A Pasture si farà il test solo con l’accordo del territorio
Le Istituzioni politiche della Camera bassa hanno trovato una via mediana che ‘salva’ il progetto pilota, ma coinvolge Cantone e Comuni interessati
Di Daniela Carugati
La Commissione Istituzioni politiche del Nazionale ha messo in campo una proposta che salva il progetto della Sem, ma vincola l’esperienza al consenso di Cantone e Comuni.
Alla fine su Pasture ha prevalso il compromesso ‘svizzero’. Motore il centro-destra, anzi il ‘tridente’ Giorgio Fonio (Centro), Simone Gianini (Plr) e Pietro Marchesi (Udc), all’interno della Commissione delle Istituzioni politiche della Camera bassa ieri si è fatta largo la proposta che, di fatto, vincola l’attuazione del progetto pilota di un reparto securizzato fra le quattro mura di un Centro federale d’asilo all’accordo del Cantone sede e dei Comuni toccati per territorio. Una linea accolta a larga maggioranza – con 15 voti contro 8 e 2 astensioni – e che ha dato forma a una mozione commissionale sulla ‘Gestione efficiente dei richiedenti l’asilo problematici e applicazione coerente della legge sull’asilo’, ma soprattutto non mette definitivamente in un cassetto il test della Sem, la Segreteria di Stato della migrazione. Esperimento che, di sicuro, partirà a Flumenthal, nel Canton Soletta, dove le istituzioni locali hanno dato la loro disponibilità. A questo punto, quindi, al Parlamento, come si conferma in una nota ufficiale, dovrà essere sottoposta “una proposta di adeguamento della legislazione che introduca strumenti disciplinari e amministrativi chiari, nonché rafforzi l’esecuzione delle decisioni di allontanamento nei confronti degli autori di reati e dei recidivi”. Predisponendo “adeguati meccanismi di compensazione, in particolare per i Cantoni di frontiera”. Per il fronte degli scettici e dei contrari, insomma, si incassa una vittoria, seppur parziale, a favore di quel Mendrisiotto che per voce dei sindaci di Balerna, Novazzano e Chiasso aveva palesato la sua preoccupazione. Se l’idea farà breccia non si potrà fare a meno di coinvolgere gli enti locali. Una condizione che per la struttura potrebbe preludere a un accantonamento del progetto. Il dossier dovrebbe ora approdare in aula nella sessione estiva.
‘L’unione ha fatto la forza’
Il progetto pilota, dunque, non verrà bloccato, ma per
Piero Marchesi (Udc) che a inizio marzo aveva sollevato di nuovo il tema e intavolato la soluzione più drastica, è comunque un risultato importante. «Di fatto – commenta da noi interpellato – diamo una risposta concreta al Mendrisiotto: in questo modo la Sem non può imporre nulla se non con l’assenso delle istituzioni cantonali e locali. Un risultato raggiunto grazie a un buon gioco di squadra fra il sottoscritto, Fonio e Gianini. Con il sostegno dei nostri tre partiti abbiamo ottenuto un’ampia quanto solida maggioranza. Si può ben dire che l’unione ha fatto a forza. Ora attendiamo la conclusione dell’iter. Ciò che conta – ribadisce il deputato Udc – è essere riusciti a far capire che questo tipo di progetti, privi di misure accompagnatorie, non possono essere concretizzati senza l’appoggio locale, che è fondamentale. Anche perché, a mio modo di vedere, la fase sperimentale era finalizzata a ricreare dentro la struttura una sorta di ‘centro speciale’».
‘La sperimentazione non è stata capita’
Il timore del centro-destra, e anche degli enti locali a ben vedere, è che questo test potesse essere una sorta di ‘cavallo di Troia’ per aprire la via al trasferimento dei cosiddetti recalcitranti in Ticino. Eventualità che il voto commissionale ha, in buona sostanza, inteso scongiurare, ci fa capire Marchesi. E questo nonostante la Sem abbia più volte ribadito che questa opzione non entrava in linea di conto. «Ancora oggi la discussione in Commissione – richiama l’attenzione dal canto suo Greta Gysin (Verdi) – ha dimostrato che la sperimentazione della Sem non è stata capita. Sussisteva ancora la convinzione, che lascia un po’ perplessi in seno alle Istituzioni politiche, che i recalcitranti vengano trasferiti a Balerna-Novazzano. Che non è mai stata l’intenzione del progetto. In buona sostanza l’intento è quello di organizzare in modo diverso la vita nei Centri, non spostando nessuno. Del resto, il 96 per cento delle persone alloggiate non causa problemi, né di ordine pubblico, né di carattere penale; separare quel 4-5 per cento che purtroppo crea anche dei problemi più grandi porta a un miglioramento e a minori costi per la sicurezza». Per la deputata dei Verdi con la proposta assunta «non si è fatto altro che confermare lo stato attuale delle cose. Infatti, il progetto pilota a Pasture è stato bloccato considerato le opposizioni dei Comuni e del Cantone. Ora si partirà nel Canton Soletta, e vedremo con quale esito. Io però sono assolutamente convinta che mostrerà buoni risultati e si potrà estendere ad altri Centri federali d’asilo. Dire di ‘no’ è un po’ un non voler affrontare la situazione. Almeno si è riusciti a evitare un blocco totale».
‘Occorre costruire consenso’ Simone Gianini
Agli occhi di (Plr), da qualche settimana succeduto in Commissione al collega Philippe Nantermod, giusto in tempo, quindi, per rafforzare la presenza ticinese – ora quattro i deputati con Greta Gysin –, l’esito del dibattito, invece, costituisce «una bella collaborazione tra deputati ticinesi, con le distinzioni del caso, su un tema, quello dell’asilo, che per il nostro Cantone è particolarmente sensibile. Tanto più che il risultato ottenuto lascia la libertà a Comuni e Cantoni di sede dei Centri federali di asilo di esprimersi in merito, assumendosi quindi semmai quella preoccupazione – che nel Basso Mendrisiotto c’era – all’origine della contrarietà del territorio. Sullo sfondo, infatti, si percepiva il rischio, un domani, di andare oltre – rimarca anche Gianini –, con il trasferimento a Balerna di recalcitranti da altre regioni della Svizzera. Persone che non avrebbero limitazioni di spostamento, facendo in quel caso nuovamente peggiorare quei problemi che nel Basso Mendrisiotto si è cercato di mitigare»
Radici momò, Giorgio Fonio (Centro), si dichiara assolutamente «soddisfatto», soprattutto, annota, «per il mio Distretto». In effetti, fa memoria, «il Basso Mendrisiotto da anni si impegna nell’accoglienza dei richiedenti l’asilo, e svolge un lavoro fondamentale, ma davanti al progetto pilota i sindaci hanno detto in modo chiaro che la popolazione e le istituzioni non erano più disposte a prendere a carico una nuova situazione di pressione. Con questa proposta si va a dare una risposta in particolare alle autorità comunali che da anni chiedono di essere coinvolte in modo attivo e non con esercizi alibi. Quello dato dalla Commissione è un bel segnale. Non vi è dubbio – sottolinea ancora Fonio – che è importate costruire un consenso attorno al tema dell’accoglienza dei richiedenti l’asilo. E lo si fa attraverso il dialogo e non le imposizioni dall’alto».
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