laRegione

Il pestaggio avrebbe potuto essere letale

Chiesti quattro anni e dieci mesi di prigione per un 43enne accusato di tentato omicidio intenzionale per aver picchiato un uomo nel novembre 2025 a Chiasso

Di Alfonso Reggiani

Due uomini chiacchierano alla fermata del bus nei pressi della stazione Ffs di Chiasso. Entrambi sono parecchio ubriachi. Verso mezzanotte arriva la conoscente di uno dei due per riportarlo a casa, l’altro entra in auto pensando fosse un taxi. La vettura arriva a destinazione, il 43enne scende ed esce anche il 58enne. Nel giro di cinque minuti, senza un motivo apparente, il più giovane sferra 7 pugni al più anziano e lo prende a calci per quindici volte. Avrebbe potuto ammazzarlo. Quello che appare come un vero e proprio pestaggio è avvenuto il 25 novembre dell’anno scorso a Chiasso ed è stato ricostruito nel processo cominciato ieri nei confronti di un 43enne italiano. L’imputato è comparso di fronte alla Corte delle Assise Criminali, presiedute dal giudice Curzio Guscetti (giudici a latere Giovanna Canepa Meuli e Luca Zorzi) per rispondere dell’accusa di omicidio intenzionale, tentato. La sentenza è annunciata oggi alle 14.30.

Due protagonisti visibilmente alterati

La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, al termine della sua requisitoria, ha chiesto una pena di quattro anni e dieci mesi di reclusione nei confronti dell’imputato. Una pena che potrebbe essere sospesa con la condizionale a beneficio di un trattamento ambulatoriale stazionario in una struttura chiusa, nel caso la Corte riconosca il caso di rigore e non ordini l’espulsione dalla Svizzera del 43enne, come prescritto dal codice di procedura penale per condanne relative al tentato omicidio intenzionale. Secondo la pp, i fatti sono chiari e facilmente ricostruibili grazie alle immagini della videosorveglianza: «Il compito della Corte è quello di attribuire un significato giuridico a quanto accaduto. Il fatto è di eccezionale gravità, con una violenza tale che si è trasformata in un’aggressione idonea a togliere la vita come accertato dalla perizia medica. Solo per un caso non c’è stato un esito letale». Lanzillo ha evidenziato che non c’è stato alcun movente da indurre il 43enne a picchiare il 58enne che, solo per fortuna e per il tempestivo soccorso, non è deceduto. Secondo Lanzillo, la riconciliazione dei due (dopo le botte) non cancella il dolo e l’imputato ha accettato il rischio che la vittima morisse. La pp ha richiamato la perizia psichiatrica che ha rilevato una scemata imputabilità di grado lieve, un rischio di recidiva medio e la necessità di un trattamento ambulatoriale stazionario per il 43enne che non ha le risorse per gestirsi. Emanuele Ganser, avvocato dell’accusatore privato che ha chiesto un indennizzo di 10’000 franchi per torto morale, invece, ha ricostruito i dettagli mostrate dalle immagini: i due protagonisti erano alterati e hanno iniziato a insultarsi e punzecchiarsi in auto come i bambini quando si fatto i dispetti. Quando sono scesi, è andato in scena un pestaggio feroce e la straordinaria efferatezza dell’agire dell’imputato che ha inferto colpi alla vittima anche quando era a terra inerme. Ganser ha sottolineato che da quella notte la situazione psicologica del suo assistito è alquanto peggiorata tanto che ha paura a uscire di casa da solo.

Il mio assistito ‘non è un delinquente’

Dal canto suo, Marisa Alfier, avvocata del 43enne, «che non è un delinquente», ha ricondotto i fatti a una serie di circostanze sfortunate, oltre all’elevato tasso alcolemico dei due protagonisti (l’imputato aveva un tasso di alcolemia tra l’1,7 e il 2,62 per mille e aveva assunto farmaci), sottolineando che «la provocazione iniziale è stata della vittima, che ha dato una testata al 43enne dopo che sono scesi dall’auto». L’avvocata ha precisato che l’imputato dal 2015 non ha subito condanne e ha sempre detto di aver avuto una reazione sproporzionata e si è scusato più volte con la vittima. Alfier ha chiesto alla Corte una massiccia riduzione della pena richiesta dalla procuratrice e ha invocato il caso di rigore per il 43enne che ha problemi di salute, è arrivato in Ticino nel 2009, non ha più rapporti con i familiari in Italia, si è ben integrato facendo il volontario e ha amici nel Mendrisiotto che sono in aula penale, ha sempre lavorato nei cantieri e ha portato a termine una riqualifica professionale. L’avvocata ha chiesto che, nel caso fosse pronunciata l’espulsione dalla Svizzera nei confronti del 43enne, questa non sia superiore ai cinque anni. Inoltre, Alfier ha ribadito la richiesta della subordinata di lesioni gravi tentate al posto dell’ipotesi di reato di tentato omicidio, ha richiamato sentenze con condanne a tre anni di reclusione per fattispecie simili e a quattro anni per un accoltellatore. L’avvocata ha pure ritenuto che la Corte debba considerare alcuni passaggi del referto del medico legale, a cominciare dall’intensità insufficiente dei colpi del 43enne che potrebbero aver contribuito all’assenza di ferite gravi nella vittima. Per superare il suo grosso problema con l’alcol, l’avvocata ha posto l’accento sulla necessità di un trattamento stazionario a favore del suo assistito, che nessuno gli ha mai proposto e ha rilevato come il 43enne abbia subito una carcerazione dura e irregolare. Alfier ha chiesto che l’istanza presentata dall’accusatore privato venga rinviata al foro civile.

Ora riconosce i suoi problemi con l’alcol

Tutta la mattinata del processo è stata dedicata alla ricostruzione dettagliata delle problematiche psicologiche e alla dipendenza dall’alcol dell’imputato, che il giudice ha interrogato a lungo. Il 43enne ha rinnovato le scuse alla vittima. Non si era reso conto di aver bevuto così tanto, ha dichiarato di vergognarsi di quanto ha fatto. Il giudice gli ha prospettato 11 ricoveri alla clinica psichiatrica nel giro di una dozzina di anni. L’imputato ha cercato di minimizzare, ma ha riconosciuto il suo problema con l’alcol, che fino a qualche anno fa sminuiva. Una volta uscito di prigione vorrebbe trovare un impiego adatto alla sua situazione fisica e recuperare il rapporto con sua figlia. L’imputato è stato in carcere preventivo dal 25 novembre dello scorso anno al 26 gennaio del 2026, dopodiché è stato posto in espiazione anticipata della pena. Il 43enne ha due precedenti penali specifici (legati al consumo di alcol al volante e alle lesioni semplici) che risalgono al 2014 al 2015. L’uomo ha oltre 100’000 franchi di debiti.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

it-ch

2026-07-07T07:00:00.0000000Z

2026-07-07T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281698326489861

Regiopress SA