L’appello dei docenti: ‘Diamo loro speranza’
Lettera aperta dallo Csia in favore dei giovani fratelli curdi in attesa di espulsione, aggrappati a un’istanza come caso di rigore pendente al CdS
di Davide Martinoni
Scende in campo il Csia, per Zelal e il fratello Yekta. Lo fa con la direzione e diversi docenti. Lo strumento: una lettera aperta a sostegno di Zelal da cui traspare tutto l’impegno della giovane curda a scuola e nel suo processo di integrazione nel nostro tessuto sociale. Il primo ma non unico destinatario: il Consiglio di Stato, chiamato a decidere se confermare il “no” dell’Ufficio della migrazione all’istanza come caso di rigore inoltrata dall’avvocato Immacolata Iglio Rezzonico per i due fratelli. Caso di rigore che riaprirebbe i giochi a favore della permanenza in Svizzera dei due ragazzi. Riassunto delle puntate precedenti: Zelal e Yekta Pokerce sono sorella e fratello di origine curda che da 4 anni, dopo la fuga dalla Turchia perché il padre rischiava di finire in carcere per questioni politiche, vivono a Riazzino unitamente a mamma, papà e un fratellino 11enne con un disturbo dello spettro autistico. Purtroppo, a causa di accordi fra Svizzera e Turchia, tutti i tentativi di ottenere diritto di asilo sono falliti e c’è un ordine di espulsione dal nostro territorio che deve essere reso operativo. L’ultimo spiraglio legale è l’istanza come caso di rigore presentata per i due fratelli maggiori dall’avvocato Iglio Rezzonico.
La petizione degli amici
A monte va rilevata una situazione cristallina dal punto di vista dell’integrazione in Ticino: Yekta, il ragazzo, ha iniziato un apprendistato come elettricista, mentre Zelal, la sorella, si è iscritta al Centro scolastico per le industrie artistiche (Csia) dove si è fatta apprezzare per le sue capacità non comuni e per tutto ciò che rappresenta per docenti e compagni; compagni che tra l’altro avevano promosso una petizione che nell’aprile dell’anno scorso aveva portato oltre 1’700 firme sul tavolo del Consiglio di Stato.
Ma la burocrazia è cieca e non riconosce niente di tutto ciò, tant’è vero che a fine ottobre, quasi a voler soffocare ogni residua speranza di un futuro dignitoso, l’Ufficio della migrazione aveva emanato un ordine di cessazione di ogni attività di studio (per Zelal) e lavoro (per Yekta), ingiungendo ai due, con toni a dire il vero addirittura inquisitori, di alzare le mani e iniziare a non far nulla nell’attesa dell’espulsione.
In campo anche i deputati
Ovviamente questa “escalation” burocratica gridava vendetta al cielo, conoscendo il cammino dei due ragazzi e le loro oggettive preoccupazioni in vista di un possibile rimpatrio. Infatti, a stretto giro si era mossa la politica cantonale. Lo aveva fatto con una lettera al Consiglio di Stato promossa dal deputato socialista al Gran Consiglio Maurizio Canetta e firmata da esponenti di tutti i partiti del parlamento, escluso quello comunista. La richiesta era “fare i passi necessari presso l’Ufficio della migrazione cantonale e presso la Segreteria di Stato alla migrazione affinché sia concessa a Zelal e Yekta Pokerce la facoltà di continuare la propria formazione scolastica e professionale e di concluderla”. Richiesta che il governo aveva in qualche modo ammesso di capire, almeno dal punto di vista umano, ma che aveva altresì dovuto rispedire al mittente, non potendo proceduralmente mettere il becco in questione gestite da altri. In altre parole, come si leggeva nella risposta della compagine esecutiva: “Non si può chiedere all’Ufficio della migrazione di intraprendere dei passi in contrasto con le leggi federali vigenti e le decisioni delle Autorità superiori competenti”. Ergo, poco o niente da fare: Zelal e Yekta sono stati messi all’angolo da un Paese che politicamente non li vuole, ma socialmente è invece dispostissimo ad accoglierli.
Un’altra dimostrazione di questo doppio binario è nella bella lettera aperta preparata dallo Csia a favore della sua (ormai ex) studentessa Zelal, e per naturale connessione anche del fratello Yekta, che come lei è un esempio lampante di riuscita integrazione. Lettera che verrà appunto inviata anche al Consiglio di Stato nel momento in cui deve decidere se confermare o meno il “no” già espresso dall’Ufficio della migrazione sull’istanza come caso di rigore.
‘Ricostruire la vita con dignità’
La missiva ricorda la “profonda instabilità” in cui da anni sono costretti a vivere i Pokerce, desiderosi solo di “ricostruire la propria vita con dignità” in Ticino. Entrambi espulsi, per decisione dell’Ufficio della migrazione, dai rispettivi contesti formativi, “vivono attualmente ‘in via tollerata’, condizione che li espone a continue incertezze e alla paura di perdere quanto costruito con fatica negli ultimi anni. Per entrambi i ragazzi, la scuola e il lavoro rappresentano non solo strumenti di integrazione, ma anche la risposta più sana e costruttiva a un vissuto segnato da precarietà e paura: un modo concreto per restare attivi, crescere e credere in un futuro possibile”, scrivono i docenti.
Vengono poi riportati i pensieri di alcuni di quelli che hanno seguito Zelal nei suoi studi, i quali sottolineano “la sua serietà, il suo impegno e la sua crescita professionale”, ma anche “un atteggiamento appassionato e proattivo” che l’ha portata a lavorare più dello stretto necessario; segno, questo, di “un interesse autentico e di un forte potenziale di sviluppo”. Una docente della Scuola superiore specializzata in arti applicate al Csia sottolinea di non aver potuto esimersi dal dare una “valutazione massima” a Zelal nella sua specifica materia, aggiungendo un pensiero che vale tutta la lettera: “Oltre a questo, si tratta di una persona educata, rispettosa e diligente – tutte qualità che vorremmo trovare in ogni abitante della Svizzera”. Un altro docente mette l’accento sulla capacità di Zelal di prestare “grande attenzione verso ogni particolare, anche il più piccolo” e si dice “convinto che possegga tutti i requisiti per meritare la possibilità di un futuro radioso”. La richiesta collettiva alle autorità competenti da parte dei docenti dello Csia firmatari della lettera è di “permettere soprattutto a Zelal (ma ci auguriamo avvenga lo stesso anche per Yekta) di proseguire e portare a termine la loro formazione scolastica e professionale, affinché possano costruire un futuro dignitoso, in Ticino o altrove”. Perché “consentire loro di completare il percorso intrapreso è un atto giusto, necessario e profondamente umano, che restituisce prospettiva e speranza a due giovani impegnati e meritevoli”.
LOCARNO E VALLI
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2026-01-14T08:00:00.0000000Z
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