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I palazzi cittadini parlano di arte

Il progetto Urban Art svela la quarta edizione e sbarca a due passi dal centro con i murales colorati di Sufiane WallArt e le sue quattro stagioni

Di Daniela Carugati

Graffitari e bombolette spray solo qualche anno fa erano da tenere a distanza. I segni grafici spruzzati sui muri delle presenze da cancellare. Negli anni, però, l’arte di strada ha saputo conquistarsi una sua identità riconoscibile e soprattutto uno spazio nelle nostre realtà cittadine. Da sud a nord in Svizzera oggi gli interventi degli ‘street artists’ hanno, di fatto, dato vita a una vera e propria galleria d’arte all’aperto. Giusto alla porta meridionale del Paese, a Chiasso, dal 2023 un progetto voluto dal Comune, Urban Art Chiasso, sta aiutando a riscoprire la cittadina, dando visibilità a giovani artisti venuti anche da lontano. Tutto ciò nel solco di un fenomeno sociale e culturale che ha restituito colore – e in alcuni casi anche dignità – a tanti angoli urbani, spesso dimenticati o messi ai margini. Per la sua quarta edizione, poi, gli sforzi si sono moltiplicati, grazie al talento di Sufiane WallArt e al sostegno di un mecenate. Un imprenditore ticinese che ha deciso di restare anonimo.

Quattro stagioni, quattro murales

Ieri, in pieno centro città, si è svelato il primo dei quattro murales che occhieggeranno dalle facciate di due edifici al centro di un’operazione di ristrutturazione, lì in viale Volta 4A e via degli Albrici 7. Raffigura l’inverno, identificato in un paesaggio silente e, in particolare, in un pettirosso che ci guarda dall’altro. Il filo conduttore dell’intervento del 34enne Sufiane WallArt, originario del Marocco e giunto in Italia all’età di 10 anni, innamorato della pittura e della natura, sarà infatti quello delle quattro stagioni, riprodotte in formato gigante. Una dopo l’altra prenderanno forma sulle pareti nord e sud dello stabile di viale Volta (con l’inverno, l’autunno) ed est e ovest di quello di via degli Albrici (primavera ed estate). Una volta di più, quindi, il paesaggio urbano chiassese cambierà volto e sguardo, andando ad arricchire la collezione d’arte a cielo aperto inaugurata tre anni or sono dalle cicogne in volo di Truly Design all’ex Gambrinus e via via ampliata dai lavori di Mona Caron al Tertianum Comacini, Sir Taki in via Odescalchi, Atentamente una fresa all’acquedotto Prà Tiro, Ciclope al Centro giovani e Atte, sino ad Andrea Ravo Mattoni, l’anno scorso, con la sua Venere al 109 di Corso San Gottardo. Senza dimenticare il gruppo di giovani artisti locali che poco distante, sempre in viale Volta, ha ravvivato il campetto ‘Mosaico’.

‘Un valore in più per il territorio’

L’amore per le opere murarie di Chiasso, del resto, viene da lontano, come ricorda il sindaco Bruno Arrigoni, presente con altri due municipali, Luca Bacciarini e Stefano Tonini. In fondo la prima, fa memoria, ci riporta al 1936 e al murale di Carlo Basilico sul retro del Cinema Teatro, vero antesignano. «Per noi queste opere rappresentano un notevole valore aggiunto, capace di dare risalto a molti edifici e di valorizzare il territorio – rimarca il sindaco –. Il nostro obiettivo, infatti, è di aggiungerne ogni anno un paio in più; e sin qui ci siamo riusciti». Sinora, si aggiunge Silvia Passiglia, caposezione Pianificazione del Comune, questi interventi hanno dato modo di «migliorare e rendere interessanti palazzi e quartieri». In questi anni Chiasso sta coltivando, d’altro canto, pure un’altra aspirazione: rendere fruibile a tutti l’arte. Si inserisce nel solco di questa ambizione pure il Museo diffuso di arte pubblica, inaugurato nel 2025 per il quindicesimo anniversario del Centro Culturale Chiasso. «In effetti, ci siamo dati l’impegno di creare un tour dei murales per attrarre chi nel mondo è appassionato di quest’arte – conferma Francesca Cola Colombo, coordinatrice del progetto –. Urban Art Chiasso, d’altra parte, è importante per il ritorno di immagine della cittadina, veicolata tramite i canali social e le riviste specializzate. E al contempo possiamo dire di aver portato fortuna agli artisti coinvolti. Non solo, tramite i Servizi sociali comunali si è promossa la figura dei Ciceroni dell’arte urbana. Una iniziativa che attraverso il dialogo con l’arte favorisce anche l’integrazione, accanto ai corsi di italiano per migranti».

Dal talento giovanile alle facciate

La stessa storia personale di Sufiane WallArt è emblematica. Sbarcato in Italia da bambino – oggi vive a Cairate, poco lontano dalla frontiera –; cresciuto con una passione innata per il disegno; e diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Girovagando per l’Europa, poi, ha capito di aver avuto «sempre l’idea di far parte di un progetto come quello di Chiasso – ammette –. E oggi ne ho l’opportunità». Una possibilità che ha fatto sua – lavora in solitaria – regalando alla cittadina forti contrasti cromatici nella sua particolare interpretazione della natura.

Come mai questo amore per il paesaggio?, gli chiediamo all’ombra del suo primo murale. «Da tempo – ci risponde Sufiane WallArt – sono appassionato di trekking. Da lì ho sempre preferito dipingere animali o paesaggi piuttosto che elementi urbani o geometrici. Nel corso delle mie passeggiate mi capita di scattare delle foto di scorci che poi mi piace riprodurre. Disegnare, ad esempio, il pettirosso è stata la parte più divertente. Certo li ripropongo a modo mio». Il talento di Sufiane ha trovato la sua strada dopo un percorso formativo tradizionale («Ho cominciato su tela»). Un cammino che l’ha portato poi a dipingere su una parete. «Ho iniziato per gioco – ci racconta – ed è diventata la mia strada. In realtà lavoro più per interni, poi negli ultimi anni sono intervenuto anche su delle facciate. Come è stato il caso, di recente, a Pavia in un contesto bucolico: in mezzo ai vigneti. Il risultato è stato quasi mimetico». A essere magnetici per Sufiane sono pure i colori della natura. «Tratteggiare un cielo azzurro con le nuvole per me è emozionante». Sino a qualche tempo fa chi dipingeva sui muri non era benvisto, oggi la vostra arte è parte integrante del paesaggio urbano: che effetto fa? «In effetti, questi interventi erano un po’ malvisti – ci conferma Sufiane –. Posso dire che i miei inizi li devo ai social, che in questo ambito, va detto, aiutano molto. In buona sostanza sono un veicolo pubblicitario visivo». Di fatto, hanno contribuito a sdoganare la ‘street art’. «Sino a 8-10 anni or sono, quando è nato Instagram, quando parlavi di murale, la gente proiettava nel suo immaginario i graffiti. Infatti, grazie ai social ho potuto avere visibilità e farmi conoscere con il mio lavoro». E l’arte di strada lo ha portato a Chiasso.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-07-16T07:00:00.0000000Z

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