scelta dei politici dell’epoca. “Da quel momento – rievoca Giannini – abbiamo cominciato a vivere maggiormente il lungolago ed era molto bello andare avanti e indietro in bicicletta dall’Hotel Reber fino a Mappo. Semplicemente, un posto meraviglioso!”.

LOCARNO E VALLI

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2026-07-30T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281676851705801

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