La Pretura di Vallemaggia deve rimanere a Cevio
di Armando Dadò, già presidente del Gran Consiglio ticinese
Circolano voci preoccupanti su una nuova manovra in atto per abolire la Pretura del Distretto di Vallemaggia, situata a Cevio. Dopo avere già in passato tentato di privare il capoluogo del suo tribunale (...) (...) di prima istanza e avere nel frattempo trasferito d’imperio a Locarno una serie di servizi cantonali, quali l’Ufficio dello stato civile, l’Ufficio del registro fondiario, l’Ufficio d’esecuzione, il mirino del nuovo ministro della Giustizia sembra ora essere nuovamente puntato sulla Pretura. La Vallemaggia è fatta di piccoli numeri e grandi distanze. Rappresenta un quinto del territorio cantonale. In questo contesto, la sua Pretura, collocata in un edificio storico di proprietà del Cantone e a favore della quale operano quattro impiegati, garantisce i propri servizi a più di 6’000 persone distribuite su un vasto territorio che si estende da Fusio (Valle Lavizzara), San Carlo (Valle di Peccia), San Carlo (Valle Bavona), Bosco Gurin e Cimalmotto (Valle Rovana) fino ad Avegno. Se sulla carta centralizzare può apparire una scelta efficiente, nella realtà significa allontanare i servizi e marginalizzare ulteriormente un territorio periferico: più chilometri, più tempo, ulteriori ostacoli per chi vive lontano dai centri. Infondate logiche di risparmio che non giustificano la chiusura di un tribunale essenziale che, con risorse minime, assicura agli abitanti della Vallemaggia un accesso diretto alla giustizia, attraverso interlocutori competenti, capaci di comprendere concretamente dinamiche e criticità locali. In definitiva, preservare la presenza delle istituzioni in Vallemaggia, nella specie il presidio della Pretura a Cevio, significa tutelare la vitalità di un magnifico territorio, che non vuole ridursi ad area da passeggio o museo a cielo aperto da visitare durante i fine settimana. Non dimentichiamo infine che la Vallemaggia ha già dovuto sacrificare la grande ricchezza delle proprie acque sull’altare degli impianti idroelettrici che hanno fatto in modo che gli immensi guadagni fossero a favore di altri, mentre alla valle sono rimaste le briciole. L’auspicio è dunque che questa consapevolezza sappia unire tutti coloro che, nei centri come nelle periferie, vogliono difendere con convinzione la dignità della Vallemaggia. Non solo a parole, ma con i fatti.
LOCARNO E VALLI
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2026-06-20T07:00:00.0000000Z
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