laRegione

L’8 marzo strambo fra ideologie e finanze

Le considerazioni di sindaco e capigruppo in Consiglio comunale sull’esito del voto federale per l’abbattimento del canone e cantonale sull’iniziativa Mps

di Davide Martinoni

Città progressista a geometria variabile: sindaco e partiti si specchiano nel sorprendente ‘sì’ all’iniziativa anti-dumping e nel risicatissimo ‘no’ all’abbattimento del canone Ssr.

“Sì” – rarità in Ticino fra i centri urbani unitamente a Chiasso, con un’altra manciata di piccoli Comuni – all’iniziativa anti-dumping promossa dall’Mps; e “no”, ma risicatissimo, all’iniziativa “200 franchi bastano”. Sul voto certamente non banale di Locarno c’è ampia materia per libere interpretazioni di carattere politico e sociologico. Un tema di discussione riguarda un apparente paradosso: da una parte abbiamo una posizione progressista come quella delineata dall’auspicio di nuove e più incisive misure per combattere il dumping salariale laddove il peso del frontalierato è sì significativo, ma certamente non estremo come può esserlo al confine sud; dall’altra un voto quantomeno critico sul servizio pubblico radiotelevisivo (un esiguo 50,64% di “no” all’iniziativa sul canone, contro il 53% ticinese e il 62% nazionale), la cui presenza forte è il cavallo di battaglia per antonomasia proprio del fronte progressista. Senza dimenticare la specificità locarnese di città del cinema e dell’audiovisivo, che nei confronti di “mamma Ssr” dovrebbe dimostrare ben altro riguardo rispetto a quanto scaturito dalle urne. Ma magari, vien da pensare, il tutto si riduce a un discorso meramente economico così come sdoganato dalla destra (e in questo caso, aggiungiamo, c’è veramente da preoccuparsi).

Per leggere le cifre attraverso le lenti delle diverse correnti politiche, “laRegione” ha sentito i capigruppo in Consiglio comunale, oltre al sindaco.

Nicola Pini si fa portavoce della reazione del collegio municipale che dirige: «Ne abbiamo parlato brevemente in Municipio e crediamo che il minimo comune denominatore per l’interpretazione dei due risultati a Locarno sia la preoccupazione per la situazione economica generale, così come la composizione socio-economica della Città. A pesare sulla prima c’è forse anche la percezione di una certa distanza della Rsi dal Locarnese, anche se questa distanza non è forzatamente reale. A ogni modo, il “no” all’iniziativa sul canone – anche se di misura – è comunque un buon segno e va nella direzione auspicata anche dal Municipio. Per noi è uno stimolo a creare ancora più sinergie e ricadute sul territorio cittadino nel settore dell’audiovisivo, nel quale stiamo investendo molto. E soprattutto, più in generale, uno stimolo a trovare il modo di rafforzare il reddito della nostra cittadinanza».

‘Il costo della vita pesa’ ‘Necessario rafforzare il substrato fiscale’

La voce della Sinistra Unita è quella di Francesco

Albi, che ragiona sul «margine risicatissimo con cui l’iniziativa anti-Ssr è stata bocciata: quasi un locarnese su due, in una città che punta sull’audiovisivo, ha votato per tagliare il canone. Questo risultato non segna tanto una disaffezione verso il servizio pubblico, quanto, credo, un messaggio preciso: il costo della vita pesa e il potere d’acquisto delle famiglie non può essere ignorato». Si tratta di una lettura che, per Albi, «trova conferma negli altri voti. Locarno ha approvato l’iniziativa contro il dumping salariale (respinta nel resto del cantone) chiedendo maggiore tutela per i salari; ha detto “sì” all’imposizione individuale (respinta in Ticino), premiando la parità economica e di genere; e anche sul fondo per il clima il “no” cittadino è stato meno netto che altrove. Nel loro insieme, questi risultati dipingono una città che difende il ruolo pubblico nella tutela dei redditi e dei diritti, ma che al contempo chiede alle istituzioni di essere più vicine alle difficoltà quotidiane delle famiglie, a partire dal costo della vita».

