‘Caso Admiral’, il governo non intende entrare nel merito
A vigilare c’è la Commissione federale delle case da gioco
Un intervento del Consiglio di Stato (CdS) nelle faccende di una azienda privata, come è la Casinò Admiral di Mendrisio, verrebbe letta come una ingerenza. Il governo si limita a prendere atto del reportage televisivo – che non intende commentare – e di ciò che emerge sul fenomeno dei prestasoldi. Realtà che orbiterebbe anche attorno alla casa da gioco locale. Non ha neppure preso contatti né con la direzione, né con la società che la controlla (la Ace Swiss Holding) o entra nel merito delle scelte contrattuali (dopo la disdetta del Contratto collettivo di lavoro, Ccl). Del resto, si ricorda, ci sono autorità preposte a occuparsi di queste cose, che si sono attivate in base a delle segnalazioni. Come dire, a ciascuno il suo ruolo. Ancor più se si parla dell’Esecutivo cantonale o della magistratura.
Gli interrogativi messi sul tavolo, a inizio gennaio, da un atto parlamentare dell’Mps – a firmarlo Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini – non sono riusciti, insomma, a far sbilanciare il CdS, il quale nei giorni scorsi nella sua risposta ha ricordato “il principio della separazione dei poteri”, oltre all’indipendenza della Procura, tenuta peraltro al rispetto del segreto istruttorio. Quanto al Cantone, poi, non è autorizzato, si ricorda, a “sostituirsi alle singole persone e/o associazioni (sindacati, ad esempio) direttamente toccate dai fatti citati nell’interpellanza nelle loro eventuali azioni nei confronti di Admiral Sa per presunti reati penali”.
I controlli? Li fa Berna
Il solo ente in grado di vigilare sul mondo del gioco d’azzardo in Svizzera, richiama ancora il CdS, è la Commissione federale delle case da gioco. È su sua delega che anche il Servizio autorizzazioni, commercio e giochi della Polizia cantonale entra in azione. E sempre la Commissione stabilisce “il campo di attività e la natura dei controlli da effettuare”. L’ambito in cui ci si muove? La “verifica del controllo degli strumenti di gioco, la videosorveglianza, i giochi da tavolo e gli apparecchi automatici per i giochi d’azzardo”.
Sono due, invece, le tipologie di controllo: ci sono gli accertamenti di routine – che avvengono “mediante una check list” della stessa Commissione – e quelli straordinari, gestiti ed effettuati direttamente da Berna. Andando alla statistica, nel 2025, fa sapere il governo, “l’autorità ha effettuato sei controlli presso ogni singolo casinò presente sul territorio cantonale” e ha depositato i relativi rapporti, già trasmessi alla Commissione per valutazioni. La Polizia cantonale, dal canto suo, non è informata, si fa sapere, sulle verifiche dirette realizzate dall’autorità centrale, né “sugli esiti formali degli accertamenti”.
Ccl, scelte aziendali e norme
Spostandosi sulle scelte aziendali, anche qui il Cantone non commenta. Non di meno ribadisce “l’importanza della concertazione tra le parti sociali e auspica che essa sia preservata e promossa, nell’interesse di condizioni d’impiego corrette e di relazioni lavorative stabili”. Infatti, un Ccl non può essere imposto dall’autorità, si rimarca, ma anche in sua assenza “i rapporti di lavoro devono rispettare le norme legali applicabili e i contratti individuali di lavoro”. Quanto alle pressioni ricevute da due consiglieri comunali di Mendrisio, Elia Agostinetti e Monika Fischer, per il loro atto parlamentare? A tutelarli, fa presente il CdS, ci sono i nuovi articoli della Legge organica comunale votati dal parlamento nel 2024.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-02-28T08:00:00.0000000Z
2026-02-28T08:00:00.0000000Z
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