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Pasture, stop al centro per migranti problematici

Autorità cantonali e comunali spingono la Sem a rinviare il contestato progetto di reparto securizzato nella struttura per richiedenti l’asilo

di Malva Cometta Leon e Alfonso Reggiani

Al test pilota del reparto securizzato di Pasture di Balerna-Novazzano per richiedenti l’asilo problematici è stato tirato il freno in partenza. Il progetto della Segreteria di Stato della migrazione (Sem) è stato congelato in favore di un approfondimento e del ripristino di un coinvolgimento che le istituzioni locali (Balerna, Chiasso e Novazzano) e il Cantone accusano essere mancato. È questo l’esito dell’incontro tenutosi al Centro federale d’asilo (Cfa) a Chiasso alla presenza del Segretario di Stato Vincenzo Mascioli, di Micaela Crippa, direttrice del Cfa di Chiasso, dei tre sindaci e del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del suo collega di governo Raffaele De Rosa. La Sem lo definisce “un incontro produttivo”. Finalmente ora si dicono soddisfatte anche le autorità cantonali e comunali. Ad aprile – mese in cui doveva prendere avvio il nuovo modello – è previsto il prossimo incontro. L’obiettivo dichiarato, a livello federale, lo ricordiamo, era quello di sperimentare sul campo la creazione di una “area separata” al pianterreno di Pasture da riservare alle persone che “compromettono” il buon funzionamento delle strutture. Un nuovo “modello di alloggio”, così lo si definisce, immaginato proprio con l’intento, da un lato, di “agevolare la gestione dei Centri”, dall’altro, si chiarisce, di “rendere meno rigido il funzionamento degli ambienti comuni”. Alla ricerca di una formula efficace di convivenza all’interno delle realtà federali d’asilo, la Sem non ha fatto in tempo a dare voce ai suoi piani che sulla proposta, messa nero su bianco in una nota, si scatenava il dibattito. Cantone e Comuni, in estrema sintesi, oltre a lamentare di non essere stati consultati tempestivamente, hanno mal attutito il colpo della chiusura del Centro di Les Verrières, deputato fino a poco tempo fa ad alloggiare chi mostrava comportamenti in contrasto con la sicurezza e l’ordine pubblico, venendo meno alla legislazione vigente.

Un incontro ‘vivace’ durato un paio d’ore

Non nasconde la propria soddisfazione il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni perché si è giunti a un accordo, dopo un incontro durato circa due ore, che lui ha definito «vivace». Il progetto pilota per migranti problematici è stato contestato per il fatto «che qui sulla frontiera c’è già molta pressione. Però si è giunti a una conclusione: approfondire la tematica con anche la costituzione di una task force e per ora l’ipotesi Pasture è rinviata». Una buona notizia per voi? «Sì, la Sem ha compreso le nostre perplessità e ha garantito di non trasferire altri migranti problematici da altri centri a Pasture», risponde Arrigoni. La nota della Sem conferma: “Ricordiamo che il trasferimento di richiedenti l’asilo problematici da altri Cfa o regioni d’asilo a Pasture rimane assolutamente escluso. Questo nuovo concetto di alloggio è una misura operativa che si applica esclusivamente all’interno dei Cfa”. Qual è la criticità principale? «Il fatto che internamente è stata concepita una sezione separata per chi crea problemi, un numero tutto sommato ridotto, tra le 4 e le 6 unità, che però possono uscire dalla struttura – sostiene il sindaco di Chiasso –. Questo, dal nostro punto di vista, è già un primo controsenso ed è un grosso problema noto anche a livello federale e oggetto di almeno un paio di atti parlamentari, perché mancano le basi legali. Una nuova legge dovrebbe essere dibattuta nei prossimi mesi in Parlamento affinché chi non si comporta bene possa essere richiamato o sanzionato in qualche modo. Questo aspetto è stato riconosciuto da ambedue le parti». Per chiarire, Arrigoni cita un caso emblematico capitato di recente: «È successo che la stessa persona sia entrata tre volte a rubare in un’azienda e ogni volta è stata chiamata la polizia che l’ha fermata e riportata al centro di Pasture. Questi episodi vanno a sfavore del 99% di migranti che si comportano bene».

Balerna: ‘Manca coerenza’

«La decisione – lamenta Luca Pagani, sindaco di Balerna – era stata presa unilateralmente. Con questo incontro abbiamo cercato di ripristinare il mancato dialogo e di colmare la lacuna di fiducia che si era creata tra le autorità nei confronti della Sem». A preoccupare le istituzioni comunali «era il mantenimento duraturo sul territorio di persone che per legge dovrebbero essere trasferite in strutture speciali per problemi di ordine pubblico». Strutture che, indica Pagani, «attualmente non esistono, ma che la Legge prevede». In Svizzera «dovrebbero esserci 120 posti a disposizione per i richiedenti l’asilo problematici. Oggi non ce n’è neanche uno». Sono questi, secondo il sindaco, «i problemi che vanno affrontati e a livello nazionale». Nel progetto pilota «manca coerenza: è un controsenso voler separare le persone all’interno per poi lasciarle uscire con la stessa libertà di movimento di chi si comporta bene». Il Mendrisiotto «è una regione accogliente ma è chiaro che ci vogliano delle regole per garantire un’accoglienza che non entri in conflitto con il territorio e la popolazione. Vedremo se troveremo una soluzione condivisa», conclude Pagani. Sulla stessa lunghezza d’onda Sergio Bernasconi, sindaco di Novazzano: «Il nostro messaggio è passato». Bernasconi afferma l’esigenza di «trovare provvedimenti adatti e più incisivi in caso di infrazioni da parte dei richiedenti l’asilo. Se dentro può funzionare come concetto, fuori è il contrario». Altrimenti, aggiunge «sono i Comuni a dover gestire lamentele e preoccupazioni da parte dei cittadini». La chiusura del Centro di Les Verrières «desta preoccupazione. La Legge prevede uno o più centri del genere».

‘Occorrono strumenti concreti ed efficaci’

I tre Municipi intravedono, insomma, due violazioni alla LAsi, la Legge dell’asilo. Anche perché, si ricorda, al momento l’articolo 24a della LAsi “prescrive chiaramente il collocamento in Centri speciali, che può essere accompagnato da particolari misure restrittive della libertà di accesso al territorio”. Rispetto alla questione sicurezza, il comunicato della Sem ricorda che la competenza “è della polizia cantonale. La Confederazione sostiene i Cantoni con pattugliamenti all’esterno dei Cfa e con il pagamento di un importo forfettario (forfait di sicurezza) a sostegno del personale di sicurezza e di polizia. La sicurezza della popolazione nei dintorni dei centri federali d’asilo è una questione di fondamentale importanza”. Dal canto suo, il presidente del Consiglio di Stato

Norman Gobbi parla di «un incontro necessario a seguito di una decisione unilaterale adottata dalla Sem senza il dovuto coinvolgimento delle autorità locali. Il dialogo è stato riattivato, e questo costituisce un elemento importante. Il progetto pilota è stato sospeso e attendiamo ora ulteriori approfondimenti sotto il profilo legislativo. Il confronto ha permesso di esprimere nuovamente con chiarezza le preoccupazioni di Comuni e Cantone e di sottolineare la necessità di disporre di strumenti concreti ed efficaci per la gestione dei richiedenti l’asilo problematici. Più in generale, abbiamo richiamato l’attenzione sulle criticità che il Ticino affronta quotidianamente nel settore dell’asilo».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-02-19T08:00:00.0000000Z

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