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Fare informazione, raccontare l’indicibile

Raccolta fondi urgente per pagare un anno di studi al Cisa a due giovani cineasti autodidatti di Gaza. Il sostegno del Sindacato svizzero dei media

Di Davide Martinoni

Un anno di studi al Cisa per guadagnare formazione tecnica da aggiungere al cuore, alla sensibilità, al coraggio di raccontare, con una cinepresa in mano, il mondo; partendo dal loro, che è quello delle macerie di Gaza. È forse solo una goccia nel mare, l’iniziativa di finanziare un anno di formazione a Locarno a due giovani cineasti palestinesi, Ahmed Abu Ajwa (29 anni) e Asil M. Al-Wadiya (24). Ma aggiungendosi ad altre – che hanno permesso a 7 loro omologhi di proseguire gli studi in diverse università di Londra – si fa rigagnolo che irrora il terreno riarso del genocidio e della disperazione, dove moltissimo conta anche l’informazione indipendente e le testimonianze dirette.

Rimangono 10 giorni

Alla base dell’iniziativa troviamo lo stesso Conservatorio internazionale di scienze audiovisive (Cisa) di Locarno, unitamente al Sindacato svizzero dei media (Ssm) e al team di professionisti internazionali Support for Palestinian Students to Study Abroad (Spssa). L’obiettivo, spiegato ieri mattina alla stampa, è dare il colpo di reni finale al crowdfunding lanciato tramite wemakeit.com per raccogliere il denaro necessario (circa 50mila franchi) a coprire le spese per l’anno di studio in Ticino dei due ragazzi. Ma attenzione: rimangono solo 10 giorni di tempo, perché il termine scadrà il 14 maggio.

A Locarno l’azione è condotta da Marco Poloni (direttore del Cisa), da Riccardo Mattei (segretario regionale del Ssm) e da Fabrizio Ceppi (giornalista Rsi in pensione, oggi instancabile attivista per la causa palestinese, già membro di uno degli equipaggi della prima flottiglia fermata dall’Esercito israeliano prima di raggiungere Gaza per consegnare aiuti umanitari). Poloni ha spiegato che il Cisa segue già da diversi mesi i due giovani cineasti di Gaza, situandosi con questa azione nel solco di quanto già fatto tre anni fa per altri due giovani saharawi nell’ambito del progetto di collaborazione fra il Cisa e la “Escuela de Formación Audiovisual” (Efa) – presente nei campi rifugiati saharawi a Tindouf, in Algeria.

Costruirsi un futuro fra le macerie

Il bisogno dei due giovani palestinesi di «costruirsi un futuro tra le macerie del genocidio in corso contro il popolo palestinese» è stato sottolineato da Mattei come rappresentante di «lavoratrici e lavoratori dei media, dell’audiovisivo, della cultura e dell’informazione che anche alle nostre latitudini hanno assistito a tentativi di indebolirne l’indipendenza, il radicamento locale e il controllo democratico e popolare» (riferendosi naturalmente alle continue picconate della destra sul servizio d’informazione pubblico). «Sappiamo bene che chi controlla la narrazione controlla anche la memoria, la percezione della realtà e spesso perfino la possibilità stessa di esistere agli occhi del mondo», ha aggiunto, sottolineando l’intenzione di creare le condizioni affinché voci come quelle di Asil e Ahmed «possano continuare a esistere, a raccontare, a testimoniare». Mattei ha inquadrato la campagna anche come «gesto che parla di solidarietà internazionale tra colleghi, tra persone che credono che la cultura, l’informazione e l’arte non siano un lusso, ma strumenti fondamentali di libertà ed emancipazione».

‘Voglio raccontare storie che contengano luce’

Da Gaza è poi arrivata la testimonianza di Asil, che scrivendo a Poloni ha parlato del cinema come del «mio modo di comprendere il mondo e di restare connessa a esso. Tutto ciò che ho imparato finora è frutto di un percorso da autodidatta, plasmato dalla curiosità, dalla perseveranza e dalla realtà di chi crea da Gaza, dove non esistono percorsi formali per studiare cinema». Asil ha già realizzato film selezionati e premiati da diversi festival in tutto il mondo: «Attraverso questo lavoro mi sono concentrata nel raccontare storie umane che parlano di resilienza, di vita quotidiana e delle realtà che viviamo». Una Gaza «piena di storie: potenti, complesse e spesso pesanti. Sebbene ne abbia raccontate molte, custodisco anche un desiderio silenzioso: raccontare storie che contengano luce; storie che vadano verso qualcosa di più dolce, qualcosa di speranzoso».

Importante anche la presenza di Roberto Pomari,

presidente del Film Festival Diritti Umani di Lugano, che ha garantito il massimo sostegno all’iniziativa come già avvenuto per i giovani saharawi (Algeria) tramite la stessa “intermediaria” che troviamo oggi in campo per i palestinesi, ovvero l’avvocata e attivista Lucia Tramèr, persona di riferimento del crowdfunding.

Allora, a Mayub e Mumna il visto di soggiorno trimestrale in Svizzera era stato inizialmente rifiutato, ma un ricorso al Tribunale amministrativo federale aveva costretto la Sem a riconsiderare il caso e rilasciare infine i permessi. I due giovani erano così giunti in Ticino per uno scambio culturale che aveva consentito loro di partecipare, fra l’altro, al Locarno Film Festival, al Ffdu e al Verzasca Foto Festival, nonché a frequentare dei corsi al Cisa. Con Ahmed e Asil si vuole ripetere l’esperienza, chiedendo uguali permessi per motivi di studio. Spiega a “laRegione” Tramèr che «purtroppo non c’è nessuna garanzia che la Svizzera ci aiuti. Bisognerà preparare al meglio il dossier e fare in modo che i due giovani vengano formalmente iscritti al Cisa. L’obiettivo del progetto è dare loro la possibilità di continuare la formazione in Ticino, per tornare poi in patria e coprire, da cineasti, gli eventi della loro terra».

LOCARNO E VALLI

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2026-05-05T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281689736425467

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