Tempesta del 24 luglio, si contano i danni
Le querce che popolavano l’area sono crollate lasciando spazio a più luce e una vegetazione più diversificata, i forestali monitorano la situazione
Di Malva Cometta Leon
Quel giorno chi abita nella zona se lo ricorda bene. Lo scenario seguito alla violenta supercella del 24 luglio scorso – che ha colpito in particolare le zone di Cornaredo, Canobbio e Porza – appariva quasi post-apocalittico. Il temporale, tra i più intensi in assoluto, ha portato piogge torrenziali, raffiche di vento fino a circa 80 km/h e grandine, causando ingenti danni: alberi abbattuti, abitazioni e infrastrutture crollate o allagate. A pagare il prezzo più alto tuttavia è stato il bosco di Trevano. Delle sue storiche querce americane resta poco. A fare il punto della situazione è
Jacques Bottani capo ufficio del 5° circondario forestale, che traccia un bilancio tra danni, interventi e prospettive future.
‘Scena apocalittica’
La zona più colpita del bosco (che è demanio cantonale) è stata quella di fronte a via Chiosso a Porza. «Su quel pendio la maggior parte degli alberi è stata sradicata». Su circa otto ettari interessati, due risultano completamente devastati. Un duro colpo, ma non del tutto inatteso. «Si trattava di un popolamento monospecifico e coetaneo, con piante anziane e senza ricambio generazionale», sottolinea Bottani. L’area era già sotto osservazione e si prevedevano interventi di diradamento. «Poi è arrivato il temporale».
Non era ciò che Bottani auspicava: «Quanto accaduto ha esposto alla luce tutto un settore che adesso è completamente brullo». La scena è stata «apocalittica». In alcuni casi, «siccome il terreno era bagnato dal temporale, la forza del vento ha rovesciato le querce, lasciandone le ceppaie capovolte». In altre parti, «dove le radici erano più profonde e solide, gli alberi hanno dovuto soccombere alle raffiche e si sono spezzati. Probabilmente, in quelle condizioni, non c’era speranza per nessuna pianta».
‘La natura farà il suo corso’
Oggi però lo sguardo è rivolto avanti. «Con tutta la luce che tocca quell’area ci sarà sicuramente una forte ricrescita di vegetazione: arbusti, rovi e alberi cresceranno rigogliosi». Non sono previste nuove piantumazioni, ci informa. «Non saranno necessarie in quanto cresceranno già diverse specie, la natura farà il suo corso. È una situazione in un certo senso ideale perché si riparte da zero e si potrà intervenire sulla scelta delle specie senza grandi costi».
Interventi sulle neofite
I lavori di sgombero, e di messa in sicurezza del terreno per evitarne l’erosione e altri rischi, sono stati ultimati lo scorso ottobre. Il 2026 è da considerarsi il primo anno vegetativo in cui si osserverà l’esplosione della vegetazione, dall’anno prossimo invece verrà avviato un progetto di gestione selvicolturale dove l’obiettivo sarà far coesistere tutte le nuove specie e creare un bosco più diversificato e stabile nel tempo. Dobbiamo “pilotare” e tenere sotto controllo quest’area in quanto è prossima a edifici, scuole ed è molto frequentata».
A corto termine, illustra Bottani, la priorità sarà intervenire sulle specie neofite invasive per evitarne la diffusione. «Dovremo evitare che vadano a colonizzare altri spazi. Non possiamo perdere tempo. Con lo spazio e la forte luminosità che si sono creati, partiranno a razzo». A cominciare dal mese di maggio e per i prossimi quattro anni, «ci toccherà effettuare lavori di lotta e contenimento delle neofite e, inizialmente, anche dei rovi». La parte alta del boschetto è destinata a interagire con il futuro centro scolastico di Trevano, previsto a tappe, rendendo ancora più necessaria una gestione attenta e pianificata. La riqualifica di quel bosco, ricorda Bottani, era già prevista da tempo nell’ambito dei lavori per il Nuovo Quartiere Cornaredo ma la tempesta ha accelerato i tempi – e cambiato le prospettive. «Un bosco composto da una sola specie e da piante della stessa età è fragile. Se arriva un’avversità – un fungo, una malattia o un evento meteorologico estremo – senza varietà si salva poco», conclude Bottani. «L’obiettivo ora è trasformare questa perdita in un’opportunità, creando un bosco più diversificato e resiliente, con un adeguato ricambio generazionale».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
it-ch
2026-05-11T07:00:00.0000000Z
2026-05-11T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281689736437719
Regiopress SA