‘Voleva toglierle la vita’, 11 anni di carcere
Nell’appartamento di via Bossi, a Chiasso, è stato un tentato assassinio. Lo ha stabilito la Corte delle Assise Criminali, che ha espulso l’imputato 34enne
Di Prisca Colombini
Tentato assassinio. Non ha avuto dubbi la Corte delle Assise criminali, chiamata a giudicare quanto avvenuto la sera del 20 gennaio 2024 in un appartamento di via Bossi, a Chiasso. Quella dell’imputato, un 34enne eritreo, è stata «un’agghiacciante lucidità». Queste le parole del giudice Amos
Pagnamenta, che ha condannato l’uomo a 11 anni di detenzione e lo ha espulso per 11 anni dalla Svizzera (con iscrizione al Sistema informativo di Schengen). Al termine della prima giornata di processo, il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha chiesto 15 anni di detenzione. L’avvocato Carolina Lamorgese si è invece battuta per un massimo di 7 anni per lesioni gravi. «Anche i bambini sanno che colpire ripetutamente una persona al capo con oggetto contundente può provocarne il decesso», ha aggiunto il giudice. La donna, al momento dei fatti compagna dell’imputato e madre dei suoi due figli minorenni, è stata colpita almeno 8 volte al capo con due diversi attrezzi ginnici. «È sopravvissuta solo grazie alla buona sorte».
L’esame della credibilità
Di fronte a «un processo indiziario», la Corte ha esaminato le versioni di vittima e imputato. Quella della donna è risultata essere «costante, coerente e confermata dai riscontri – ha spiegato il giudice –. Non c’è mai stato un altro uomo, nessuna risultanza degli atti l’ha smentita. La volontà di rivolgersi a un prete attesta la sua intenzione di sistemare la situazione escludendo che volesse troncare». Pensando alle due fasi dell’aggressione, per la Corte «mal si comprende come mai una donna colpita violentemente alla testa dovrebbe fomentare chi la sta picchiando. Ed è pure escluso che abbia pronunciato il nome di un secondo uomo: è più credibile che gli stesse chiedendo di smettere». Discorso diverso per il 34enne, le cui dichiarazioni sono «cambiate di verbale in verbale e modellate in base alle risultanze dell’inchiesta. Le dichiarazioni che non sono mutate sono state poche. E per essere un buon bugiardo serve buona memoria, non è questione di intelligenza o cultura. Nessuna cultura accetta che una persona venga uccisa per dei motivi legati alla gelosia». Date le «numerose incongruenze» le dichiarazioni dell’imputato «non possono essere ritenute». La Corte è quindi arrivata alla conclusione che, nei giorni precedenti i fatti, «probabilmente perché non accettava la separazione, l’imputato ha tentato di dimostrare che la donna aveva un amante, effettuando alcune registrazioni clandestine». Come descritto nell’atto d’accusa, quella sera si è quindi avvicinato alla compagna mentre dormiva e l’ha colpita prima due volte al capo, ha poi portato i bambini in camera, si è cambiato e ha colpito nuovamente la donna «causandole gravissime lesioni».
‘Natura ossessiva del sospetto’
Ad armare l’imputato è stata, ha aggiunto Pagnamenta, «una gelosia ossessiva e infondata alimentata dalla decisione della donna di vivere in autonomia con i figli». In questa «natura ossessiva del sospetto si è autoconvinto di un tradimento avvenuto costruendo nella sua testa una giustificazione per quello che avrebbe fatto». Colpire una donna che dormiva in un luogo dove aveva il diritto di sentirsi al sicuro «è una modalità da codardo e non certo da uomo». Anche il comportamento successivo, che ha portato l’imputato a legare le gambe della donna e allertare i soccorsi con ritardo, «è incomprensibile». L’azione, ha concluso Pagnamenta definendo «gravissima» la colpa è stata quella di qualcuno che «ha agito deliberatamente con intenzione di togliere la vita. Non si è fermato nemmeno con la presenza dei figli nella stessa stanza».
‘Non è un femminicida da manuale’
Il secondo giorno di dibattimento è iniziato con l’arringa difensiva dell’avvocato Carolina Lamorgese. «Non siamo qui a minimizzare – ha esordito la legale –. Ma non stiamo parlando di un femminicida da manuale». Per capire il «contesto» dove i fatti si sono svolti, la difesa ha parlato di una situazione familiare dove l’imputato si è «scontrato quotidianamente con la negatività della compagna, una donna molto possessiva e gelosa che non accettava che lui coltivasse amicizie o invitasse qualcuno a casa loro. Un rapporto dove chiamate e videochiamate erano continue e lo portavano a sentirsi controllato e assillato fuori e dentro casa». Per la difesa «era lei a essere gelosa e controllante» al punto di rendere il 34enne «come lei, creando un rapporto tossico – ha aggiunto –. Tutti hanno confermato che non è mai stato violento, anche i suoi diari mostrano i pensieri di una persona pacifica e l’immenso amore per la compagna e i due figli». Cosa è quindi successo la sera del 20 gennaio 2024 a Chiasso? «È inspiegabile. Non voleva uccidere la compagna, che ovviamente non meritava di essere colpita, è stato il gesto d’impulso di un uomo fino a quel momento pacifico che ha agito irrazionalmente con modalità violente che non appartengono al suo essere. Non ha minimamente messo in conto che la compagna potesse morire, ha da subito capito di avere sbagliato e ha ammesso quello che ha fatto, dimostrando pentimento, e ha chiamato i soccorsi». La difesa ha inoltre chiesto alla Corte di riconoscere il caso di rigore e quindi non procedere all’espulsione del 34enne. «L’uomo vive in Svizzera, dove è titolare di un permesso F, da 13 anni e non ha legami con il suo Paese: la sua espulsione sarebbe una quasi certa condanna a morte vista la situazione e segnerebbe l’interruzione dei rapporti con i suoi figli». La difesa ha assicurato che il 34enne «si impegnerà in tutti i modi possibili» per risarcire i danni e «ottenere il perdono per il madornale errore commesso». Lo stesso imputato, che seguendo le tradizioni del suo Paese si è inginocchiato davanti al giudice, ha affermato che «se mia moglie fosse stata qui avrei chiesto perdono a lei».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
it-ch
2026-05-02T07:00:00.0000000Z
2026-05-02T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281698326355005
Regiopress SA