Alluvione, i numeri della ricostruzione
Il governo stila il bilancio sulle attività svolte, gli interventi conclusi e le misure ancora in fase di attuazione per la sicurezza del territorio
Di David Leoni
Alluvione in Vallemaggia estate 2024: verso un futuro e un territorio più sicuro. L’evento calamitoso, causato da un’eccezionale concatenazione di cause (piogge intense e scioglimento dell’abbondante coltre nevosa primaverile che ancora ricopriva gran parte delle cime dell’alta valle), aveva provocato l’allagamento di intere zone residenziali, coinvolgendo decine di famiglie, danneggiando un gran numero di edifici e – cosa più grave – causando la morte di 8 persone, una delle quali mai recuperata dai soccorritori – è stato oggetto di una conferenza stampa indetta dal Cantone per fare il punto sui lavori di ricostruzione. Gli interventi già realizzati, quelli in corso e quelli programmati, rappresentano un impegno senza precedenti. Fin dalle prime ore, la risposta del territorio era stata immediata, grazie all’intervento di pompieri, polizia, ambulanze, Protezione civile, esercito e numerose ditte impegnate nei primi interventi di ripristino, sotto il coordinamento dello Stato Maggiore Regionale di Condotta. A distanza di due anni esatti, il percorso di ricostruzione e messa in sicurezza ha registrato importanti avanzamenti, pur restando aperti alcuni fronti legati agli aiuti promessi (ma non ancora versati!) da Berna. Fondi necessari alla realizzazione di opere strutturali e alla prevenzione di lungo periodo. Come ha ricordato Claudio Zali, presidente del Consiglio di Stato, prendendo la parola per primo, «il nostro rapporto con l’ecosistema è cambiato e dobbiamo agire al meglio per prevenire il ripetersi di simili tragedie. La natura non è più nostra amica come lo era in passato. Quanto accaduto ha avuto conseguenze pesanti dal profilo umano ed economico». Zali si è poi soffermato sui costi, immani, che i Comuni di Cevio e Lavizzara si sono trovati a dover affrontare, lodando la solidarietà dimostrata sin da subito dai ticinesi. Nel frattempo i preposti Uffici cantonali hanno dovuto rivedere il piano delle zone di pericolo nelle zone toccate dal nubifragio (Bavona e Lavizzara) avviando tutti gli interventi più urgenti in tempo celere. Il tutto beneficiando di un primo pacchetto di aiuti finanziari stanziato senza indugi dal Parlamento.
Tra le opere più significative figura la ricostruzione del ponte di Visletto, destinato a tornare pienamente operativo nel novembre 2026. Sull’importanza del manufatto si è soffermato Norman Gobbi, Consigliere di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni. «ll ponte, lungo 146 metri e largo 8 metri, rappresenta molto più di un semplice collegamento stradale. Costruito secondo criteri moderni di sicurezza, sostenibilità e integrazione paesaggistica, garantirà una migliore resilienza delle infrastrutture e ospiterà al proprio interno le principali reti di servizio indispensabili per il funzionamento della valle, dalle telecomunicazioni all’approvvigionamento idrico ed energetico. Accanto alla realizzazione del ponte sono in corso interventi di sistemazione idraulica del fiume Maggia e di riqualifica paesaggistica dell’intero comparto, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza, valorizzare il paesaggio e restituire nuovi spazi di fruizione alla popolazione». L’investimento ammonta a circa 9 milioni di franchi, ai quali si aggiungeranno ulteriori interventi di sistemazione dell’area. Il Consigliere di Stato ha poi passato in rapida rassegna tutte le opere legate alla viabilità stradale (13 milioni di franchi) e di ripristino urgenti lungo i corsi d’acqua (10 milioni) portate a termine in due anni, ribadendo l’ottima collaborazione tra Comuni, Cantone, Patriziati e Confederazione.
‘Aiuti da Berna, serve una mossa’
È poi toccato al direttore del Dipartimeno delle finanze e dell’economia, Christian Vitta, prendere la parola per quantificare il sostegno al settore agricolo, messo in ginocchio dall’alluvione. Ventiquattro aziende agricole hanno subito danni e tre sono state addirittura distrutte. In collaborazione con i Comuni, le organizzazioni agricole e i servizi cantonali competenti, sono stati avviati importanti interventi di ripristino dei terreni danneggiati e di sostegno alle aziende colpite, con l’obiettivo di garantire loro la continuità delle attività. Le stime aggiornate indicano danni e costi complessivi di ricostruzione pari a circa 100 milioni di franchi. Di questi 44,5 milioni sono assunti dal Cantone: 26,9 milioni riguardano interventi su infrastrutture cantonali, mentre 17,6 milioni sono destinati agli enti locali come sussidi. La Confederazione contribuisce attualmente con 14,3 milioni di franchi attraverso i consueti strumenti di sostegno. Vitta non ha nascosto la propria delusione per i ritardi con cui Berna sta predisponendo gli ulteriori aiuti finanziari (due anni sono trascorsi e ancora non si è mosso nulla di concreto...). Resta infatti tuttora pendente presso le Camere federali la proposta di aiuto straordinario avanzata dal Consiglio federale, finalizzata a partecipare alla copertura dei costi rimanenti a carico degli enti locali, che ammontano attualmente a 41,2 milioni di franchi. Il direttore del Dfe ha concluso ribadendo come il Cantone “si impegnerà ad accompagnare questo percorso di ricostruzione fino in fondo”.
Ricucitura della Bavona e Centro sportivo
Al tavolo dei relatori sedevano anche i due sindaci di Cevio e Lavizzara. Wanda Dadò ha ricordato i danni che hanno toccato la Bavona, chiarendo poi i contenuti del Piano di ricucitura del paesaggio Fontana-Bosco-Mondada. Un lavoro condiviso con tutti i portatori d’interesse del territorio che permetterà di consegnare ai progettisti le indicazioni di base necessarie alla progettazione di massima degli interventi. I risultati sono attesi per il primo trimestre del 2027. Infine Gabriele Dazio, sindaco di Lavizzara, ha stilato l’elenco dei cantieri (interventi forestali, di premunizione, bonifiche agricole, opere idrogeologiche) che comporteranno oltre 10 milioni di costi e che serviranno a scongiurare ogni rischio futuro. Non poteva mancare un cenno alla pista di ghiaccio. Il nuovo Centro sportivo (“la comunità ci deve credere, sarà la popolazione a decidere”) sorgerà una cinquantina di metri più a nord dell’attuale ed è al momento oggetto di un approfondimento a livello di costi.
LOCARNO E VALLI
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2026-07-01T07:00:00.0000000Z
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