Pal5, nessuna svolta ma resta uno spiraglio
La Commissione regionale dei trasporti spera di superare le obiezioni tecniche prima del messaggio del Consiglio federale atteso in autunno
Di Malva Cometta Leon
Si è tenuto ieri a Berna l’incontro tra i vari rappresentanti dopo la bocciatura del Programma d’agglomerato di quinta generazione. Filippo Lombardi: ‘Fiducioso’.
Nessuna svolta, ma nemmeno una chiusura definitiva. Si è concluso con una fumata grigia l’incontro tra la Commissione regionale dei trasporti del Luganese (Crtl), il Dipartimento del territorio (Dt) e i rappresentanti dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (Ust), convocato ieri nel tentativo di far riconsiderare la valutazione negativa espressa da Berna sul Programma d’agglomerato del Luganese di quinta generazione (Pal5). La decisione mette seriamente a rischio quasi 20 milioni di franchi di contributi federali destinati alle opere per la mobilità del Luganese previste tra il 2028 e il 2031. Quello luganese è l’unico Programma d’agglomerato svizzero a non raggiungere la soglia minima richiesta per accedere al cofinanziamento della Confederazione. In autunno il dossier confluirà nel messaggio che il Consiglio federale sottoporrà alle Camere federali, ma prima resta ancora uno spazio di dialogo per cercare di superare le criticità tecniche evidenziate dall’Ust. «Esco da questo incontro ancora speranzoso», commenta a ‘laRegione’ il presidente della Crtl e municipale di Lugano, Filippo Lombardi.
«Nessuna decisione era prevista per ieri e la porta non si è ancora chiusa definitivamente, il dialogo continua», spiega Lombardi. L’incontro è però servito soprattutto a circoscrivere il nodo che ha portato alla valutazione negativa dell’Ust, resa nota recentemente. «Abbiamo capito dove loro si fermano. La critica si concentra sul fatto che non sarebbe sufficientemente dimostrato che queste misure servano in concreto allo sviluppo centripeto dell’agglomerato. Per loro questo aspetto pianificatorio deve invece esserci». Secondo il presidente il programma presentato va invece nella direzione opposta rispetto alle critiche di chi lo aveva definito troppo «autocentrico». «Abbiamo proposto un programma molto contenuto, di soli 66 milioni di franchi per il quadriennio 2028-31 – di cui solo 20 a carico della Confederazione – e altamente virtuoso secondo i criteri abituali. Non c’è una singola misura stradale: 42 milioni sono destinati alla mobilità ciclopedonale e lenta e 24 milioni a interventi di sostegno al trasporto pubblico, come l’adeguamento delle stazioni Flp per il tram-treno, le corsie preferenziali per gli autobus e i miglioramenti della stazione d’interscambio di Lamone. Non si può quindi dire che il Pal5 sia troppo incentrato sulle automobili». Critica, quest’ultima, mossa in sostanza dal Consiglio di Stato lo scorso anno. Il tema della viabilità nel polo urbano, infatti, secondo il Governo non è stato “affrontato adeguatamente” nel Pal5 e di conseguenza “non sono state proposte misure concrete ed efficaci per contenere, rispettivamente ridurre, il traffico individuale motorizzato”. «È difficile dimostrare quante auto possa togliere una pista ciclopedonale – commenta Lombardi –. Accetto che possano esserci dubbi sulla tratta Melide-Paradiso, un’opera costosa e prevista tra otto anni, per la quale non è semplice quantificare l’effetto sulla riduzione del traffico automobilistico. Diverso il discorso per le piste previste nella regione della Tresa, nel Basso Malcantone e tra Lugano e Massagno, che considero interventi virtuosi e con un potenziale concreto di spostamento dalla mobilità privata a quella lenta».
Risorse destinate al Malcantone
Accanto agli aspetti tecnici, la Crtl ha però messo sul tavolo anche considerazioni di natura politica. Tra queste, il fatto che il Pal5 sia un programma dalle dimensioni contenute e fortemente orientato alla mobilità sostenibile, ma soprattutto che una parte rilevante degli investimenti riguardi il Malcantone. «Questo è un programma nel quale la città pesa molto poco e che invece, per la prima volta, vede la metà delle misure e delle risorse destinate al Malcantone, una regione che sappiamo sentirsi abitualmente bistrattata», osserva Lombardi. «Dal punto di vista politico sarebbe difficilmente spiegabile ai Comuni e alla cittadinanza che, per una questione pianificatoria riguardante Lugano e la sua densificazione, si vadano a penalizzare opere previste nel Malcantone».
Per il momento, tuttavia, questi argomenti restano sullo sfondo. «Dalla riunione è emerso chiaramente che all’Ust interessano gli aspetti tecnici, ossia se riusciamo effettivamente a correggere questa impostazione dello sviluppo centripeto dell’agglomerato», spiega il presidente. Se anche il prossimo confronto dovesse confermare un esito negativo, la partita si sposterà sul terreno politico. «Gli altri argomenti li useremo eventualmente a livello di Consiglio federale o di Consiglio nazionale. Non spetta a me decidere se fare battaglia politica, ma se i Comuni e la Commissione ce lo chiederanno, la faremo». Uno scenario non senza precedenti: «È già successo otto anni fa con il Pal3, bocciato dall’Ust e poi reintegrato dal Parlamento».
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