Un anno e mezzo di abusi e violenze
In aula un 28enne chiamato a rispondere, tra altri reati, di quattro casi di violenza carnale. Il pp ha chiesto 4 anni e 10 mesi, la difesa l’assoluzione
Di Sebastiano Storelli
È una storia di abusi e violenze quella che la Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (giudici a latere Emilie Mordasini e Claudio Colombi) si è trovata a dover giudicare ieri. Una storia di abusi e violenze commessi nella sfera sessuale, tra il 17 giugno 2024 e il 15 settembre 2025, da un 28enne ai danni dell’allora compagna. La quale ha trovato, soltanto dopo l’ultimo stupro subito, la forza di uscire dal circolo vizioso di soprusi e momentanei periodi di pentimento nel quale l’uomo l’aveva imprigionata.
Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas ha chiesto per l’imputato la condanna a una pena di 4 anni e 10 mesi, a 300 aliquote giornaliere senza beneficio della condizionale e a 500 franchi di multa per alcune infrazioni alla Legge sugli stupefacenti. L’elenco dei capi d’imputazione ai danni del 28enne è lungo e il reato più grave imputatogli è senza dubbio la violenza carnale ripetuta, per aver abusato della compagna in quattro circostanze, nonostante lei avesse espressamente negato il suo consenso al rapporto. Ma il giovane ha dovuto rendere conto anche di altre imputazioni: lesioni gravi e semplici, coazione, minaccia ripetuta, ingiuria ripetuta, danneggiamento, vie di fatto e infrazioni alla Legge sugli stupefacenti e a quella sulle armi.
‘Scuse fastidiose e irritanti’
Una situazione nata all’interno di una «relazione malata». Sono le parole con le quali lo stesso imputato ha descritto l’anno e mezzo di rapporto con l’ex compagna. Durante la fase istruttoria non ha perso occasione per dirsi pentito del suo comportamento e dispiaciuto per il male fatto alla ragazza, ma nel contempo ha spesso offerto risposte quanto meno evasive alle domande del presidente della giuria. Richieste di perdono, le sue, che l’avvocato Sofia Padlina, patrocinatrice della vittima, non ha esitato a definire «scuse fastidiose e irritanti». Anche perché durante l’inchiesta che ha fatto seguito all’arresto del 16 settembre 2026, l’imputato non è stato particolarmente collaborativo, cambiando versione a più riprese, mentre in aula si è spesso appellato a ricordi vaghi o del tutto assenti.
Che la relazione tra i due fosse tossica, lo hanno ammesso tutte le parti in causa: imputato, accusa, difesa e accusatore privato. Questo, tuttavia, per la difesa patrocinata dall’avvocato Matteo Quadranti, non è sufficiente a stabilire l’avvenuta violenza carnale. Lo stesso imputato ha ammesso che «ci sono stati atti di violenza, le ho messo le mani addosso e le chiedo scusa. Ma non l’ho mai stuprata e non sarei mai capace di una tale azione».
‘Violento sì, stupratore no’
A ben guardare, il carattere collerico e violento del 28enne sarebbe testimoniato da una lunga serie di messaggini intercorsi tra i due, con pesanti insulti e minacce, così come da alcune registrazioni effettuate dalla vittima quando lui la picchiava («così se dovesse uccidermi ci sarebbe una testimonianza di quanto è successo», ha affermato il pp Akbas citando le parole della donna). Riscontri che la difesa, pur non contestandoli, ritiene non sufficienti a stabilire l’avvenuta violenza carnale: «Nessuno ha visto quanto successo. Siamo di fronte alla parola della vittima contro quella dell’imputato e per quanto attiene al caso più grave, lei non si ricorda praticamente di nulla (al momento della presunta violenza si trovava pesantemente sotto l’effetto dell’alcool, ndr). Lungi da me la tentazione di dipingere il mio cliente come un santo, ma un conto è essere una persona con seri problemi comportamentali tendenti alla violenza, un altro è essere uno stupratore». Secondo Quadranti, d’altra parte, anche l’atteggiamento della vittima non è stato cristallino, come si deduce dalla lettura delle numerose chat e dalle dichiarazioni rilasciate in sede di istruttoria, spesso e volentieri contraddittorie. E per quanto attiene al caso più grave, la difesa ha insinuato il dubbio che possa essere stato montato ad arte: «Quella sera la vittima aveva intenzione di avere un rapporto completo con il mio cliente (circostanza da lei negata, ndr) per poi denunciarlo una volta per tutte». E le chat, sempre secondo la difesa, smonterebbero anche il caso di Losanna, dove i due si erano incontrati nel giugno 2024. Il giorno dopo aver avuto un rapporto sessuale, nei messaggi scambiati tra i due non viene mai menzionata l’idea che si sia trattato di uno stupro. Quadranti ha così chiesto l’assoluzione per tutti i capi di imputazione più gravi, rimettendosi alla corte per quelli “minori” e ammessi, come l’infrazione alla Legge sulle armi per il possesso di un coltello a serramanico e un nunchaku.
‘Dichiarazioni lineari e credibili’
Nella sua requisitoria, il procuratore pubblico Akbas ha tenuto a mettere in evidenza le difficoltà che tutte le vittime di abusi incontrano nel lasciare e denunciare il partner violento. Il fatto poi che il 28enne fosse sempre sollecito nello scusarsi con la compagna per il suo comportamento, assicurandole che sarebbe cambiato, ha reso il distacco ancora più difficile e reso possibile soltanto dall’insistenza di genitori e amiche dopo l’ultimo episodio. «La ragazza è assolutamente credibile e lo dimostra il fatto che ha menzionato anche fatti suscettibili di discreditarla (relativamente a un episodio, ha affermato che il rapporto inizialmente era stato consenziente, ma che dopo un minuto aveva chiesto all’uomo di fermarsi e lui non lo aveva fatto, ndr). Esistono elementi oggettivi, testimoni, audio, chat, referti medici (di un ospedale di Losanna, ndr) a sostegno delle sue accuse. Le dichiarazioni sono sempre state lineari, schiette e chiare e lo psicologo dal quale è in cura conferma come sia soggetta a disturbo da stress post traumatico». Un ritratto antitetico a quello che Sofia Padlina ha dipinto attorno alla personalità del 28enne: «Ha sempre avuto un atteggiamento denigratorio nei confronti della sua compagna. Durante tutta l’inchiesta ha sì ammesso alcune violenze minori, ma ne ha fatto ricadere la responsabilità sulla donna. Lui è il bravo ragazzo, lei quella che lo faceva uscire dai gangheri. Invece, a vivere un anno e mezzo di relazione infernale è stata lei. Secondo i risultati della perizia alla quale è stato sottoposto, lui era in grado di riconoscere il carattere illecito delle sue azioni, che però ha sempre rifiutato di ammettere».
La sentenza verrà resa nota oggi alle 16.30.
LOCARNO E VALLI
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2026-10-09T07:00:00.0000000Z
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