Dal fronte liberale-radicale, il portavoce in Legislativo e presidente sezionale Stefano Lappe considera che «il risultato di Locarno riflette anche una certa fragilità economica di una parte della popolazione. Come Plr stiamo lavorando per rafforzare la solidità economica della città, rendendola più attrattiva per nuovi contribuenti e nuove attività. Se da un lato il voto è un campanello d’allarme sociale, dall’altro conferma quanto sia necessario ampliare e rafforzare il substrato fiscale della città: una base economica più solida si riflette inevitabilmente anche nelle sensibilità espresse nelle urne». Il “no” di strettissima misura al taglio draconiano del canone «è segno che molti cittadini sentono la pressione dei costi fissi. Allo stesso tempo, il cittadino locarnese non percepisce – comprensibilmente – ancora Locarno come un vero polo dell’audiovisivo: si riconosce soprattutto nel Festival, vissuto più come simbolo identitario della città che come realtà intrecciata con la Ssr».

Barbara Angelini Piva, capogruppo del Centro, ritiene che «la scelta di respingere l’iniziativa sul canone radiotelevisivo e, allo stesso tempo, sostenere quella cantonale contro il dumping salariale, mostra due sensibilità diverse ma coerenti con la realtà locale. Dire “no” al taglio del canone significa difendere l’identità di Locarno come città dell’audiovisivo e un ecosistema culturale ed economico che vive anche grazie a un servizio pubblico forte. Il “sì” all’iniziativa anti-dumping, invece, riflette una preoccupazione molto concreta per il mercato del lavoro locale, percepito come fragile in un’area di confine. Insieme, questi due esiti raccontano una città che protegge le proprie risorse culturali e sostiene misure considerate essenziali per il suo tessuto socio-economico». Quanto all’apparente paradosso di cui sopra, «in realtà – afferma Angelini Piva – credo si tratti della coesistenza di due razionalità diverse all’interno dell’elettorato. Personalmente, non me la sento di definirla incoerenza. Come detto, il mercato del lavoro è fragile e la pressione sulle piccole e medie imprese locali spinge l’elettore a proteggere quella che percepisce come la propria stabilità economica (vera o presunta, è da vedere); quanto al canone, una parte dell’elettorato lo considera, credo un po’ frettolosamente, un costo puro e semplice. Proprio poiché il tessuto fiscale di Locarno è delicato, l’elettore tende da un lato a ridurre ciò che pesa sul portafoglio e dall’altro a difendere i salari. Non parlerei quindi di paradosso, quanto di incontro fra prudenza economica e stabilità sociale».

‘Dumping da non sottovalutare’

«Forse è sbagliato pensare che il dumping salariale sia meno presente a Locarno che a Chiasso – dichiara Marko Antunovic, per i Verdi del Locarnese –. Se il sostegno è andato ben oltre la frangia progressista, il tema è sentito e riconosciuto dalla nostra popolazione. E forse per la stessa ragione il sostegno alla nostra radiotelevisione è stato risicato. Quando si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, si colgono le proposte come la diminuzione del canone, più come occasione per risparmiare che come una posizione di chiusura. È importante cogliere questi messaggi. Per questa ragione è irresponsabile da parte del governo cantonale temporeggiare nell’implementare l’iniziativa del 10% sulla cassa malati votata dalla popolazione lo scorso settembre». Infine, è decisamente laconico il commento di

Bruno Bäriswyl (Lega-Udc-Indipendenti): «Locarno è una città liberal-socialista e ragiona come i grossi centri verdi-socialisti: il settore dell’audiovisivo è considerato interessante, ma la verità è che sta in piedi soltanto poiché ultra-sussidiato».

PRIMA PAGINA

it-ch

2026-03-12T07:00:00.0000000Z

2026-03-12T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281702621220103

Regiopress SA