‘Bravi per la Carta, ma non può bastare’
I promotori della petizione ‘Don’t touch the screen!’ riconoscono autocritica e sforzi della rassegna e fissano precisi paletti procedurali
Di Davide Martinoni
Bene per la Carta sulle strutture temporanee del Locarno Film Festival (Lff), ma chi ne è all’origine non è stato minimamente coinvolto né nella decisione di dotarsi del nuovo strumento, né tantomeno nella sua stesura. Inoltre, quando il Festival afferma che la Carta stessa è stata approvata dall’assemblea del 27 maggio non dice il vero: ai soci era stato annunciato che il documento era in via di definizione, ma non c’era ancora e non poteva quindi venire né giudicato, né votato.
Ogni tanto il comitato della petizione “Don’t touch the screen!” deve mettere i puntini sulle “i”. Lo ha fatto ad esempio dopo la comunicazione dell’Lff riguardo alla Carta con cui si è (finalmente) deciso di tutelare le strutture temporanee della rassegna. Com’era andata lo sappiamo: prima del Festival 2025 era saltato fuori che lo schermo del Vacchini (così come il “diamante” della cabina di proiezione) era stato pensionato per far posto a una struttura tubolare più economica e considerata buona sia per sorreggere il telone di proiezione, sia, nelle settimane precedenti, per realizzare il palco di “Moon&Stars”. Il salto avanti, prima passato quasi inosservato, aveva infine causato la reazione di Michele Bardelli, architetto ed ex municipale di Locarno, che aveva fatto partire una raccolta di firme capace di raccoglierne quasi 10mila per lanciare un messaggio in difesa dell’architettura del Festival e della sua dignità culturale, storica e anche artistica. Nel comitato promotore, con Bardelli, c’erano la figlia del Vacchini, Eloisa e il nipote Simone Turkewitsch, oggi titolari dello studio d’architettura fondato dal grande Livio, e grandissimi nomi internazionali dell’architettura (a partire da Mario Botta), delle arti e del cinema.
Dopo mesi di discussioni, il Festival aveva deciso di fare marcia indietro, annunciando il ritorno pro tempore dello schermo del Vacchini e il lancio di un concorso d’architettura per fare in modo che in futuro la rassegna non si distanzi, filosoficamente e qualitativamente, dalla sua componente architettonica. Infine, all’ultima assemblea è stata annunciata la (allora prossima) pubblicazione della Carta, che è poi avvenuta sul sito del Festival.
‘Un impegno a garantire trasparenza e dibattito’
Come accennato, ai soci la Carta era stata ventilata, non presentata, e va quindi da sé che non c’era stata alcuna adozione dello strumento, come precisa il comitato promotore della raccolta di firme. Comitato che ora saluta con sollievo la Carta stessa, visto che “impegna gli organi del Festival, custodi temporanei della sua identità, a garantire trasparenza, partecipazione e dibattito pubblico riguardo a scelte dal forte impatto per il Festival in rapporto al suo ruolo culturale e ai valori identitari”. Vi è quindi un “riconoscimento del valore culturale rappresentato dalle strutture temporanee che determinano la dimensione urbana del Festival”.
Meglio sarebbe però stato – nota il comitato – se chi ha contribuito ad avviare una riflessione su questo valore culturale fosse stato chiamato a partecipare alla stesura del documento che va proprio in quella direzione. Ma lo fa potendo comunque ribadire “l’oggettività e la solidità degli argomenti presenti nella petizione e sostenuti dalle numerose persone – in rappresentanza del pubblico, della cinematografia e dell’architettura – impegnate nella difesa di quegli elementi architettonici irrinunciabili che, di anno in anno, trasmettono i valori identitari del Locarno film Festival”.
Con l’arrivo della Carta il Festival “onora dunque gli impegni assunti nel settembre 2025, rispondendo così all’appello di rivedere il proprio sistema di governance dotandolo di uno strumento, aggiuntivo e stabile, a tutela della sua identità”. Per questo i promotori della petizione riconoscono al Cda del Festival di “aver saputo effettuare un’autocritica sincera che ha portato al riconoscimento dei limiti e dei rischi di una struttura organizzativa del Festival – sempre più manageriale, compartimentata e piramidale – che rischia di sacrificare i suoi valori culturali e identitari, nonché il suo capitale creativo, sull’altare dell’efficientamento finanziario”.
Principi qualitativi per la gestione del concorso
Riguardo al concorso d’architettura – annunciato ma non ancora lanciato – “una procedura di questo tipo, per un progetto che si sviluppa nel tempo di pari passo con l’evoluzione tecnologica e strategica della kermesse, non è sicuramente cosa semplice”, riflette il comitato, sottolineando di non essere stato coinvolto nei preparativi “né tantomeno nella scelta della giuria”. È dunque necessario posizionare alcuni “principi qualitativi” per la gestione del concorso. Che sono cinque: “Richiedere l’accompagnamento della procedura di concorso, dall’identificazione delle necessità alla stesura del bando, da parte di una o più figure specialistiche dotate delle necessarie competenze; incoraggiare forme di concorso che permettano il dialogo e una evoluzione dinamica e concertata delle esigenze; comporre una giuria il più possibile indipendente dalla committenza (almeno la metà dei membri), con una composizione diversificata e rappresentativa delle molteplici sfaccettature che determinano i progetti per le strutture temporanee (architettura, urbanistica, storia dell’architettura, tecnica di proiezione e suono, gestione dei flussi per grandi eventi ecc.); richiedere la formazione di gruppi interdisciplinari capaci di unire i diversi aspetti spaziali, culturali e tecnici all’interno di una visione progettuale coerente e sostenibile, in cui l’esperienza cinematografica e l’esperienza urbana possano incontrarsi e rafforzarsi nella maniera unica che contraddistingue il Locarno Film Festival; e selezionare i progettisti, o gruppi interdisciplinari, sulla base della capacità di interpretare, con competenza e sensibilità, l’approccio progettuale scaturito dal dibattito pubblico orientato al mantenimento e alla valorizzazione delle strutture esistenti”.
Infine, il comitato ribadisce di essere disponibile a prestarsi quale “interlocutore attivo a sostegno del Locarno Film Festival lungo il percorso di sviluppo e attuazione di un rinnovato e felicemente ritrovato patrimonio architettonico della manifestazione”.
LOCARNO E VALLI
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2026-07-09T07:00:00.0000000Z
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