La Capitale Culturale scalda il dibattito cittadino
A Mendrisio si è innescato il dibattito: la maggioranza della Gestione allontana il rischio di una sudditanza verso Lugano e rassicura sull’effetto dei costi
Di Daniela Carugati
Se per l’area di Destra la candidatura della Città, al fianco di Lugano e Locarno, non andrebbe assecondata, per le altre forze politiche sarebbe un’opportunità da cogliere.
Il dossier sulla Capitale Culturale Svizzera non ha “un’impostazione eccessivamente Luganocentrica”. Se poi se ne fa una questione finanziaria, lo sforzo richiesto alla Città di Mendrisio – chiamata ad affiancare Lugano, capofila, e Locarno – è considerato “giustificato e non esorbitante”. Come dire che il Comune si può permettere di ‘investire’ nel progetto mezzo milione di franchi sull’arco di cinque anni, tra il 2027 e il 2031. Tutto ciò, certo, se a giugno la candidatura (congiunta) supererà l’esame della giuria del concorso. La decisione finale, insomma, resta sospesa.Il dibattito politico, invece, è già partito. Con l’area di Destra che tira il freno e si dice contraria a lanciarsi in questa avventura e la Commissione della gestione che, inevitabilmente, si è divisa. Toccherà al Consiglio comunale, quindi, mettere un punto fermo. Il tema sarà sui banchi nella seduta del 4 maggio prossimo.
Le ‘virtù’ del Comune
Per chi siede nella maggioranza della Gestione (così come per il Municipio) essere parte integrante dell’iniziativa rappresenta una opportunità da non perdere per acquisire visibilità, e sul piano nazionale. Punti di forza il patrimonio storico e le tradizioni locali – che fanno leva anche sui riconoscimenti Unesco conquistati grazie al Monte San Giorgio e alle Processioni della Settimana santa –, oltre al ruolo che la Città ha saputo ‘costruirsi’ negli anni nell’ambito della ricerca architettonica e scientifica, grazie alla presenza accademica di Usi e Supsi. È indubbio che il coinvolgimento richiesto non sarà poca cosa.
“Va da sé che per ritagliarsi un ruolo significativo nell’ambito delle eventuali attività della Capitale Culturale Svizzera 2030 – scrivono i favorevoli nel rapporto di cui sarà relatore
Maurizio Agustoni (Centro) – occorrerà un impegno importante da parte della nostra Città, sia come ente pubblico, sia in generale come realtà culturali attive sul territorio”. In altre parole, “l’ampiezza del ruolo che la Città di Mendrisio potrà ritagliarsi dipenderà quindi in larga misura dall’impegno che sarà profuso dalla Città stessa”.
Il nodo del rapporto con Lugano
All’interno della Commissione non ci si è sottratti a una analisi attenta, sondando – come ripercorre la maggioranza – tanto “il rischio che il ruolo di Mendrisio sia completamente ancillare rispetto a quello della Città di Lugano” che “l’effettivo impatto finanziario sul territorio”. Ovvero due aspetti che hanno peraltro motivato il ‘no’ della minoranza. Nel caso della paventata sudditanza di Mendrisio nei confronti di Lugano – gli scettici parlano del pericolo di essere una “semplice comparsa”, il rapporto della maggioranza – sottoscritto, va detto, con riserva dai rappresentanti del’AltermativA Jacopo Scacchi e Giampaolo Baragiola – non ha esitazioni nell’allontanare questa eventualità. Volendo contare anche solo le citazioni di Mendrisio e il Mendrisiotto nel dossier, ve ne sono 309, a fronte delle 355 di Locarno e Locarnesee e le 462 di Lugano e Luganese.
… e quello delle finanze
Di fronte al tema economico, poi, ci si sente di rassicurare. Uno studio commissionato dal Cantone per misurare le ricadute di istituzioni e manifestazioni culturali, si fa presente, ha valutato che l’impatto si può quantificare in 115 milioni di franchi e 2’110 posti di lavoro a tempo pieno. In buona sostanza, si conclude che “in Ticino, per ogni franco erogato quale sussidio pubblico in ambito culturale, vengono così generati 2,58 franchi di valore aggiunto. L’analisi mostra inoltre come gli eventi più grandi e con un rilievo sovra regionale inneschino notevoli effetti macroeconomici che vanno ben oltre il livello dei finanziamenti statali”. Ora, si riconosce, appare “legittimo interrogarsi sulla questione di sapere se questo effetto moltiplicatore sia meccanicamente applicabile all’evento Capitale Culturale Svizzera 2030 e, più ancora nello specifico, vada interpretato nel senso che i 500mila franchi oggetto del credito oggetto del messaggio in oggetto avranno una ricaduta ‘moltiplicata’ sul territorio di Mendrisio”. Al momento non si hanno gli strumenti per dare una risposta. Non di meno la maggioranza della Gestione crede che il costo prospettato possa avere “un impatto relativamente contenuto e senz’altro sopportabile”.
L’esortazione al Municipio
L’invito rivolto al Municipio, però, è chiaro. Se la Capitale Culturale Svizzera sarà aggiudicata a Lugano-Mendrisio-Locarno, la maggioranza della Gestione esorta l’autorità cittadina a “a cogliere tutte le opportunità che potranno essere generate per la nostra Città, in modo da valorizzare al meglio le realtà culturali – materiali e immateriali – presenti sul nostro territorio”. E qui si innesta anche il potenziale rappresentato dalla cultura indipendente; anche se per la minoranza “difficilmente genererà flussi turistici tali da giustificare l’investimento”. Eppure Mendrisio con l’esperienza pionieristica del centro culturale LaFilanda ha dimostrato di aver la capacità di vincere una sfida che, sulla carta, sembrava ardua. Oggi questa realtà è diventata un punto di riferimento, e non solo per la presenza della Biblioteca cantonale. Un buon viatico se anche in questo caso si sapranno giocare bene le carte.
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