Se frutta e verdura latitano al mercato
Elena Conelli, co-coordinatrice dei Verdi, osservando l’offerta suggerisce più stagionalità, prodotti del territorio, cultivar dimenticate, agricoltura sostenibile
Di Marino Molinaro
Da mezzo secolo il mercato del sabato di Bellinzona «è un appuntamento molto amato dai cittadini, ma sembra non conoscere un’evoluzione che porti innovazione. È diventato una vetrina ripetitiva, buona per il turismo ma poco aderente ai bisogni di una città che cambia». La suggestione arriva da
Elena Conelli, co-coordinatrice dei Verdi di Bellinzona. Focus sulla varietà dei prodotti: a suo dire la scelta nei banchi frutta e verdura «è quasi inesistente, limitata a un paio di rivenditori, rispetto a carne e formaggi che ne conta sei/sette». Una delle due bancarelle propone da oltre vent’anni prodotti ticinesi e anche biologici. Da qui una domanda che le nasce spontanea, nel tentativo di capire se il ‘mercato mostra’ sia interessante per i produttori locali «che sembrano poco propensi a utilizzare l’appuntamento del sabato mattina come finestra per i loro prodotti e il loro importante lavoro». Questo «soprattutto se pensiamo al Piano di Magadino. E intanto la biodiversità alimentare perde valore proprio dove dovrebbe essere valorizzata».
‘Poca capacità di sorprendere’
Allargando lo sguardo sulle abitudini negli acquisti, Elena Conelli rileva che «nella grande distribuzione mangiamo già in modo sempre più povero: non solo nella scelta, perché scegliamo in una scelta già fatta per noi che segue regole di guadagno, ma anche nella qualità. Questo vuol dire poche varietà locali, filiere lunghe, prodotti scelti per logistica e resa». Ecco perché a suo dire il mercato locale dovrebbe fare l’opposto: «Portare stagionalità vera, prodotti del territorio, cultivar dimenticate, piccole produzioni, metodi agricoli sostenibili quali bio, biodinamico Demeter e altri. Invece troppo spesso sembra limitarsi a replicare una vetrina stabile, con poca capacità di sorprendere o sensibilizzare».
‘Serve una scelta chiara’
Una chiave di volta potrebbe forse essere individuata nelle regole. Il Regolamento del mercato prevede strumenti per gestire tipologie di merce, assortimenti e spazi. «Il punto è come vengono usati: per favorire biodiversità e ricambio, o per consolidare l’esistente e gli habitué? Un mercato che vuole dirsi ‘mostra’ non può limitarsi a esporre sempre gli stessi equilibri. Deve mostrare il territorio, le stagioni, la differenza tra produzione locale e filiera lunga». In definitiva la biodiversità «è resilienza alimentare, qualità ecologica, cultura del cibo. Più varietà coltiviamo e consumiamo, meno dipendiamo da pochi standard fragili». Ecco perché un mercato pubblico, promosso dalla Città, «dovrebbe essere il primo luogo a ricordarcelo, ogni sabato mattina». La conclusione contiene dunque un auspicio: «Bellinzona ha una grande occasione, fare del suo mercato un modello di sostenibilità concreta, soprattutto se è in cerca di un riconoscimento di Città culturale. Per riuscirci serve una scelta chiara, ossia decidere di diventare promotore di azioni concrete e innovative nell’interesse dei cittadini e dei produttori locali».
‘Potremmo incentivare i contatti fra le parti’
Auspicio che in casa Foft e Tior sfonda porte aperte. Alice Croce Mattei, presidente della Federazione ortofrutticola cantonale, interpellata dalla redazione si dice pronta a prendere parte a un’eventuale riflessione e confronto: «Frutta e verdura sono in effetti i tipici prodotti da mercato, che però a Bellinzona scarseggiano. Disporre della vetrina del sabato mattina per promuovere l’orticoltura ticinese è certamente un aspetto importante che ci interessa, non da ultimo per la dimensione che il mercato stesso ha assunto negli ultimi anni, andando oltre i confini cantonali. In passato come Tior abbiamo rinunciato a presenziare per evitare di fare concorrenza ai nostri affiliati. Tuttavia rientra fra i nostri scopi rafforzare i rapporti con i consumatori. Perciò siamo presenti a vari eventi promozionali. A questo punto bisognerebbe capire se singoli produttori sarebbero interessati, ben consci che si tratta di un’esperienza impegnativa per la singola azienda. Come Foft e Tior potremmo incentivare i contatti fra le parti».
‘Ma il santo non vale la candela’
«L’esperienza ci dice che il santo non vale la candela», analizza Carlo Banfi, responsabile del mercato per conto della Società commercianti cittadina. Lui stesso con la moglie Anita ha una bancarella di frutta e verdura tradizionale, «ma siamo solo rivenditori e allora i conti tornano. Chi coltiva, oggigiorno tende ad allestire in proprio lo spaccio, in azienda. Logisticamente e contabilmente vantaggioso. Diverso il discorso se bisogna assumere due o più persone per organizzare i prodotti da portare al mercato, la trasferta, la bancarella, le vendite, il ritorno in fattoria e il ricollocamento dell’invenduto. Una stima indica spese per circa 700 franchi a sabato. Se manca un guadagno concreto, di almeno 300/400 franchi a volta, il rischio è elevato. Anche per questo motivo alcuni storici orticoltori del Piano hanno rinunciato a presenziare».
‘Mister tomato’ che vende il miele
Conferma Claudio Cattori, imprenditore agricolo di Giubiasco, innovatore nel settore dei pomodori (azienda Agrotomato) e lui stesso presente al mercato, non però con frutta e verdura. «Altri aspetti pesano sulla decisione, come ad esempio l’età che avanza e il ricambio generazionale. In taluni casi i figli non sono disposti a fare i sacrifici che i loro genitori hanno fatto per decenni e ritengono più interessante o vantaggioso impiegare altrimenti il tempo e le risorse che ci vogliono per assicurare un’offerta variegata con almeno 12-15 prodotti freschi». Lui una scelta l’ha fatta, ed è quella di valorizzare una sua passione, l’apicoltura: «Poter vendere al mercato di Bellinzona il nostro miele è una grande soddisfazione, sebbene non tutti i sabati siano fruttuosi a livello di incassi. Ci vorrebbe magari qualche articolo correlato, che bisognerebbe però produrre e gestire».
BELLINZONA E VALLI
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2026-03-10T07:00:00.0000000Z
2026-03-10T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281689736313681
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