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Commemorazione con saluti romani, scatta la denuncia

Quasi duecento persone erano in piazza Manzoni per manifestare contro l’estrema destra che, nel frattempo, si è riunita nell’area degli Scout

Di Carlo Canonica

In contemporanea al presidio antifascista in centro città, simpatizzanti di estrema destra si sono radunati abusivamente nella sede degli Scout al grido di ‘Camerata, Presente!’.

Turisti. Famiglie con bambini. Anziani a passeggio in piazza e sul lungolago. Una giornata di sole che ha invitato molte persone a riversarsi in strada per godersi il caldo luganese. Questo sabato è stato però diverso dagli altri. In piazza della Riforma, in quella dedicata ad Alessandro Manzoni e nelle vie laterali si è fatta sentire la presenza della polizia. Già dall’ora di pranzo il pattugliamento degli agenti era costante, con l’obiettivo di rendere visibile la loro presenza e scoraggiare qualsiasi manifestazione, come annunciato dal Municipio di Lugano in un comunicato, che non avrebbe tollerato il presidio indetto da diversi collettivi quale contromanifestazione alla “marcia per la patria e la remigrazione” promossa dal Fronte Nazionale Elvetico, da Active Club Helvetia e dagli Schweizer Nationalisten. Quest’ultima era stata annullata dall’Esecutivo: «Non avremmo potuto garantire la sicurezza della città e della cittadinanza alla luce dell’annunciata contromanifestazione antagonista» come spiegato dal sindaco Michele Foletti.

Matteo Pronzini: ‘Non siamo in Bielorussia’

Nonostante tutti questi “no”, alle 15 dei rappresentanti dell’Mps – tra cui Matteo Pronzini, Giuseppe Sergi e Matteo Poretti – si sono dati appuntamento davanti alla fontana di piazza Manzoni e sono stati prontamente raggiunti dagli agenti, che hanno chiesto loro i documenti. Pronzini ha invitato la polizia a smetterla: “Non siamo in Bielorussia. Non c’è alcuna legge che mi vieti di parlare in piazza”. Il gruppo si è via via ingrandito, così come il contingente di polizia, che ha tentato di fermare sul nascere il presidio attraverso il dialogo: “Esiste un iter da seguire se si vuole organizzare una manifestazione”, ha affermato un agente. I manifestanti non si sono fermati e hanno iniziato a srotolare gli striscioni, mentre Pronzini invitava gli agenti a «circolare», ricordando loro che “se la Polizia cantonale non ha subito un peggioramento della propria cassa pensione è perché noi ci siamo battuti anche per voi. Abbiate rispetto”. Il confronto verbale, senza eccessi, è proseguito. Un agente ha spiegato che il controllo dei documenti sarebbe servito a identificare i presenti in caso di eventuali danni. Imperterrito, Pronzini ha telefonato a Foletti chiedendogli di raggiungerlo in piazza, senza ottenere una risposta positiva. Dopo questo primo confronto, gli agenti della polizia Cantonale e Comunale sono arretrati e il presidio ha potuto così iniziare.

Nel giro di pochi minuti il presidio ha preso forma. Oltre 150 persone hanno raggiunto gli esponenti dell’Mps e, riunite in cerchio, hanno iniziato a scandire cori in direzione del Municipio. Nel frattempo l’ottantina di agenti presenti – della Polizia di Lugano, della Cantonale e di altri corpi svizzeri – ha circondato i partecipanti creando un cordone in piazza della Riforma; altri agenti stazionavano in riva Albertolli e in via Magatti per impedire un eventuale corteo sul lungolago o nelle vie del centro. Il tutto sotto lo sguardo incuriosito di passanti e turisti. «Non mi aspettavo di vedere una situazione del genere nella tranquilla Lugano», ci confida una turista lombarda giunta in riva al Ceresio con il marito e la figlia, intenta ad attraversare la piazza mentre ascoltava i cori: “Mai più razzismo. Mai più genocidi. Basta con questo odio sempre più diffuso in Ticino, alimentato anche dal Municipio di Lugano”. Dopo il coro “siamo tutti antifascisti” scandito più volte, Pronzini ha preso la parola sottolineando che “i fascisti non hanno diritto di cittadinanza” e chiedendo “basta polizia. Basta difendere gli interessi di pochi”.

