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Deflussi diga della Morobbia, ‘attendiamo l’ok del Cantone’

Amb pronta a partire col cantiere preavvisato da Berna

Dighe in Ticino fra interessi idroelettrici, ittici e ambientali. Il tema ha di nuovo animato l’assemblea della Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca tenutasi sabato a Olivone. Due i casi annosi che interessano la nostra regione, caratterizzati da iter lunghi e complessi; altrettante le novità emerse. La prima riguarda l’Azienda multiservizi di Bellinzona (Amb) che gestisce l’impianto della Morobbia, la cui diga di Carmena rilascia nel fiume troppa poca acqua (80 litri al secondo anziché i 330 richiesti dalle norme varate dal Gran Consiglio nel 2019) e quando la rilascia a turbinaggio in corso lo fa in modo discontinuo causando ondate di alcune ore nefaste per i pesci. La soluzione era stata individuata nel 2020 quando la Città di Bellinzona nell’ambito del rinnovo della concessione di sfruttamento delle acque, aveva pubblicato alcune varianti di Piano regolatore per poter implementare gli accorgimenti tecnici.

Progetto pronto da quattro anni

Proprio nei giorni scorsi il deflusso è quasi raddoppiato rispetto al passato salendo da 80 a 150 litri al secondo. «Questo primo aumento transitorio – ci spiega il direttore Amb Mauro Suà – è stato concordato col Cantone e il livello raggiunto è il massimo che siamo attualmente in grado di rilasciare. Per arrivare ai 330 litri abbiamo progettato una nuova derivazione con microcentrale che a monte della diga porterà regolarmente e definitivamente più acqua a valle. Nel 2022 abbiamo sottoposto il progetto alle autorità competenti; la Confederazione lo ha preavvisato positivamente lo scorso dicembre e per poter avviare il cantiere di nove mesi attendiamo il nullaosta cantonale». Analogo discorso per gli sbalzi causati dal turbinaggio principale della diga. Pure dal 2022 è prevista la posa di una lunga tubazione che rilascerà l’acqua alla confluenza col fiume Ticino: così facendo sarà bypassato il tratto finale del torrente Morobbia contenendo le ondate, mentre il fiume Ticino non subirà miglioramenti o peggioramenti trattandosi di quantità per esso ininfluenti. Si tratta di opere che entro il prossimo anno anticipano di fatto l’attesa sottoscrizione della nuova concessione (quella vecchia è scaduta da anni), per la quale il Consiglio di Stato dovrebbe firmare prossimamente un messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio.

Slitta al 2028 lo spurgo della Val Malvaglia

E si allungano i tempi dello spurgo previsto già l’anno scorso alla diga della Val Malvaglia gestita dalle Officine idroelettriche di Blenio (Ofible): dei complessivi 450mila metri cubi di limo, circa 200mila, la parte più grossolana, sarebbero estratti dal lago e stoccati in loco; gli altri 250mila verrebbero rilasciati attraverso i fiumi Orino, Brenno e Ticino fino alla foce del Verbano. In allarme per le conseguenze devastanti sull’ecosistema acquatico, Federpesca nel 2023 aveva proposto uno spurgo più ‘morbido’ e con tempistiche più lunghe. Come? Diluendo maggiormente i sedimenti, così da evitare uno scarico diretto e far passare l’acqua dalla condotta forzata per due/tre anni, con relativo turbinaggio e produzione di elettricità alla centrale Ofible di Biasca. Così facendo si eviterebbe di incidere sugli iniziali 15 km di fiume. Ma Ofible temendo la compromissione delle turbine propone ora una terza via, ossia insufflare aria nei sedimenti fini, rimescolare l’acqua e spedirla nel fiume Orino tramite un monitoraggio costante che bloccherebbe l’evacuazione in caso di eccessiva torbidità. «Ma noi preferiamo la seconda via – ci dice il presidente di Federpesca Urs Lüchinger – anche perché Ofible ha mantenuto una vecchia turbina giunta a fine vita che potrebbe venire usata per l’acqua sporca». Se ne riparlerà forse nel 2028 visto che nel frattempo sono emerse due altre dighe il cui spurgo appare prioritario: 10mila metri cubi di melma saranno fatti scendere questa estate dal piccolo bacino bleniese della Val Carassina (Ofible motiva l’urgenza con la necessità di mantenere libera la griglia di evacuazione); 150mila metri cubi dovranno poi defluire nel 2027 dalla diga di Palagnedra nelle Centovalli (Ofima), anche qui tramite un apposito canale che immetterebbe nel fiume Melezza acqua con melma diluita, così da evitare il ripetersi del disastro verificatosi nel 2013.

BELLINZONA E VALLI

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2026-03-09T07:00:00.0000000Z

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