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All’‘assalto’ di Milano, finisce a San Vittore

Protagonista un 18enne di Chiasso, arrestato dentro uno dei negozi depredati. Con lui anche un 17enne, sempre di Chiasso. A ‘incuriosirli’ il tam tam dei social

Di Daniela Carugati e Marco Marelli

Il richiamo dei social lo ha irretito. Il fascino di unirsi a una manifestazione di protesta domenica lo ha convinto, lui 18enne chiassese, a prendere la via per Milano. Dopo essersi mischiato alle migliaia di persone, soprattutto giovani, che protestavano, si è ritrovato davanti al negozio Decathlon di piazza Cairoli; proprio nel momento in cui un gruppo di ragazzi, definiti “facinorosi”, spaccava la vetrina del punto vendita. A quel punto, si è infilato nel varco che una frangia dei manifestanti non autorizzati era riuscito ad aprirsi a colpi di spranga, ed è entrato. Poi è sceso al piano inferiore e si è impossessato di un paio di scarpe, mentre fuori la distruzione continuava. Ed è subito dopo, al piano terreno – quindi in pratica in flagranza di reato –, che in serata lo hanno trovato le forze dell’ordine. Per lui è scattato immediato l’arresto – già convalidato dal giudice – che lo ha condotto in carcere a San Vittore. Con il 18enne a essere chiamato a rispondere di quanto avvenuto è pure un 17enne, sempre di Chiasso, per il quale si procederà, però, separatamente in quanto minore. Le imputazioni contestate sono quelle di devastazione e saccheggio.

‘Gravi indizi di colpevolezza’

L’Ordinanza di convalida dell’arresto firmata dal Tribunale di Milano a carico del 18enne è ora un macigno sulle spalle del ragazzo, che non solo è stato trovato a rubare ed è stato filmato dalle telecamere di videosorveglianza, ma ha cercato di dissimulare il volto indossando prima un berretto, quindi un passamontagna, finendo nel mezzo di una “azione delittuosa collettiva”. Per gli inquirenti non vi sono stati dubbi: nei suoi confronti sussistono “gravi indizi di colpevolezza”, come si legge nell’Ordinanza.

Ammette, ma ‘non si pente’

Accompagnato in Questura per l’identificazione, il giovane – che per le autorità italiane risulta essere incensurato – addosso non aveva niente altro. Del resto, nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, è stato lo stesso ragazzo a raccontare come è arrivato a Milano con un amico – dopo aver saputo della protesta dai social –; come ha visto una massa di persone sfondare la vetrina del negozio; e come si è accodato alla folla che entrava all’interno. Il chiassese ha ammesso pure di aver indossato berretto e passamontagna. In altre parole, ha confermato la ricostruzione delle forze dell’ordine, poi cristallizzata dalle immagini video.

Non ha convinto gli inquirenti, per contro, il suo tentativo di sminuire la gravità dell’episodio, affermando di non aver preso parte all’atto di sfondare le vetrine, ma di aver solo “sfruttato l’apertura di un varco realizzata da terzi”. Agli occhi dell’autorità basta, però, il fatto di essersi unito, in modo consapevole, a coloro che hanno devastato e depredato il punto vendita. Un assalto a cui hanno partecipato in centinaia. Il 18enne ha comunque ribadito di aver preso parte a un’azione, in ogni caso, “potenzialmente violenta”, spinto dalla “curiosità” e “dall’euforia”.

‘Potrebbe rifarlo’

Resta il fatto, come rileva il giudice delle indagini preliminari (gip) Maria Idria Gurgo di Castelmenardo, che nel giovane vi è “l’assenza di qualsiasi forma di pentimento o dispiacere”. Insomma, le modalità operative dell’imputato appaiono “significative di particolare gravità, nonché espressive di una pericolosità sociale del soggetto”. Inoltre, il giovane “potrebbe, in futuro, prendere parte ad analoghi episodi di devastazione e saccheggio”. Parole che hanno pesato sulla posizione del ragazzo: la richiesta della difesa di rinunciare alla custodia cautelare non è stata, infatti, accolta.

In conclusione, l’Ordinanza rimarca altresì come “situazioni di ritrovo di ampie frange di giovani e giovanissimi indotti dai social network a prendere attivamente parte a condotte di dissenso insurrezionale, possono fungere da detonatore esponenziale di violenza”. Il clima, quindi, resta ‘caldo’; l’attenzione al massimo grado.

COMO BLINDATA Perquisite abitazioni

In effetti, per prevenire eventuali manifestazioni violente a Como, annunciate per sabato 24 ottobre su alcune chat, alcuni negozi del centro cittadino sono stati blindati. Inoltre, la Digos del capoluogo lariano, su disposizione del procuratore Massimo Astori, ha svolto un’azione preventiva. Nella notte tra giovedì e venerdì sono state effettuate ventisei perquisizioni nelle abitazioni di giovani, per lo più italiani e quasi tutti minorenni. Tra questi figura anche una giovane delle scuole medie di 13 anni, che su una chat aveva scritto di avere “i cipollotti“, intendendo petardi o bombe carta. Tuttavia i controlli, in questo caso, sono stati negativi. Ingente, invece, il sequestro di tirapugni, lame, passamontagna, mazze, un martelletto frangivetro e diverse riproduzioni di armi, tra cui pistole, fucili tipo Kalashnikov e un fucile a pompa, tutte prive del tappo rosso, a casa del giovane di 22 anni (uno dei pochi maggiorenni) residente nella Bassa comasca, creatore del gruppo WhatsApp contenente le minacce contro la città di Como. Quasi tutti i giovani le cui abitazioni sono state perquisite sono indagati per istigazione a delinquere finalizzata al saccheggio. Le minacce rivolte alla Città, infatti, sono state prese seriamente. Basti dire che sia la Procura di Como che quella dei minori di Milano hanno deciso di raddoppiare i magistrati di turno.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-10-24T07:00:00.0000000Z

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