‘Avete cinque minuti per andarvene’

Cori, musica e qualche scambio di pallone tra i presenti sono proseguiti per circa un’ora. A quel punto un rappresentante della polizia, megafono alla mano, ha ordinato ai partecipanti di andarsene: “Questa manifestazione non è autorizzata. Vi accordiamo cinque minuti per disperdervi e abbandonare il luogo. Ogni tentativo di movimento sarà interrotto. Questa intimazione è una decisione delle autorità ai sensi dell’articolo 292 del codice penale svizzero (disobbedienza a decisioni dell’autorità, ndr). Dopo la scadenza di 10 minuti procederemo utilizzando mezzi coercitivi come gas, lacrimogeni e proiettili di gomma. Coloro che non vogliono essere coinvolti nell’intervento sono invitati ad abbandonare questi luoghi”. Un ordine non rispettato. “Il permesso di manifestare lo chiederemo in seguito. D’altronde loro hanno fatto così quando hanno demolito un edificio”, ha gridato un partecipante. Per chiarire le ragioni dell’annuncio e le possibili conseguenze abbiamo cercato più volte di contattare il sindaco – il referente politico –, senza ottenere risposta. Raggiunto sul posto, Pronzini ha dichiarato che l’intimazione «non ha alcuna ragione d’essere. In Svizzera manifestare è un diritto costituzionale. Non stiamo facendo nulla di illegale. Questa è una provocazione, una prova di forza. Il Municipio di Lugano ha già sulle spalle una vertenza legata allo sgombero e alla demolizione del Molino: se intende proseguire in questa direzione, se ne assumerà le responsabilità politiche».

Denunciati per violazione di domicilio

Dopo un’altra ora sotto la sorveglianza degli agenti, molti dei quali in tenuta antisommossa, il presidio si è concluso attorno alle 17. Diverse persone hanno lasciato la piazza singolarmente; altre, riunite in piccoli gruppi, si sono allontanate insieme. “Andiamo via uniti, perché gli altri si sono organizzati”, ha consigliato un manifestante, in quanto alcuni simpatizzanti del Fronte Nazionale Elvetico erano stati avvistati nella vicina piazza Rezzonico. Altri individui, non riconducibili al Fronte, nel corso del pomeriggio sono stati notati all’interno dell’area Scout a Cornaredo mentre scandivano cori al grido di “Presente!” e alzavano il braccio destro per – a loro dire – ricordare Quentin Deranque, 23enne militante nazionalista picchiato a morte a margine di una conferenza all’università di Lione. In un comunicato firmato dalla presidente della Sezione Scout Lugano 1915, Cristina Zanini Barzaghi, viene annunciato che “questa azione è incompatibile nelle forme e nel contenuto con i principi dello scoutismo. Il comitato ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti per violazione di domicilio”.

Ps e Verdi riuniti

A esprimere il proprio dissenso nei confronti di questi gruppi di estrema destra sono stati anche il Ps e i Verdi di Lugano. I due partiti, pur non essendo presenti ufficialmente in piazza, hanno riunito una cinquantina di persone sabato mattina per un incontro coordinato dal giornalista di Naufraghi/e Aldo Sofia, al quale hanno partecipato anche Willy Lubrini di Mendrisiotto Regione Aperta e Daniele Piazza, già corrispondente da Palazzo federale. Nel suo intervento, Piazza ha sottolineato che gli Schweizer Nationalisten “ricordano molto il partito disciolto Partei National Orientierter Schweizer, che aveva diversi legami con l’Udc”, aggiungendo che l’Active Club Helvetia “presenta similitudini con la Junge Tat tedesca”. Ha inoltre rimarcato che tali gruppi “vogliono far regredire il progresso, riproponendo valori come il maschilismo e il virilismo”. In merito ai “no” del Municipio, Sofia ha parlato di “due giudizi di valore” e ha sostenuto che la decisione di non tollerare il presidio rappresenti “uno screditare del senso della manifestazione”. Una scelta che non lo sorprende: “Lugano ha il Municipio più a destra di tutta la Svizzera”. A fine incontro Filippo Zanetti, copresidente del Ps di Lugano, ha ricordato di “aver invitato anche altri partiti, ma hanno fatto melina o declinato l’invito”.

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