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Emergono dopo oltre vent’anni atti sessuali su una bambina

L’uomo dovrà sottoporsi a un trattamento ambulatoriale

Di Alfonso Reggiani

Abusi sessuali riemersi a oltre vent’anni dai fatti. La donna ha raccontato alla polizia quanto aveva subito all’età di sette anni nell’abitazione dell’imputato che allora (negli ultimi mesi del 2002) aveva 46 anni ed era affetto da una patologia grave, tanto da renderlo incapace di intendere e di volere. Questi sono gli ingredienti del processo quanto mai insolito che è stato celebrato ieri a palazzo di giustizia. Un processo diretto dal presidente della Corte delle Assise correzionali Marco Villa, che ha accolto l’istanza per l’ottenimento di una misura terapeutica ambulatoriale nei confronti dell’uomo che ha quasi settant’anni e non ha partecipato al dibattimento a causa della sua patologia. La misura decisa dal giudice equivale a un provvedimento alternativo alla detenzione ed è stato proposto dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, che ha ipotizzato nei confronti dell’imputato i reati di atti sessuali con fanciulli e atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

Inizialmente non è stata creduta

I fatti risalgono a oltre 23 anni fa e sono avvenuti in un parco giochi di un paese del Luganese e nella camera della casa in cui viveva l’uomo. Allora, la bambina non era stata creduta dai genitori. Soltanto dopo un percorso psichiatrico che è cominciato nel 2017, la donna ha avuto il coraggio e la forza di denunciare quanto accaduto. Giuridicamente, si tratta di reati che non vanno in prescrizione. Tutto è cominciato con manifestazioni d’affetto da parte dell’uomo, che in seguito ha iniziato ad adottare atteggiamenti a connotazione sessuale nei confronti della piccola. Atteggiamenti che successivamente sono sfociati in veri e propri rapporti completi. La gravità degli abusi ha generato un vissuto traumatico che si è radicato nella donna, minandone l’integrità, impedendole di sviluppare relazioni sane. La sofferenza della vittima, che ha avuto conseguenze psicofisiche e ha convissuto per tanti anni con continui sentimenti di vergogna e di sensi di colpa, l’ha indotta a intraprendere un percorso terapeutico dal 2017. L’avvocata Sandra Xavier, in rappresentanza della donna che vive oltre Gottardo, ha chiesto un risarcimento di cinquemila franchi per torto morale. Il giudice ha accolto l’istanza ma l’ha quantificata in 3’000 franchi.

L’inchiesta è scattata a fine 2023, poi la procuratrice pubblica ha verificato il racconto della vittima e ha ordinato il fermo dell’uomo che ha scontato 18 giorni di carcerazione preventiva tra il novembre e il dicembre dello stesso anno. Come ha chiesto l’avvocato Dafond, le dichiarazioni rilasciate nel corso dell’inchiesta dall’imputato (che ha cercato di negare i fatti) non sono state ritenute dal giudice a causa della patologia dell’uomo che da vent’anni è a beneficio dell’assistenza. Villa ha tuttavia considerato credibile il racconto della vittima che è parso lineare e coerente sui luoghi dove sono avvenuti i fatti. I ricordi della donna che ha descritto anche la stanza in cui ha subito gli abusi, peraltro, sono stati confermati dalle fotografie della camera che sono state scattate qualche anno fa dagli inquirenti. Non sono emerse contraddizioni nella testimonianza della donna che non ha fatto né detto nulla per aggravare la posizione dell’imputato che aveva conosciuto perché era lo zio di un suo coetaneo. Dal canto suo, l’avvocato Dafond ha insistito sul fatto che il suo assistito fosse inconsapevole della natura penale del suo comportamento. Il difensore ha sollevato dubbi in merito al racconto della vittima, anche se ha affermato che la famiglia dell’imputato si è detta disponibile a indennizzare la donna con una cifra tra i 2’000 e i 2’500 franchi. Invece, non è stato contestato il trattamento ambulatoriale ordinato dal giudice.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-01-21T08:00:00.0000000Z

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