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Cargo, i Comuni serrano i ranghi

C’è chi reagisce alle risposte giunte dalle Ffs, che sulla riorganizzazione non recedono: ‘Nessun margine’. E adesso si attende l’incontro chiesto dal governo

Di Daniela Carugati

Dal Mendrisiotto e Basso Ceresio lo sguardo, ancora una volta, è rivolto verso Bellinzona e Palazzo delle Orsoline. Si resta in attesa di conoscere la data dell’incontro che il governo ha richiesto ai responsabili delle Ferrovie. E si confida che tornare al tavolo della discussione possa permettere di strappare qualche garanzia in più almeno per il futuro del Ticino che orbita attorno al traffico merci su rotaia, per i posti di lavoro e per nuove opportunità occupazionali. Anche perché sulle riorganizzazioni messe in campo – l’ultima da maggio sul traffico a carri isolati – il proverbiale dado è tratto.

Le Ffs l’hanno detto chiaro e tondo pure ai quindici Municipi del Mendrisiotto e Basso Ceresio che a inizio giugno avevano bussato alla loro porta, capofila l’Esecutivo di Chiasso. Ora come ora, fa capire a chiare lettere la missiva vergata da Alexander Muhm, responsabile del Traffico merci, e Roberta Cattaneo, direttrice regionale Ffs, Regione Sud, recapitata alle Cancellerie, non vi sono “elementi nuovi” per riconsiderare la strategia attuata per la riorganizzazione di Ffs Cargo. Le decisioni prese, insomma, non verranno riviste; né saranno avviati altri approfondimenti. Lo scritto giunto prima della fine di luglio non lascia spazio a un ripensamento. Così agli Esecutivi non è rimasto che prendere atto della risposta dei vertici delle Ferrovie.

Resta la preoccupazione

In ogni caso, “l’indignazione e la preoccupazione” restano, come rimarca il Municipio di Morbio Inferiore rispondendo all’atto parlamentare di Morbio 2030 (Sinistra e Verdi), sullo sfondo proprio le misure adottate in merito al traffico merci a carri isolati. Provvedimenti che hanno portato, in particolare, alla chiusura del deposito macchinisti di Chiasso e alla perdita, globalmente, in Ticino di 40 posti di lavoro. Non consola, infatti, sentirsi ribadire dalle stesse Ferrovie che si è dedicata “particolare attenzione ai collaboratori interessati in Ticino, con il preciso obiettivo di evitare licenziamenti”, agendo, si rimarca, nel “pieno rispetto” del Contratto collettivo di lavoro (Ccl). Certo, si fa capire, è legata alla decisione personale di chi è stato toccato dalla riorganizzazione – ormai conclusa – l’accettazione delle proposte alternative messe sul tavolo o la scelta di lasciare le Ffs; una via, quest’ultima, percorsa da alcuni dei dipendenti.

Allo stesso modo non alleggerisce l’apprensione per l’avvenire vedersi compresi nel “forte legame storico che unisce la regione del Mendrisiotto, e in particolare Chiasso, alle Ffs e al trasporto ferroviario delle merci”. I vertici delle Ferrovie, si rimarca nella risposta segnata ai Comuni, non mettono in discussione, insomma, “l’importanza strategica del sito ferroviario di Chiasso, che continua a rappresentare un nodo fondamentale per il traffico merci nazionale e internazionale”. Si evocano, in effetti, “gli importanti investimenti realizzati negli ultimi anni”. Non di meno sul territorio la sensazione è quella di continuare comunque a perdere terreno.

‘Servono azioni istituzionali congiunte’

E proprio per questo gli enti locali non si vogliono arrendere. “Benché il margine di manovra risulti estremamente ristretto – ribadisce l’Esecutivo di Morbio Inferiore dando seguito all’interrogazione, primo firmatario Daniele De Blasi –, il nostro Municipio intende intraprendere tutto quanto nelle sue possibilità a salvaguardia dei posti di lavoro di Ffs nel nostro comprensorio. Siamo peraltro convinti che l’unica azione che potrebbe risultare utile in questo senso sia quella di continuare ad aderire a iniziative coordinate che coinvolgano il maggior numero possibile di Comuni e di altre istituzioni della regione e del Cantone”.

Come dire che l’unione fa la forza. Soprattutto per rivendicare, come messo nero su bianco nella lettera di giugno, al fianco del Comitato contro lo smantellamento di Ffs Cargo, di “prevedere a favore della regione adeguate misure di compensazione”, come la creazione “di posti di lavoro sostitutivi atti a bilanciare quelli soppressi negli ultimi decenni” e il “rafforzamento del trasporto merci su ferrovia nel rispetto degli obiettivi di politica ambientale e territoriale”.

Il rapporto tra Ffs e clientela

Dal canto loro, sempre nel reagire alle sollecitazioni dei Municipi, le Ffs ricordano che le decisioni adottate rispondono alle nuove dinamiche del mercato e alle esigenze della clientela e “mirano a preservare la competitività del trasporto ferroviario delle merci nel suo complesso”. Non solo, appare “indispensabile che un numero crescente di imprese scelga concretamente la ferrovia quale modalità di trasporto delle proprie merci. Solo una crescita sostenibile dei volumi trasportati potrà contribuire a garantire l’occupazione nel lungo periodo e a limitare la necessità di ulteriori interventi organizzativi”.

Vista da Oltregottardo

Di recente però, stando alla ‘Weltwoche’, i rapporti con i clienti, appunto, mostrano diverse difficoltà, peraltro chiare e già sollevate da sindacati e attivisti del Comitato contro lo smantellamento di Ffs Cargo in Ticino. Nell’articolo ‘Wie Sbb Cargo seine Kunden brüskiert’ di inizio agosto si evidenzia, infatti, come il ridimensionamento dei servizi abbia alimentato il malcontento. Tanto che chi può, si annota, si è già riorganizzato, torna alla strada o comunque abbandona le Ffs per altre società di trasporto su rotaia. E questo, alla lunga, sortirà i suoi effetti ed è di sicuro un problema in prospettiva. Mentre la politica federale, si rilancia, si mostra attendista.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-08-22T07:00:00.0000000Z

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