Tentato assassinio ‘Ma non è il Bronx’
Terzo episodio di sangue in pochi mesi a Molino Nuovo. Un arresto
Oltre al caldo canicolare, nella notte tra venerdì e sabato, per diversi abitanti di via Pelloni a Lugano il sonno è stato più difficoltoso del solito. La causa è stata un tentato assassinio avvenuto verso le 4 del mattino e il conseguente intervento della polizia, insieme ai soccorritori della Croce Verde di Lugano, che hanno prestato soccorso a un 24enne ferito con un’arma da taglio. Dopo le prime cure, il cittadino iracheno residente nella zona è stato trasportato in ospedale, dove i medici hanno constatato ferite gravi, tali da mettere in pericolo la sua vita.
Nel frattempo, sul posto è intervenuta la scientifica per i rilievi del caso e gli agenti si sono messi sulle tracce dell’autore del gesto, datosi alla fuga. Le indagini hanno poi consentito agli inquirenti di identificare e fermare un 20enne cittadino italiano residente nella regione. Ora la sua posizione è al vaglio della magistratura e nei suoi confronti le principali ipotesi di reato sono quelle di tentato assassinio, subordinatamente tentato omicidio intenzionale, e infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti. L’inchiesta è coordinata dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas.
Soggetti spesso noti alla Polizia
Per il quartiere più popoloso di Lugano, Molino Nuovo, questo non è l’unico episodio violento avvenuto quest’anno. Il 18 gennaio, in via Trevano, era scoppiata una rissa a pochi passi dalla scuola elementare della Gerra, che aveva visto il coinvolgimento di quattro persone. Nel corso dell’alterco, un 50enne domiciliato nel Luganese era stato colpito con un oggetto contundente, riportando una ferita al capo che aveva reso necessario il trasporto in ospedale. In quell’occasione, gli accertamenti delle autorità avevano portato all’arresto di un altro giovane, un 21enne, con l’ipotesi di reato di tentato omicidio, subordinatamente lesioni gravi e lesioni semplici.
Quell’area è nota ai residenti anche perché frequentata da molti bambini, data la vicinanza con la scuola e con il parco giochi inaugurato cinque anni fa, ma anche per la presenza di un gruppo di persone che abitualmente staziona nella zona. Come ha spiegato nei giorni scorsi il Municipio, in risposta a un’interrogazione di Giovanni Albertini (Avanti con Ticino & Lavoro), il gruppo è “composto mediamente da quattro a otto persone. Soggetti tutti noti alla Polizia, principalmente per essere consumatori di bevande alcoliche e occasionalmente anche di sostanze stupefacenti”. Nella risposta viene inoltre spiegato che “per quanto riguarda gli interventi di Polizia riferiti ai soggetti presenti in tale area, essi riguardano prevalentemente il consumo di alcol. Di regola il gruppetto non crea problemi significativi di ordine pubblico e solo in sporadiche occasioni si è reso necessario intervenire per sedare liti insorte tra gli stessi”. Tornando agli episodi di violenza, sempre nella zona del quartiere contraddistinta dai palazzi, domenica 22 febbraio un uomo era stato malmenato in pieno giorno mentre si trovava all’altezza del distributore di benzina in via Trevano.
‘È un problema della città intera’
Diverse, dunque, le situazioni di disagio che, a seguito degli ultimi fatti di cronaca, hanno acceso il dibattito sui social. Alcuni utenti hanno definito, parafrasando, il quartiere “abbandonato a sé stesso”. Ma a queste considerazioni risponde la presidente della Commissione di quartiere di Molino Nuovo, Sara Marielli, in carica dall’inizio di gennaio: «Quello che succede qui, succede anche altrove. A fare notizia sono solo gli episodi violenti, ma Molino Nuovo non è il Bronx di Lugano». Per Marielli, il problema riguarda semmai il sostegno e l’accompagnamento dei giovani: «Nelle scuole medie viene fatta una campagna di sensibilizzazione contro questi atteggiamenti violenti, ma ciò non basta. Anche i centri giovanili non sono sufficienti. Quando i ragazzi compiono i 18 anni si perdono dal radar e non si riesce più a capire chi c’è sul territorio. Ci sono diversi ragazzi provenienti da oltreconfine che frequentano la Masseria della solidarietà di Cornaredo e poi passano il resto della giornata in città. È qui che bisogna porsi delle domande e chiedersi chi sono queste persone e perché vengono a Lugano. Questo però è un problema della Città intera, non della sola Molino Nuovo».
A cercare di restituire un’immagine positiva di quartiere è anche Svetlana Rossi, già presidente della Commissione di quartiere e attuale membro: «Non è perché c’è un criminale che lo è tutto il quartiere. Alla sera esco tranquilla e nessuno mi dà fastidio. Anzi, il quartiere in questi ultimi anni si è animato grazie all’arrivo di tanti musicisti che hanno trovato casa qui, perché è ancora un quartiere vivibile anche per i suoi prezzi». Le due rappresentanti della Commissione di quartiere non vogliono dunque che Molino Nuovo venga definita solo dagli episodi di cronaca e assicurano: «Nel quartiere ci sono varie attività che attraggono sempre più persone, non siamo più un quartiere dormitorio», con, evidentemente, tutte le conseguenze del caso.
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