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Si ripensa piazza Baraini, ma facendo largo al verde

Mendrisio mette mano a piazza Baraini, ma a Piano regolatore cambia la prospettiva. Il progetto però fa già discutere, soprattutto per il gruppo Udc-Udf

di Daniela Carugati

Nel comparto nel ‘cuore’ del quartiere il Municipio di Mendrisio ha in progetto un nuovo bosco urbano. La scelta, però, fa già discutere la politica comunale.

È da anni che a Genestrerio sognano di riappropriarsi di piazza Baraini. L’obiettivo di recuperare quello spazio urbano era stato iscritto, in effetti, nei patti stretti fra l’allora Comune (e attuale Quartiere) e Mendrisio; accordi che hanno poi accompagnato verso l’aggregazione, concretizzata nell’aprile del 2009. Non solo, la volontà di riqualificare una parte del ‘cuore’ del paese era uscita indenne, ormai oltre vent’anni or sono, anche dalla prova del voto referendario. C’è voluto, però, un bel po’ di tempo da allora prima di riuscire ad approdare, giusto quest’anno, alla variante di Piano regolatore (Pr) che, di fatto, intende ridisegnare il comparto che include la piazza e la chiesa di Sant’Antonio Abate. Il dossier, in pubblicazione questa estate, si prefigge di andare persino oltre la valorizzazione dell’area. La modifica di Pr qui (come altrove sul territorio comunale) concretizza altresì i principi della zona di pianificazione istituita nel solco della riduzione del potenziale edificatorio. E ciò, si mette nero su bianco, “a favore di nuove zone per scopi pubblici e nuove aree verdi”. In buona sostanza, si rinuncerà a issare nuove gru, ma soprattutto si convertiranno due spazi in un bosco urbano. Infatti, nel raggio di azione della Città è entrata la conversione di piazza Baraini e delle aree adiacenti, attualmente adibite a posteggio; mentre sul piano degli investimenti per interventi costruttivi e di arredo si destineranno circa un milione e 460mila franchi. Una scelta ideale quanto concreta che ha già fatto storcere qualche naso. Udc-Udf in una interrogazione depositata a inizio luglio parla di “un cambiamento di rotta netto e difficilmente giustificabile”.

Una risposta alle sfide climatiche

Il Municipio della Città, va da sé, è di tutt’altro avviso. Ai suoi occhi la proposta pianificatoria traduce “un progetto lungimirante che affronta in modo concreto le sfide climatiche (raffrescamento) e sociali (spazio pubblico) secondo il concetto di ‘Città spugna’”. L’intento dichiarato, in effetti, è quello di offrire “nuovi spazi pubblici d’incontro attrattivi, funzionali e accoglienti, anche durante le giornate calde”, creando delle “oasi di quiete”, riconquistando così circa 3’300 metri quadri di territorio laddove è stata riscontrata la presenza di isole di calore. Mappa alla mano, il nuovo orientamento permetterà, come fa notare l’Esecutivo nel Rapporto di pianificazione, di connettere Genestrerio al Parco del Laveggio, senza peraltro venire meno al rispetto dovuto alla sostanza storica della realtà locale, dove è evidente l’impronta del passato rurale. Tutto ciò lungo quel corso d’acqua preso come spina dorsale del Comune del futuro, come indicato nel Piano direttore comunale.

Si rimedierà anche agli errori del passato

D’altra parte, fa notare ancora l’autorità cittadina, “l’edificazione prefigurata in passato con un Piano di quartiere è stata dissuasa dal Cantone”. E ciò a fronte anche del certificato sovradimensionamento di quello che era già il Piano regolatore dell’ex Comune di Genestrerio. Ed è proprio la posizione superiore che ha convinto Mendrisio a “sviluppare un concetto alternativo” per quello che viene definito un “importante comparto urbano”. In effetti, si motiva ancora, “il paesaggio ha la forza di risolvere errori commessi sulla spinta della crescita economica nei decenni scorsi, ristabilendo un ordine di priorità diverso, capace di dare al vuoto del prato centrale del nucleo di Genestrerio il significato dell’opportunità da cogliere a beneficio della collettività, piuttosto – si rimarca – che l’ennesimo sfruttamento edilizio non necessario e avulso dal contesto storico, a maggior ragione se ciò comporta l’abbattimento dell’edificio postale senza alcun particolare pregio architettonico”.

Un’idea... verde già sperimentata

È in questo solco che si inserisce l’idea del bosco urbano, immaginato dirimpetto piazza Baraini, mutuata da esperienze già sperimentate all’estero senza trascurare di adattarlo alle caratteristiche locali. Realizzarlo, si spiega, significherà riqualificare “paesaggisticamente gli spazi pubblici con maggiore occupazione di suolo permeabile, alberi e altra vegetazione, migliorando le opportunità di svago di prossimità e favorendo una maggiore integrazione degli spazi naturali nel contesto urbano”. Di fatto, si annota, simboleggerà “il legame antico tra l’abitato originale e i meandri del fiume Laveggio”, facendo riferimento altresì alla “convivenza tra essere umano e natura”, propria dei villaggi rurali. A ben vedere, si richiama ancora, “il bosco urbano è oggi – e lo sarà in futuro per i suoi benefici ecosistemici – tanto necessario nell’edificazione densa (come quella di matrice secolare del nucleo) quanto in passato era essenziale per un insediamento e i suoi abitanti disporre della campagna per garantire la sussistenza”.

Prima gli interessi pubblici

Nell’approccio scelto dalla Città spicca, insomma, l’intento di creare "un ampio comparto d’interesse pubblico”, che dal nucleo va a lambire l’area naturalistica e ricreativa del Parco del Laveggio. Non solo, si compirà, da un lato, un passo avanti nella pedonalizzazione parziale dell’area, dall’altro si completerà la rete di mobilità lenta e di connessione ecologica centrale per il Comune di Mendrisio. In questo modo gli interessi privati vengono subordinati a quelli pubblici. Dossier e strategia sono ora in consultazione, per poi giungere sui tavoli del Consiglio comunale e davanti al Cantone.

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