laRegione

Fusione Ronco e Brissago, ‘si parli dei lati negativi’

Il gruppo dei contrari invita a coinvolgere Ascona

D.L.

Il gruppo spontaneo che a Ronco è scettico sull’aggregazione torna alla carica e chiede che vengano presentati anche i rischi di un progetto che nemmeno considera Ascona.

“Aggregazione Brissago-Ronco s/Ascona: essere più forti, insieme, ma per fare cosa?” Mentre procede, dietro le quinte, il lavoro dell’apposita Commissione di studio nominata dal Governo incaricata di elaborare una proposta di Comune unico, il gruppo spontaneo che a Ronco s/Ascona non vede di buon occhio il matrimonio istituzionale torna a far sentire la propria voce di dissenso. Riallacciandosi, di striscio, a quanto dichiarato dalla sindaca di Brissago Veronica Marcacci Rossi in occasione dell’inaugurazione del negozio Coop di Brissago (affermazioni contenute in un articolo apparso in queste pagine che facevano il punto al progressivo ‘risveglio’ del tessuto socioeconomico nel borgo di confine, alludendo non da ultimo anche all’aggregazione come ulteriore tassello di sviluppo e crescita dei due Comuni rivieraschi, ndr), i contrari ritengono eccessivamente trionfalistici i toni. “Diventare un po’ più forti insieme è un’affermazione importante – scrivono nella loro presa di posizione trasmessa a laRegione a firma Marco Poroli Bastone, già municipale e membro Amministrazione patriziale –. Ma più forti per fare cosa? Quali sarebbero, concretamente, le maggiori possibilità? Quali vantaggi economici avrebbe Ronco? Quali risparmi e quali nuovi servizi? Quali investimenti sarebbero garantiti sul territorio ronchese? Al tirar delle somme, quali sarebbero gli svantaggi dell’aggregazione, dei quali praticamente non si parla?”. Sempre secondo i contrari, è legittimo chiedersi perché si tirino in ballo solamente gli aspetti positivi tacendo sui possibili svantaggi. La conta dei ‘pro e contro’ non sembra dunque tornare. “L’aggregazione non dovrebbe essere una questione di slogan. Non è ancora dimostrato che sia vantaggiosa per entrambe le comunità e il mancato coinvolgimento di Ascona preclude una soluzione istituzionale sicuramente più interessante. Già nel

2024 – ricordano i firmatari – il sindaco di Ronco s/Ascona Paolo Senn aveva prospettato forme di collaborazione più strette con Ascona. Poi, però, a distanza di due anni, il discorso aggregativo ha preso la direzione ben precisa di Brissago”. Altro elemento di criticità, già sollevato in queste pagine, quello relativo alla designazione dei membri della Commissione di studio. Gruppo di lavoro dal quale manca “una rappresentanza diretta dei cittadini dei due Comuni. Prima di avviare questo studio, sarebbe stato opportuno effettuare un sondaggio preliminare tra la popolazione dei due paesi, in modo da avere un’idea del grado di apprezzamento del progetto. Altrettanto importante e corretto sarebbe stato chiedere agli abitanti quale futuro immaginano per i rispettivi Comuni (aggregazione? Collaborazioni più strette? Fusione con Ascona?)”. Un’analisi sul grado di apprezzamento della creazione di un Comune unico non può non rispondere a due domande essenziali: “Che cosa ci guadagna rispettivamente Ronco s/Ascona e a che cosa dovrebbe rinunciare? Autonomia comunale, identità, patrimonio, capacità decisionale, gestione del territorio, investimenti e fiscalità sono questioni che meritano di essere analizzate apertamente e con cifre alla mano. Collaborare non significa necessariamente aggregarsi. Se determinati servizi possono essere condivisi, coordinati e gestiti assieme attraverso delle semplici convenzioni intercomunali, spieghiamo ai cittadini perché sarebbe comunque necessario arrivare alla fusione”. In conclusione, il gruppo spontaneo ribadisce la necessità di disporre di tutti gli elementi da soppesare e non soltanto di quelli favorevoli. Nella ferma convinzione che “una fusione non deve essere né temuta né promossa a priori: dev’essere dimostrata! E soprattutto dev’essere dimostrato che essa rappresenti un vantaggio concreto per entrambi i Comuni”.

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