Verzasca: la scuola non è un’equazione contabile
Di Aron Piezzi, granconsigliere Plr e docente
di Aron Piezzi, granconsigliere Plr e docente
Ma sì, di che cosa si lamenta la Verzasca? Il Consiglio di Stato non riaprirà la sottosede della Scuola media di Brione, d’accordo, ma continuerà a pagarne l’affitto tenendo in vigore il contratto. Cosa si vuole di più? Basta protestare! Anzi, la Valle sia contenta: (...) (...) il Cantone sborsa denaro pubblico per degli spazi vuoti. Questa è la desolante visione che va per la maggiore tra il Decs e il governo, non solo per questo esempio specifico. Una logica fatta di asettiche azioni contabili e burocratiche, incapace di promuovere visioni politiche creative che provino a risollevare le sorti di una regione periferica già in difficoltà. Per questo ho aderito convintamente all’atto parlamentare di Alessandro Speziali, sottoscritto pure da deputati di diversi schieramenti, che solleva interrogativi centrali sulla (mala)gestione di questo dossier.
Una scuola all’interno di una comunità è un segnale di vitalità, una presenza istituzionale determinante. Soprattutto nelle regioni più discoste. Certo, se guardiamo solo ai numeri puri, la Verzasca ha ben poco da rivendicare. Ma la politica richiede acume e flessibilità, non freddi algoritmi. Infatti, i Comuni del Piano, dopo aver consultato le famiglie, avevano capito l’importanza di salvare la sede di Brione. Il progetto era chiaro: permettere ad alcuni allievi del comprensorio di seguire le lezioni in valle. Una scelta che avrebbe garantito una scuola di prossimità e, al contempo, dato un prezioso respiro alla sede di Gordola, oggi tra le più affollate del Cantone. E invece no. Decs e governo, pur conoscendo questo lodevole scenario, hanno preferito la politica dei paraocchi. Hanno scelto le priorità tecniche, calpestando la dignità e le legittime richieste di una comunità – quella verzaschese e quella dei centri urbani al suo imbocco – legata pure da profondi trascorsi storici.
Con colpevole complicità, il Cantone gambizza un passo alla volta le nostre valli. È uno dei tanti paradossi della politica ticinese: con una mano si distribuiscono sussidi di sostegno, con l’altra si sottraggono i servizi istituzionali di base. Per giustificare il no di Brione, oggi ci si barrica (anche) dietro i presunti dogmi pedagogici dell’ormai innominabile Piano di studio. Guai a cercare soluzioni innovative. Si preferisce un conservatorismo cieco che sta contribuendo ad affossare anche la scuola (non solo in Verzasca). Ma davvero per la crescita dei ragazzi del primo biennio della scuola media è un affronto educativo studiare in una classe con numeri ridotti? È davvero così penalizzante rinunciare a certe “competenze trasversali” standardizzate, anziché cogliere l’opportunità di crescere a tu per tu con i docenti, in perfetta sintonia con il territorio e la natura? Io non ho dubbi. Il Decs e il Consiglio di Stato non possono dimenticare che la Verzasca sta lottando per un futuro dignitoso. Lo fa con il Masterplan e grazie all’encomiabile lavoro della Fondazione Verzasca e del Comune. Che senso ha investire risorse finanziarie nel rilancio regionale se, parallelamente, si taglia sulla scuola e sul futuro dei giovani, tarpando le ali a ogni sforzo locale? La risposta è ovvia. La scuola non può essere ridotta a un’equazione contabile.
LOCARNO E VALLI
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2026-07-08T07:00:00.0000000Z
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