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Per il 14enne già alla Farera doppio ricovero ospedaliero

La mamma: ‘Troppi medicamenti, non ne possiamo più’

D.MAR.

«Mio figlio è finito all’ospedale di Bellinzona, in terapia semi-intensiva. Prima era stato trasportato al Civico di Lugano, dove mercoledì ho potuto visitarlo ma solo alla presenza della polizia di Noranco, visto che c’è un’inchiesta in corso. Non ce la faccio più io e figuriamoci come si sente lui: ha 14 anni e sta subendo le conseguenze di una terapia da farmaci che le istituzioni che lo hanno in carico gli stanno somministrando».

Non ha più forze, la mamma del ragazzino coinvolto nell’inchiesta condotta da Ministero pubblico e Magistratura dei minorenni e che riguarda le angherie nei confronti di uno o più minorenni, commesse da un gruppo di “over” e “under” 18 anni, che dovranno rispondere di reati contro l’integrità della persona.

Uno dei presunti autori della o delle spedizioni punitive è appunto il 14enne che era rimasto per 28 giorni alla Farera, poi era stato trasferito alla Cpc di Mendrisio e infine nell’Unità di cura pedopsichiatrica di Stabio, dove però sarebbe stato sottoposto, secondo la mamma, «a un trattamento farmacologico tanto spinto da determinarne uno scompenso importante che ha costretto a un doppio trasferimento»: prima all’Ospedale Civico di Lugano, poi, come accennato, a quello di Bellinzona.

«È pazzesco – aggiunge la donna –, mio figlio è irriconoscibile. L’ho trovato debole, non riusciva neppure a parlare, doveva essere idratato. Lunedì aveva vomitato e nessuno mi aveva detto nulla. Sembra fosse dovuto a un abuso di pastiglie. Adesso lo starebbero disintossicando da tutto, ma la situazione è finita fuori controllo».

Per conto della donna, pertanto, alle Arp di Biasca (anche se la madre risiede nel Locarnese) ha scritto il suo legale avvocato Mario Branda, parlando di “progressivo aggravamento delle condizioni di salute psico-fisica” del ragazzo, “forse dovuto anche al pesante trattamento farmacologico cui sarebbe stato sottoposto”. Il legale nota che “appare evidente che l’autorità (penale e civile) sta incontrando viepiù difficoltà ad assicurare la tutela cui il ragazzo 14enne, pur oggi imputato di gravi reati, avrebbe normalmente diritto”.

La richiesta alle Arp e alla curatrice del giovane è di “intervenire presso le competenti istanze penali per verificare la presa a carico del giovane”. In favore di quest’ultimo, ricordiamo, si era mosso personalmente il presidente del governo Claudio Zali, conoscente della madre. Non essendoci per il ministro una legittimazione sulla base delle specifiche competenze istituzionali, il caso, fatto emergere da “laRegione”, aveva suscitato un vespaio politico e fatto attivare l’Alta vigilanza.

LOCARNO E VALLI

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2026-07-03T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281702621449505

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