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Il lungo sguardo di Fabio Schnellmann

In pensione da qualche settimana, il presidente del Gran Consiglio è stato un alto funzionario della Città, della quale ci racconta aneddoti e ricordi

Di Alfonso Reggiani

Tutti conoscono Fabio Schnellmann a Lugano. Non soltanto per il suo impegno politico. Dopo quarant’anni alle dipendenze della Città è in pensione dall’inizio di quest’anno. Schnellmann ha vissuto e ha partecipato direttamente ai cambiamenti di Lugano, alle sue trasformazioni sociali ed economiche. Dalla piccola città tradizionale, è cresciuta tanto sia in termini di abitanti che come territorio. La forte pressione immobiliare e lo sviluppo edilizio hanno avuto un significativo impatto sull’architettura, sull’urbanistica e sulla viabilità.

‘Quando cominciai c’erano 25mila abitanti’

Con Fabio Schnellmann ripercorriamo per sommi capi un pezzo di storia locale. Quali sono le trasformazioni più rilevanti della città e quali sono le opere principali realizzate? «Ho cominciato a lavorare per la Città nel 1982 quando Lugano aveva poco meno di 25’000 abitanti, ora siamo a quasi 70’000 soprattutto grazie alle tre fasi di aggregazione (nel 2004, 2008 e nel 2013). L’opera più importante è stata evidentemente il LAC. Altri progetti importanti che si stanno concretizzando sono il Polo sportivo degli eventi a Cornaredo, per il quale mi ero battuto senza riserve, e la Città della Musica». A Lugano cosa manca? «Un centro espositivo moderno. Tanti sostengono che le fiere sono in calo, io sono convinto che congressi e incontri di nicchia abbiano ancora successo. L’ultima Fiera dei viaggiatori a Lugano ha fatto registrare numerosi ingressi e parecchi pernottamenti in un periodo, novembre, notoriamente tranquillo dal profilo turistico».

Campo Marzio? ‘Ci lavorai fin dal 1982’

A proposito di Padiglione Conza, lei se ne è occupato in prima persona... «Ci ho lavorato fin dal 1982. Si figuri che già allora si diceva che avrebbe avuto vita breve. Alcuni dicevano, scherzando, che sarà ancora in piedi quando andrò in pensione. Così è stato. Nel 2000 non rinnovammo purtroppo la concessione e Esposauto, che era la mitica fiera biennale dell’auto promossa dai compianti Clay Regazzoni, Pablo Foletti, Aldo Pessina e Fausto Crespi che era anche il proprietario dei capannoni attigui al Padiglione Conza. Tant’è vero che lo stesso Crespi cedette alla città tutti i suoi capannoni convinto che in pochi mesi sarebbero stati abbattuti. Sono trascorsi ben 26 anni e i capannoni sono ancora lì e rimarranno ancora per almeno 5-6 anni. Schnellmann è stato anche per 15 anni presidente della Commissione del personale dei dipendenti della Città di Lugano. In questo lasso di tempo cosa è cambiato? «Con tutti gli attori coinvolti abbiamo attivamente partecipato a 2 importanti progetti portati con successo a termine: la revisione della cassa pensione, che malgrado qualche mal di pancia era necessaria soprattutto in ottica future generazioni e il nuovo Regolamento organico dei collaboratori e collaboratrici della Città di Lugano più snello e dinamico e con la novità del sistema meritocratico».

La politica? ‘Mi convinse Carlin Pedretti’

Come e quando nasce la passione per la politica? «Mi convinse a impegnarmi Carlin Pedretti, liberalone DOC di Pregassona. Cominciai con i giovani liberali, nel 1992 venni eletto in Consiglio comunale a Pregassona. Nel 1999 mi trasferii con la famiglia a Cadro ed entrai in Consiglio comunale fino al 2012 (dal 2008 come capogruppo Plr e dal 2008 al 2010 presidente della locale sezione Plr). Nel 2013 anche Cadro entrò a far parte di Lugano nella terza tornata aggregativa e dovetti lasciare per evidenti conflitti di interesse. Nel 2011 venni poi eletto in Gran Consiglio». Sarà l’ultima legislatura? «Il Plr negli statuti prevede un massimo di quattro legislature, non chiederò una proroga. Un po’ mi dispiace perché avrei voluto verificare i consensi che questo anno di presidenza avrebbe potuto regalarmi. La Presidenza offre infatti una prospettiva privilegiata incontrando persone e associazioni su tutto il territorio. Però è anche giusto farsi da parte e capire quando è il momento di dire basta e lasciare spazio ai giovani». Per le elezioni comunali? «Eventualmente ma solo per il Consiglio comunale. Per il Municipio no, ho fatto già tre campagne e sono sempre arrivato primo subentrante».

In quarant’anni di lavoro per la città, è stato diretto da quattro sindaci. Le chiedo due battute per ognuno. «Il primo, per due anni (dal 1982 al 1984) fu Ferruccio Pelli, molto legato alle istituzioni, un vero e proprio uomo di governo con una memoria di ferro. Poi ci fu l’era di Giorgio Giudici (dal 1984 al 2013): ancora oggi raccogliamo i frutti del suo enorme lavoro, è stato un sindaco importante che ha avuto anche il merito di governare con finanze abbastanza floride. La caratteristica principale di Marco Borradori (dal 2013 al 2021) è stata di essere molto presente in città e in tutti gli eventi di Lugano, magari meno addentro sui temi tecnici ma con grande disponibilità di tempo e vero galantuomo. Vedo e apprezzo molto il lavoro dell’attuale sindaco, Michele Foletti, conosce Lugano come pochi ed è molto presente su tutti i dossier; insomma è sul pezzo».

‘Il velodromo era atteso da decenni’

È notorio l’impegno di Schnellmann per il lago Ceresio. «Ricordo con piacere che, assieme a Michel Tricarico siamo stati i relatori della nuova legge sulla gestione acque. Un messaggio rimasto nei cassetti per diversi anni, che abbiamo portato a casa in pochi mesi. Mi sono sempre stati a cuore i temi ambientali e la mobilità lenta, per la quale ci siamo battuti per anni e ci stiamo ancora battendo. Il sogno nel cassetto è la famosa pista ciclabile Melide–Paradiso che sarebbe un’opera valida sia per i residenti ma potrebbe essere un importante volano per il settore turistico. Schnellmann continua ad andare in bicicletta, un po’ meno negli ultimi anni. Domanda scontata, cosa ne pensa del centro di Sigirino? «Il velodromo era atteso da decenni e qui mi sia concesso di ringraziare Gianni Ochsner e Loris Palà che sin da subito hanno accolto il nostro invito a valutare un velodromo nel Centro Sportivo. Quando ho assunto la presidenza di TicinoCycling – dodici anni fa – avevo avanzato 3 obiettivi: riportare una corsa ciclistica internazionale in Ticino, creare una Rivista (In Bicicletta) e appunto un velodromo; i sogni non chiedono permesso, chiedono solo coraggio».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-01-26T08:00:00.0000000Z

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