Artigiano creativo dal cuore solidale
Giuseppe Margnetti ha aperto la ‘Gallegria d’irta’, piccolo spazio espositivo il cui ricavato viene devoluto in beneficenza. ‘Io ho ciò che mi serve, molti altri no’
Di Sebastiano Storelli
La Svizzera può essere considerata la patria degli honesty shop, in particolare nelle zone rurali spuntano come funghi, il loro successo è indiscutibile e non di rado suscitano l’ilarità e la meraviglia di turisti provenienti da realtà meno virtuose. Di norma, vi si possono acquistare prodotti della gastronomia locale a chilometro zero e pagare lasciando il dovuto in un’apposita cassetta (o via twint). Educatore di professione, “artigiano creativo” per vocazione, Giuseppe Margnetti ha pensato di mutuare questa tipologia di commercio tutta elvetica per applicarla non a formaggi e salumi, bensì all’arte. A inizio 2025 è così nata, in collina a Camorino, proprio all’ombra di uno dei Fortini della fame, la “Gallegria d’irta”, un piccolo spazio espositivo, dove artisti della regione possono proporre e vendere le loro opere. L’angusta galleria presenta un catalogo delle creazioni e chi fosse interessato può prenotare (o prelevare) il lavoro preferito staccando l’apposito post-it rosa e lasciando il dovuto nella relativa cassetta.
Ma la modalità di esposizione e di vendita non è la sola particolarità della “Gallegria” e del suo ideatore. Perché Giuseppe i frutti del suo lavoro da artigiano creativo, come ama definirsi, non se li gode. Li devolve in beneficenza. Ha iniziato con “Terres des Hommes” e adesso sta esponendo a favore di “Medici senza Frontiere”. In passato aveva esposto alla “Comacina” di Lugano con la mostra “Prevenzione e cura” a favore di “Emergency” e alla “Cooperativa essere umani” di cui è stato volontario in Senegal. Dall’inizio 2025 la “Gallegria” ha esposto a favore del foyer la “Maison de Massongez” di “Terres des Hommes” in Vallese, e ancora nell’autunno scorso a sostegno del movimento “Longo maï”: gli espositori decidono a chi devolvere il ricavato. «Su questa Terra siamo di passaggio, io faccio due pasti al giorno, un tetto sopra la testa ce l’ho, le persone che mi circondano mi vogliono bene e alla sera mi addormento in pace con la mia coscienza. Non ho bisogno di altro, mentre nel mondo c’è tanta gente costretta a sopravvivere a stento, uomini, donne e bambini che non hanno avuto la mia stessa fortuna. E allora mi sembra doveroso provare ad aiutarli, nel limite delle mie possibilità». Classe 1960, Giuseppe di prima formazione elettromeccanico, ma il suo percorso professionale si è sviluppato soprattutto nell’ambito del sociale. A partire da quando, nel 1980, ha preso armi e bagagli e si è trasferito in Camerun: «Ho raggiunto il dottor Maggi a Mada e ho lavorato all’installazione di un impianto fotovoltaico per il pompaggio dell’acqua e a un impianto elettrico per l’ospedale. Sono rimasto lì sei o sette mesi prima di far ritorno in Svizzera nel luglio del 1981. A mostrarmi quella che sarebbe poi stata la strada della mia carriera professionale ci ha pensato mio cugino, allora impegnato in Vallese in un istituto per persone affette da grave handicap. Dopo avergli reso visita e averlo visto all’opera, ho deciso che non sarei più tornato nel mondo dell’industria a perpetuare danni, ma avrei abbracciato una carriera nel sociale, memore anche delle esperienze già vissute con le colonie di Comunità familiare. E così, ho mosso i primi passi all’istituto Provvida Madre di Balerna, per poi proseguire nella formazione fino a diventare educatore prima e formatore poi. In seguito, sono passato alla Cooperativa Area di Noranco, per la quale ho progettato e dato vita alla sede di Bellinzona. Gli ultimi cinque anni lavorativi li ho spesi alla Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio, dove ho curato progetti legati al reinserimento sociale e professionale di giovani in difficoltà».
L’arte con materiali di scarto
L’impegno sociale che ha segnato tutta la vita di Giuseppe si riflette pure nella sua arte. I temi affrontati con le sue creazioni sono assolutamente attuali, contraddistinti da una vena a volte poetica, a volte graffiante, a volte ironica, ma sempre coerente con quelle che sono state le linee guida della sua esistenza. E in una società nella quale gli sprechi… si sprecano, lui ha scelto di creare a partire da materiali di scarto… «Sono tutte cianfrusaglie raccattate qua e là, che poi trasformo in una scultura, in un oggetto, in un giocattolo. Fin da bambino ho avuto questa vena creativa, mi inventavo le cose. Da piccolo mi piaceva la plastilina, poi crescendo ho scoperto l’argilla e ho iniziato a utilizzarla quale materiale di mediazione per assemblare le mie creazioni un po’ particolari. Non ho alcuna formazione specifica, ragion per cui non mi sono mai sentito un artista e preferisco definirmi un artigiano impazzito o creativo».
Emozioni contro intelligenza artificiale
A permettergli di percepire in un oggetto una forma d’arte che lui solo intravede, il fenomeno fisiologico del quale è affetto: la pareidolia, ovvero la tendenza istintiva e subconscia del cervello a riconoscere forme ordinate, familiari o volti umani in oggetti, luoghi o immagini disordinate e casuali (un volto in una nuvola o in una macchia di umidità, ad esempio). «Nei primi tempi mi vergognavo moltissimo all’idea di esporre le mie creazioni, ma nel 1999 mi hanno convinto a provare e mi sono reso conto che alla gente i miei lavori piacevano. C’è chi mi ha avvicinato per farmi partecipe delle emozioni provate nell’osservare i lavori esposti e io ho risposto che, siccome non so né suonare, né cantare, quella forma di arte era l’unico mezzo a mia disposizione per provocare emozioni. E provocare emozioni è fondamentale per riuscire a resistere a questo presente di intelligenza artificiale con il quale siamo confrontati».
La decisione di aprire la “Gallegria d’irta” è stata, in qualche modo, imposta da una vena creativa prolifica, capace di stipare gli armadi di una casa in collina da lui stesso costruita agli inizi degli anni novanta: «In origine era la stalla di mio nonno, da quella porta entravano le mucche. Non ho fatto tutto da solo, ho avuto l’appoggio di qualche artigiano. E un giorno sono caduto dal tetto, mi sono rotto una gamba e ho dovuto prolungare di sei mesi il congedo che avevo chiesto alla Cooperativa Area per i lavori di costruzione. Quando mi sono ritrovato senza più spazio per i miei lavori, ho deciso di creare la “Gallegria d’irta” a disposizione gratuitamente di creativi a favore del prossimo».
Per chi desiderasse visitarla, è aperta tutti i giorni da mattina a sera e, se si dimentica di chiuderla, anche di notte. Si trova in via In Muntagna, sul percorso didattico realizzato dall’”Associazione Fortini della fame”, ma è più facile riconoscerla dalla vecchia cabina telefonica rossa che le sta a fianco.
BELLINZONA E VALLI
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2026-03-18T07:00:00.0000000Z
2026-03-18T07:00:00.0000000Z
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