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Giovani inattivi, arriva ‘Impalco’

Aprirà l’anno prossimo in zona stazione il progetto della Fondazione Il Gabbiano per ragazzi dai 14 ai 18 anni in ‘rottura’ scolastica e formativa

Di Davide Martinoni

Nascerà a gennaio a Muralto, grazie alla Fondazione Il Gabbiano, una risposta concreta alle sempre più numerose situazioni di giovani in “rottura” scolastica e formativa. Si chiama “Impalco”, da “impalcatura” – intesa come struttura temporanea attorno ai ragazzi e al loro sistema di vita, che si inserisce per dare una mano e ricostruire, per poi togliersi – e “palco”, come “tornare sulla scena” grazie ad attività mirate capaci di far riemergere capacità e interessi momentaneamente andati perduti.

«Il progetto è orientato verso i giovani dai 14 ai 18 anni con nessuna formazione o occupazione in corso – spiega a “laRegione” il coordinatore, Gianfranco Cavalli –. I beneficiari ci vengono segnalati dall’AI (tramite le misure di reinserimento), dalla Magistratura (parliamo infatti anche di ragazzi che hanno commesso reati di lieve o media entità) o dalle scuole medie (tramite il sostegno pedagogico)». Si tratta di un modello che la stessa fondazione sta già sperimentando, con successo, a Lugano, con “Secondo Piano”, progetto che vede attualmente la partecipazione di 16 giovani. Questo, quando si era partiti con la prospettiva di accoglierne circa la metà. L’obiettivo specifico, a Lugano e anche nel Locarnese, è tutelare e sostenere gli adolescenti in difficoltà puntando sul benessere personale, la crescita relazionale e lo sviluppo di competenze che possono essere utili per un reinserimento scolastico, formativo o occupazionale.

Mezze giornate in atelier

A Muralto, negli spazi dell’ex Chateau d’Ax (di fronte al cinema Rialto, scendendo verso la stazione) il lavoro viene svolto da diverse figure educative: il coordinatore, che è pedagogista specializzato, tre educatori, più diversi maestri socioprofessionali. «Le attività vengono strutturate su mezze giornate, anche perché diversi ragazzi segnalati rientrano nel campo delle neurodivergenze (disturbo dell’attenzione o dell’apprendimento, eccetera). Queste mezze giornate – dice Cavalli – sono diversificate fra falegnameria, laboratori sulle nuove tecnologie, sport e altro e sono appunto tutte guidate da maestri socioprofessionali, alcuni dei quali tra l’altro già attivi in Midada»; Midada, sempre sotto il cappello della Fondazione Il Gabbiano, si occupa pure della presa a carico, in un’ottica di reinserimento socioprofessionale, di adolescenti e giovani adulti più grandi (dai 18 ai 25 anni) la cui capacità formativa e lavorativa è stata frenata o ostacolata da ragioni personali ed emotive.

Con le autorità al tavolo

Nel Locarnese il progetto è sostenuto dalla Fondazione Drosos, con sede a Zurigo, che lavora su progetti per giovani in tutto il mondo e in Ticino su due in particolare (l’altro è con Pro Juventute) creando anche un tavolo di discussione con le autorità e gli attori del territorio. L’obiettivo è che “Impalco”, a medio termine, riesca a rispondere a un bisogno riconosciuto e sostenuto da tutta la rete.

«Per dare una misura del contesto, stando a quanto emerso dai contatti avuti con i docenti di sostegno attivi nel Luganese vi sono ragazzi con 6-700 ore di assenza scolastica – dice Gianfranco Cavalli –. All’origine di determinate situazioni vi sono in genere famiglie fragili (e infatti una delle figure con cui lavoriamo è una psicologa familiare), la maggioranza delle quali monoparentali e spesso con problemi di povertà materiale. Dobbiamo comunque sempre parlare di un concatenarsi di cause. Una, frequente, è la condizione di disagio scolastico che può portare a un isolamento dal quale poi è complicato uscire. Un servizio come “Secondo Piano” o “Impalco” può sopperire al limite che ha la scuola: non riuscire ad andare a domicilio. Noi lo facciamo, non volendo con questo sostituirci all’istituzione, ma fungendo da suo partner».

La vulnerabilità non risparmia nessuno

Un aspetto interessante sottolineato da Cavalli è che «la vulnerabilità a questo stadio tocca veramente tutti. L’avevo già osservato a “Ithaka”, il centro educativo per minori dove ho lavorato negli ultimi anni. Abbiamo figli di famiglie di ogni strato sociale, proprio perché parliamo di problematiche che sono intrinseche alla società in cui viviamo, a come si è evoluta e a quante sono esistenze e aspettative riposte su questi ragazzi. Gli stessi sintomi li rivediamo nelle piazze della protesta, dove possono manifestarsi anche in modo violento».

La povertà materiale incide

In ogni caso, rileva il coordinatore di “Impalco”, «va detto che un’evoluzione importante del fenomeno sta avvenendo proprio nella direzione di famiglie monoparentali che si trovano in uno stato di povertà materiale, che è una componente sempre più tangibile. Prima si riusciva a lavorare di più sulla relazione familiare, mentre oggi dalle famiglie stesse giunge tutta una serie di problematiche in più come il non riuscire ad arrivare alla fine del mese o avere difficoltà a districarsi nella burocrazia. Diciamo che dopo aver creato il contatto emergono facilmente difficoltà più profonde che vanno affrontate diversamente. Quello che noi possiamo fare è indirizzare verso i servizi. Poi purtroppo vi sono casi in cui le famiglie non si presentano o non ci sono proprio e non possono quindi essere parte di una soluzione».

LOCARNO E VALLI

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2026-11-06T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281698326770476

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