laRegione

Tombini con filtro, Comano fa da apripista

Il Comune è il primo in Ticino a sperimentare l’iniziativa con cinque dispositivi che serviranno a monitorare quanto materiale viene fermato prima del tuffo

Di Malva Cometta Leon

Una prima linea di difesa per proteggere la qualità delle acque. È quanto voluto da Comano per evitare che i tombini inghiottano – senza trattenerli – rifiuti e inquinanti ambientali per finire in riali, fiumi e laghi. E si tratta del primo Comune in Ticino a farlo, sperimentando una soluzione innovativa: l’installazione di speciali cestini filtranti all’interno delle caditoie. La fase pilota, adottata dal Municipio su proposta di un cittadino, prevede cinque dispositivi distribuiti sul territorio comunale per capire quanto materiale possa essere intercettato prima che si tuffi nel Ceresio. Nella giornata di martedì sono avvenute le prime pose, partendo da piazza Nag Arnoldi. Il principio alla base del progetto è semplice: impedire che ciò che viene abbandonato sulle strade finisca nella rete delle acque meteoriche e, da lì, nell’ambiente naturale. Un mozzicone di sigaretta, un frammento di plastica o una piccola cartaccia possono infatti essere trascinati dalla pioggia nelle caditoie e proseguire il loro percorso fino ai corsi d’acqua. Una dinamica che può avere importanti conseguenze sull’ecosistema. I tombini collegati alle cosiddette acque chiare, infatti, raccolgono l’acqua piovana senza passare necessariamente da un impianto di depurazione: ciò che vi entra può quindi terminare dove non dovrebbe. A proporre una soluzione per interrompere questo percorso, spiega a ‘laRegione’ il sindaco Francesco Moghini, è stato Davide Städler, fondatore della società Tibio e originario di Comano. «Si tratta di una nuova iniziativa sviluppata da Tibio con l’obiettivo di limitare l’inquinamento nelle condotte delle acque chiare». Nella Svizzera francese è una soluzione già utilizzata, così come in Francia.

L’idea è stata sottoposta al Municipio, che ha deciso di accoglierla positivamente. «Ci è subito sembrata un’iniziativa dallo scopo nobile per tutelare l’ambiente», racconta il sindaco. Oltre all’aspetto ambientale, ad aver convinto è stata anche la sua sostenibilità economica. «I raccoglitori hanno un costo davvero contenuto per quello che fanno». Per comprenderne la reale efficacia Comano si è imposto una tabella di marcia. Nelle prossime settimane i raccoglitori saranno monitorati per capire la quantità di materiale intercettato. «Non sappiamo bene cosa aspettarci a livello di quantità di rifiuti che rimarranno in questi raccoglitori. Ma siamo curiosi di scoprirlo. La prima vuotatura sarà tra tre settimane e lì si vedrà se la situazione è critica». Se lo sarà a giudizio degli specialisti, «potremmo prevederne di ulteriori», conclude Moghini.

Circa 270mila microplastiche per km2

I dispositivi installati nelle caditoie funzionano come una barriera fisica: vengono posizionati sotto la griglia del tombino e trattengono i materiali solidi trasportati dall’acqua piovana, lasciando invece defluire l’acqua nella rete di drenaggio. Il sistema permette dunque di intercettare piccoli rifiuti come mozziconi di sigaretta, frammenti di plastica, cartacce e altri residui prima che possano raggiungere l’ambiente. Quando il contenitore raggiunge il livello di riempimento previsto, viene estratto e svuotato manualmente oppure mediante aspirazione, per poi essere riposizionato. Dalla scheda tecnica fornitaci da Tibio, risulta che sono inoltre previsti

dispositivi di sicurezza per evitare problemi al normale deflusso dell’acqua durante precipitazioni intense. In alcune configurazioni il sistema può essere dotato anche di sensori capaci di segnalare il livello di riempimento. Secondo la documentazione tecnica del progetto, la soluzione adottata è frutto di circa quindici anni di sviluppo nel settore ed è basata su un sistema brevettato pensato proprio per ridurre la dispersione dei rifiuti attraverso le reti di drenaggio urbano.

Secondo i dati riportati nella presentazione del progetto, ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raggiungono gli oceani e una

parte significativa proviene dalla terraferma, trasportata proprio dai sistemi di drenaggio urbano. Anche gli ambienti lacustri sono interessati dal fenomeno: per il lago di Lugano sono state stimate circa 270’000 microplastiche per chilometro quadrato sulla superficie. La sperimentazione rappresenta quindi anche un modo per raccogliere dati concreti su un fenomeno difficilmente quantificabile. Al termine della prima fase di osservazione è previsto un momento informativo rivolto alla popolazione, durante il quale saranno presentati i risultati della sperimentazione e spiegato il funzionamento dei cestini filtranti, chiamati da Tibio ‘ID-O’.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

it-ch

2026-08-06T07:00:00.0000000Z

2026-08-06T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281689736622279

Regiopress SA