La crisi dei ristoranti ‘Mancano i ricambi’
La sindaca Samantha Garbani Nerini sulla chiusura di diversi esercizi pubblici: ‘Penalizza turisti e indigeni e ne risente anche il tessuto sociale’
Di David Leoni
Orselina, l’addio dei ristoranti. Il comune a forte vocazione turistica collinare è alle prese con una triste realtà: la quasi totalità degli esercizi pubblici – dal ‘Villa Orselina’ al ‘Funicolare’, passando per il ‘Grottino’ e ‘Al Gusto’ - è chiusa e non si sa se e quanti di loro riapriranno in futuro. Saracinesche abbassate da mesi ma non soltanto per via della bassa stagione, bensì per scelta stessa dei proprietari. La collina perde i suoi luoghi di ritrovo pubblico storici per la popolazione indigena e, di conseguenza, anche il tessuto sociale del paese si impoverisce. Il momento, anche per gli amministratori comunali, non è felice. Le motivazioni di queste chiusure sono del tutto personali e magari differenti l’una dall’altra, quello che si registra è senza dubbio un impoverimento del tessuto commerciale e dunque dei luoghi destinati all’aggregazione e alla convivialità nel territorio. Samantha Garbani Nerini, sindaco di Orselina, non nasconde la preoccupazione sua e del Municipio: «Ci troviamo confrontati con un grande problema, che va ben oltre l’attrattività della regione per il turista. La mancanza di esercizi pubblici, soprattutto dei ristoranti, rappresenta un ostacolo anche per il residente, visto che sono dei punti di incontro. Per fortuna nostra, almeno il ‘Funicolare’ dovrebbe riaprire una volta ultimati i lavori di ristrutturazione. Per gli altri, il rischio è che vengano trasformati (come è successo alcuni anni fa con il Bellavista) in appartamenti o case di vacanza. Come organo esecutivo, abbiamo poca possibilità di intervenire per scongiurare questo rischio, se non a livello di norme di Piano regolatore. Norme che oggi non ci sono, con vincoli che sicuramente non fanno fare salti di gioia. Ma che rappresenta l’unico modo che ha un ente pubblico per impedire che degli esercizi pubblici diventino abitazioni per turisti. D’altro canto anche un ristorante che non funziona non ha ragione di proseguire nella sua attività. Siamo un po’ al caso del cane che si morde la coda. Come Municipio abbiamo da poco iniziato a discutere di questo problema». Perché dunque tante cessazioni d’attività in poco tempo? «In alcuni casi, i motivi della chiusura possono essere ricondotti a difficoltà finanziarie. Ma da noi a Orselina il motivo è soprattutto legato al cambio generazionale: si fa molta fatica a trovare qualcuno che subentri ai gerenti. Sono questi i due motivi di fondo». Un settore, quello della ristorazione, che in alcuni comuni del Locarnese si sta accartocciando su sé stesso anche per un’altra ragione, secondo Samantha Garbani Nerini: «Il discorso andrebbe riportato su scala cantonale. Tutte le esigenze imposte agli esercenti. Troppa burocrazia ammazza la voglia di chi vorrebbe tentare la carta o proseguire con la propria attività nel settore. A un certo punto, col dovuto rispetto delle disposizioni di legge, bisogna porsi la domanda: dov’è il limite a questo? È un limite un po’ paradossale. Oggi per avviare un’attività bisogna disporre anche di un capitale iniziale solo per fronteggiare la burocrazia che sta dietro il rilascio dell’autorizzazione. E molti si scoraggiano».
In un orizzonte di incertezza assoluta, poco spazio all’ottimismo per il settore della ristorazione a Orselina? «Purtroppo si. Non vedo dei grandi segnali incoraggianti in questa direzione. Più che altro constato una crescente pressione di turisti e cittadini stranieri che vogliono arrivare e ottenere la loro abitazione secondaria in paese. Mossa che per noi è attualmente negativa, dal momento che abbiamo perso la proporzionalità. Ben vengano i turisti e i nostri ospiti, intendiamoci. Ma ora dobbiamo trovare alloggi per i nostri residenti. Pensiamo ai giovani e alle famiglie, che non riescono a reperire una sistemazione. L’assenza di alloggi frena nuovi arrivi. Con ricadute anche sulle entrate fiscali, che poi genera problemi nella conduzione del comune. Senza abitanti che vivono permanentemente a Orselina, siamo a terra. Stiamo vivendo un contesto storico particolare, con tante criticità che emergono tutte assieme». Da parte del Municipio collinare, proprio perché un ristorante non è solo un’attività economica, bensì un presidio di socialità e di identità, è assicurato il massimo supporto per salvaguardarli.
Ronco s/Ascona, il dopo grandinata e la ripartenza
A Ronco s/Ascona, a segnare il destino di molti esercizi pubblici situati nel comprensorio comunale è stata la violenta grandinata dell’estate 2023, che ha arrecato danni per centinaia di migliaia di franchi agli immobili della collina. Tra questi, ovviamente, anche diversi ristoranti, che hanno dovuto fare i conti con riparazioni e ristrutturazioni davvero onerose e chiusure prolungate.
Tuttavia, come ci conferma il sindaco, Paolo
Senn, poco alla volta quasi tutti hanno potuto riprendere l’attività. Tutti tranne uno, di peso: «Il Ristorante Hotel Ronco, che fungeva da attrattiva turistica ma non solo, perché era apprezzato anche dai ticinesi. Non ha ancora riaperto i battenti e i proprietari attendono che si faccia avanti un investitore interessato a rilevare l’attività. La speranza del Municipio è che questa struttura possa riaprire presto. Abbiamo diversi Airbnb in paese ma mancano camere d’albergo. Mi rendo conto che gestire un ristorante oggi non è facile: tra costi fissi (penso agli affitti), personale che non si trova, problemi con i proprietari delle mura, burocrazia soffocante e introiti che, rispetto agli anni del boom turistico, sono praticamente più che dimezzati, alla fine ti chiedi: ma chi me lo fa fare?».
LOCARNO E VALLI
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2026-01-20T08:00:00.0000000Z
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