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La catena B&B Hotels aprirà al Pse nel 2029

La catena alberghiera francese occuperà cinque piani della struttura non ancora costruita. A confermarlo è Federico Haas di Hotellerie Suisse Ticino

A confermarlo è Federico Haas, vicepresidente di Hotellerie Suisse Ticino: l’albergo ‘punterà alla clientela del turismo congressuale con un posizionamento a tre stelle’.

Nel Polo sportivo e degli Eventi (Pse) mancano ancora le torri, ma non il futuro inquilino. Come conferma Federico Haas, vicepresidente di Hotellerie Suisse Ticino e consulente del progetto, «la catena B&B Hotels ha firmato il contratto d’affitto con Ubs» e, ritardi di costruzione permettendo, «aprirà nel secondo semestre del 2029».

Sarà dunque la catena fondata a Brest, in Francia, nel 1990, di proprietà di Goldman Sachs dal 2019 e con oltre 900 hotel in 19 Paesi, a riempire gli spazi della Torre Ovest a Cornaredo. «La struttura alberghiera occuperà cinque piani e disporrà di 110 camere, con un posizionamento di tre stelle. Il cliente potrà gestire diverse operazioni attraverso il telefono, mentre in albergo saranno installati terminali per effettuare autonomamente il check-in e il check-out». Una formula che permette di razionalizzare i costi e rispondere alle esigenze di una clientela che cerca soprattutto praticità, precisa Haas. «B&B Hotels è una catena molto digitalizzata», spiega, secondo cui «il marchio si presta particolarmente bene ad accogliere chi arriva in città per partecipare a congressi ed eventi». Per Haas, infatti, è proprio su questo tipo di turismo che dovrà puntare la città, perché «quello più lucrativo». Non sono più soltanto la Pasqua o i lunghi fine settimana, come quelli dell’Ascensione e della Pentecoste, a determinare l’andamento della stagione alberghiera. «A salvare capra e cavoli sono gli eventi che portano grande affluenza», osserva, citando il Congresso internazionale sui linfomi maligni e la Conferenza ministeriale dell’Osce di inizio dicembre, che per gli albergatori sarà «una mezza manna dal cielo». Per sfruttare questo potenziale servono però infrastrutture adeguate. Il progetto del nuovo Palazzo dei Congressi, rileva Haas, è «impantanato nella politica», mentre «noi albergatori non possiamo attendere questi tempi biblici». Nel frattempo, rimarca Haas, il settore si è mosso con la creazione del Ticino Convention Bureau, «nato proprio su pressione degli operatori alberghieri per disporre di un ‘one stop shop’, ossia una struttura in grado di raccogliere e gestire le richieste provenienti dall’Oltre Gottardo e dall’estero». Attivo dal 2023, il servizio punta, come spiega la Divisione dell’economia sul proprio sito, a “promuovere la nostra regione come una destinazione Mice (meetings, incentives, conventions, events) attrattiva e moderna”.

Le ristrutturazioni in corso

Oltre all’arrivo di nuove strutture, a Lugano e dintorni numerosi alberghi storici devono fare i conti con la necessità di rinnovarsi. «Il parco alberghiero luganese, nella sua interezza, risulta talvolta non più al passo con i tempi», osserva Haas. A rallentare alcuni interventi sono stati anche gli anni della pandemia, durante i quali determinati investimenti sono stati rinviati. «Arriva poi il momento in cui devi intervenire e, se devi farlo sulle infrastrutture tecniche, questo passa da una chiusura», spiega. Dopo i rinnovamenti che hanno interessato strutture come gli hotel Pestalozzi, Swiss Diamond Hotel, Delfino, Splendide Royal e il Resort Collina d’Oro, l’ultimo annuncio in ordine cronologico è arrivato dalla Dot Life Sa, società che gestisce Villa Sassa a Lugano e Villa Principe Leopoldo a Gentilino. Il gruppo ha annunciato investimenti per oltre 40 milioni di franchi a Villa Sassa e per più di dodici milioni al Principe Leopoldo. La chiusura temporanea delle due strutture, prevista almeno fino alla fine di aprile, ha tuttavia comportato il licenziamento di circa 140 collaboratori. Una situazione che, secondo Haas, non è inusuale nel settore: «Solitamente, quando un albergo chiude per qualche mese, la società non vuole portarsi appresso il peso degli stipendi. Lo strumento a disposizione è quindi il licenziamento», che l’albergatore lo definisce «tecnico», in quanto legato «alla necessità di interrompere l’attività durante i lavori». La ripresa, tuttavia, non significa necessariamente il ritorno di tutti i dipendenti, ma «la prassi – precisa – dice che, laddove la risorsa è interessante e importante, le viene proposto un nuovo contratto in quanto conosce già il funzionamento della struttura».

‘Consultazioni senza sindacati’

Tuttavia, dietro i milioni investiti per rinnovare gli alberghi e le prospettive di una riassunzione in primavera ci sono persone che devono fare i conti con l’incertezza dei prossimi mesi. Tra loro anche una collaboratrice che, dopo aver ricevuto la comunicazione del licenziamento, si interroga sul proprio futuro professionale e sulla possibilità di tornare a lavorare nella struttura una volta terminati i lavori. «Le consultazioni sono terminate, ma non ci è stata fornita alcuna informazione aggiuntiva rispetto a quelle già comunicate». Tra queste, ha precisato nei giorni scorsi Daniele Lardi presidente di Dot Life Sa, “il bonus di fedeltà che verrebbe corrisposto alla fine del rapporto per coloro che lavoreranno fino a fine dicembre” e ancora, per alcuni dipendenti, la possibilità “di andare a lavorare nella stagione invernale in strutture alberghiere nella regione di Saint Moritz o nella nostra struttura di Cademario”. Durante gli incontri con il personale, ci racconta la nostra interlocutrice, «ci hanno chiesto informazioni sulla nostra situazione economica, per capire se riusciamo a vivere per qualche mese con la sola indennità di disoccupazione». Il tutto, conclude, «senza la presenza dei sindacati».

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2026-10-10T07:00:00.0000000Z

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