Strutture del Festival: la Carta per la tutela
Dopo l’inopinato pensionamento (poi revocato) dello schermo del Vacchini e le polemiche che ne erano seguite, disciplinata la gestione dell’architettura
Di Davide Martinoni
Finalmente una Carta che “disciplina le scelte relative alle strutture temporanee allestite, modificate, sostituite o dismesse dal Locarno Film Festival in occasione delle proprie manifestazioni, e agli spazi del Festival che tali strutture attivano durante i giorni di manifestazione”. Nasce dopo la buriana della scorsa estate riguardante la dismissione improvvisa della struttura dello schermo progettato dal Vacchini. Sull’onda delle reazioni partite dal Locarnese e moltiplicatesi poi a livello nazionale e internazionale i vertici della principale rassegna culturale nazionale hanno dunque deciso di fare i compiti, fissando dei paletti e dando formalmente alle strutture temporanee una dignità che non era mai stata messa in discussione fino al momento in cui si era reso necessario parlarne. “Le strutture effimere che ogni estate durante il Festival trasformano Locarno in un ecosistema urbano riconoscibile nel mondo sono il frutto di intuizioni progettuali, prima fra tutte quella di Livio Vacchini nel 1971, seguita dagli interventi di Michele Arnaboldi del 2008 – si legge nell’introduzione –. La valenza pubblica del Festival impone una responsabilità: le scelte sulle strutture temporanee non possono essere trattate come semplici decisioni operative. Hanno ricadute identitarie, urbane e culturali che eccedono l’orizzonte della singola edizione”. Pertanto, gli organi del Festival, “custodi temporanei della sua identità, sono chiamati a garantire trasparenza, partecipazione e dibattito pubblico riguardo a scelte dal forte impatto per il Festival in rapporto al suo ruolo culturale e ai valori identitari”.
Dapprima viene proposta una distinzione fra ciò che è considerato oggetto della Carta e ciò che invece ne è escluso. Alla prima categoria appartengono lo schermo e la cabina di proiezione di Piazza Grande; i padiglioni, le tensostrutture, le gradinate e gli elementi scenografici ricorrenti; le strutture di accoglienza (ingresso, biglietteria e servizi al pubblico nei luoghi del Festival); gli allestimenti della Rotonda; e le strutture e gli allestimenti della zona Forum/Spazio Cinema. Non sono invece inclusi nella Carta gli spazi urbani di competenza della Città di Locarno, del Cantone o di altri enti pubblici; gli interventi edili o urbanistici permanenti; e le scelte artistiche e programmatiche.
I 6 principi guida
I principi guida riconosciuti dalla Carta e ai quali “ogni scelta sulle strutture temporanee deve riferirsi” sono 6. Il primo (non gerarchicamente) è la coerenza con il patrimonio Vacchini-Arnaboldi. Le strutture progettate dai due architetti “e l’ecosistema scenografico che ne è derivato”, si puntualizza, “costituiscono il riferimento culturale e tecnico rispetto al quale ogni nuovo intervento è letto”. Non si tratta tanto di un vincolo stilistico, né di un obbligo di replica: si tratta di “riconoscere che il Festival ha una tradizione architettonica propria, documentata e studiata, e che ogni nuova scelta dialoga con essa, per continuità, evoluzione o divergenza motivata. La mancata considerazione di questo riferimento è, di per sé, una scelta da giustificare”. Poi c’è il discorso sulle strutture modulari, utilizzate anche per questioni di budget. L’impegno è “garantire proporzioni, materiali, finiture e integrazione paesaggistica all’altezza della tradizione del Festival. La medesima disciplina si applica, in modo non negoziabile, alla sicurezza: stabilità strutturale, resistenza ai carichi e alle condizioni meteorologiche, vie di fuga, gestione del pubblico e piena conformità a tutte le norme applicabili (edilizie, antincendio, strutturali e di sicurezza delle manifestazioni)”, che “costituiscono un requisito di base e non un parametro bilanciabile”.
Il terzo principio guida riguarda il dialogo con il contesto urbano e paesaggistico, che comprende Piazza Grande, Città Vecchia, il lungolago e la Rotonda. Ebbene, le strutture del Festival “lo servono, non lo occupano” e “criterio di valutazione non è solo funzionale o estetico in astratto: è la relazione tra la struttura e lo spazio che attiva, di giorno come di sera, per il pubblico del Festival come per i residenti. Parte costitutiva di questa relazione è l’accessibilità: ogni struttura è concepita perché spazi, percorsi e fruizione siano effettivamente aperti a tutti i pubblici, incluse le persone con disabilità o mobilità ridotta. L’accessibilità non è un adattamento successivo né un elemento accessorio, ma una qualità progettuale che concorre alla valutazione della struttura al pari delle sue qualità formali e funzionali”. Per quanto riguarda le istituzioni (Città e organismi competenti per lo spazio urbano, il paesaggio e il patrimonio) “il Festival riconosce questi interlocutori come parte del processo decisionale e non come semplici autorità autorizzative”.
Una classificazione per impatto
Proseguendo, “nessuna edizione del Festival affronta scelte in materia di strutture temporanee senza la presenza qualificata di competenza architettonica riconoscibile e indipendente”; e “non tutte le decisioni sulle strutture temporanee hanno lo stesso peso”. Per intenderci, “una modifica alla segnaletica di un padiglione non è equivalente alla sostituzione dello schermo di Piazza Grande”. La Carta introduce una classificazione per impatto che gradua in modo proporzionato sia il livello di competenza richiesto, sia le esigenze di trasparenza e coinvolgimento esterno. Il principio è “a maggior impatto identitario, maggiore è la trasparenza e più ampio è il coinvolgimento”. In questo senso, il livello 3 (alto impatto identitario) è attribuito a “dismissione o modifica sostanziale di strutture storiche del Festival (schermo e cabina di Piazza Grande, padiglione ellittico della magnolia); introduzione di nuove strutture di grande visibilità in Piazza Grande o negli spazi simbolicamente centrali del Festival; cambi di impostazione che modificano il modo in cui il pubblico fruisce dei luoghi simbolo del Festival; e decisioni che rimettono in questione scelte architettoniche storicizzate”. Infine, vi sarà un architetto o studio di riferimento (uscirà il concorso pubblico) e sarà istituito un partenariato con l’Accademia di architettura di Mendrisio.
LOCARNO E VALLI
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2026-06-26T07:00:00.0000000Z
2026-06-26T07:00:00.0000000Z
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